Come li facciamo questi benedetti auguri per il nuovo anno? Prima di tutto, è una tradizione del mio blog: sarò ripetitiva, ma li ho sempre fatti e continuerò a farli, perché i blog vivono anche di piccoli riti, che hanno il pregio di rassicurarci.
Nel salutare l’anno che sta per dirci addio e il nuovo che sta arrivando, non voglio usare toni solenni perché, nel mio immaginario, una certa solennità, mista a sobria eleganza, spetta soltanto al Natale. Però, come ho detto, questi auguri voglio farli e allora comincio dall’ovvio, da ciò che è scontato: auguri per un 2026 sereno e benevolo, in cui poter realizzare qualche progetto importante e risolvere in maniera positiva i problemi che si presenteranno.
Ma tengo molto anche a un altro genere di auguri. Auguro a tutte e a tutti di trascorrere San Silvestro e il primo gennaio in pace e in buona compagnia, cioè senza persone tossiche intorno. Auguro a chiunque passi su questo blog di non sentirsi costretto a festeggiare se non lo desidera, di non sentirsi obbligato a uscire, a partecipare a cenoni o a riunioni mal riuscite: si può trascorrere un fine anno bellissimo anche in una compagnia molto ristretta o da soli.
Sono giorni particolari, questi, giorni che hanno una vita propria, un colore indefinibile permeato dal senso dell’attesa, con il 2025 che volge al termine e suscita domande, interrogativi, sentimenti contrastanti.
Gli ultimi giorni dell’anno sono un tempo sospeso, quasi rarefatto, e spesso parlano al cuore più che alla ragione. Sono pervasi da un senso di mistero, da un caotico intreccio fra passato, presente e futuro molto difficile da sondare, perché a incontrarsi sono le memorie e gli auspici per ciò che verrà.
Gli auspici, già. Quando non si è più giovanissimi, cambiano forma e contenuto, si ridimensionano, ed è giusto così. Molte persone care sono scomparse, alcune amicizie sono andate perdute, certi progetti sono sfumati, tanti enigmi sono stati risolti; e, allora, all’avvicinarsi del nuovo anno speriamo di stare bene, cioè in buona salute, e di riuscire a risolvere i problemi che incontreremo. Speriamo, in breve, che il nuovo anno sia abbastanza clemente, perché i tempi degli auguri mirabolanti sono finiti.
Ma la quiete, la quiete è impagabile. Se il tempo dei facili entusiasmi si è concluso, emerge però la saggezza legata alla riflessione, alle scelte consapevoli e al piacere dell’intimità. È la gioia, calda e rassicurante, che nasce dall’aver chiuso tante porte, dall’aver cura di sé e del proprio valore, dall’aver assegnato a cose e persone il posto che spetta loro, senza finzioni e ipocrisie. E gli ultimi giorni dell’anno, giorni sospesi e in parte indecifrabili, diventano allora un intermezzo di pace, un conforto – la casa serena e luminosa e il gelo fuori, lontano da noi.
Durante il periodo natalizio, amo “addobbare” il blog con immagini e colori caldi, vivaci, che evocano atmosfere fiabesche. È un Natale idealizzato ma necessario, un sogno scintillante che ha il compito di rasserenare e distogliere, anche soltanto per qualche minuto, dalla prosaicità del nostro vivere giorno dopo giorno.
Scelgo di rappresentare il Natale in questo modo perché abbiamo bisogno di sogni e soprattutto abbiamo bisogno di colori, ancora di più in questo periodo storico in cui i colori ci vengono sottratti in tutti i modi possibili. Anche nell’universo della moda e degli arredi viene attribuito notevole risalto ai tonineutri – il nero, il bianco, il grigio -, che una certa narrazione definisce come i più eleganti e sofisticati, un trionfo di perfezione e di armonia ineguagliabili.
La realtà, però, è un’altra. Per fortuna il mondo intorno a noi non è dominato soltanto dai colori neutri: come vivremmo se fossimo circondati solo dal nero, dal bianco, dal grigio e dal beige? Nessuno pensa mai a questo? L’autunno e la primavera ci stupiscono con la ricchezza delle loro straordinarie sfumature, che nessuna persona dotata di buon gusto definirebbe ineleganti. Poi c’è l’inverno, è vero, che è la morte dei colori; ma l’inverno è una parentesi, una fase che ha un inizio e una fine, un intermezzo necessario ma limitato nel tempo.
Nell’insieme, il mondo è a colori e tale resterà a dispetto delle mode e del marketing, a dispetto di quest’epoca che sminuisce emozioni, passioni e sentimenti, e che ci vuole grigi, algidi e tristi. Soprattutto algidi, e lo testimonia anche Pantone che ha scelto il bianco come colore dell’anno 2026. Per renderlo appetibile, Pantone l’ha chiamato Cloud Dancer e l’ha definito un bianco sublime, la cui presenza ariosa trasmette una sensazione di calma e pace, in un mondo rumoroso. Mi rifiuto di perdere il mio tempo prezioso a commentare questa scelta, che però non mi stupisce ed è in linea con lo spirito dei tempi.
Io, però, non intendo seguire lo spirito dei tempi e il mio blog, che è saggio, continuerà a vestirsi di mille colori, quei colori che il mondo della Natura ci dispensa con tanta generosità.
Stavolta sono stata pessima: l’ultimo post del blog risale al primo dicembre e perciò mi sento quasi imperdonabile. Ma provo a giustificarmi: ho avuto l’influenza, sono stata male e la condizione fisica mi ha resa un po’ mesta, poco incline alla scrittura e ad altro. Ma non è soltanto questo il problema. Negli ultimi tempi sono diventata troppo pignola, troppo critica e perfezionista: vorrei scrivere, le idee non mi mancano, ma mi lascio trascinare da troppi dubbi, tante domande, e mi chiedo se faccio bene a parlare di un determinato tema, se un certo post può essere interessante o meno e altre amenità. Considerando che siamo a fine anno e che questo è un momento di bilanci e buoni propositi, credo che il mio prossimo passo sarà quello di recuperare la mia naturale spontaneità e ricominciare a scrivere nel modo consueto, come ho sempre fatto, cioè con leggerezza, grazia e senza crearmi problemi inutili.
Torniamo, quindi, alle solite tradizioni e cioè agli auguri di Natale. Oggi li faccio volentieri perché la giornata, nel mondo là fuori, è squallida, gelida e disperata: il freddo è terribile, e il vento e la pioggia non ci danno tregua; così, l’unico modo per non lasciarsi sopraffare è starsene in casa, farsi avvolgere da colori caldi e intensi come il rosso e l’oro dell’albero e degli addobbi, e tentare di vivere queste giornate di festa serenamente. Per quanto possibile, almeno.
E allora Buon Natale 2025 a coloro che passeranno sul blog: che sia una festa tranquilla, ricca di pace e di pensieri dolci. Voglio anche dedicare un saluto e un augurio particolarmente affettuoso a tutte le persone malate e a quelle che, per varie ragioni, sono o si sentono sole: che il Natale possa regalare loro quiete, armonia e un nuovo inizio.
Il mese dell’autunno profondo, quello che ti trafigge il cuore, ci ha salutato. Non è un addio, per nostra fortuna, poiché fra un anno tornerà a farci visita; ora, però, ha terminato il suo compito ed è giusto che vada a riposarsi, lasciando che sia dicembre a farci compagnia.
Nel mio post dedicato ai dodici mesi dell’anno, ho definito dicembre grigio, consapevole, scontroso, solenne. C’è qualcosa di duro, qualcosa di aspro e disturbante in dicembre, un sapore amarognolo che convive, però, con intermezzi di dolcezza e parole tenere e soavi. È il mese tetro in cui il freddo si fa pungente e le giornate, ormai fragili, debilitate e stanche, non sanno resistere alla furia dell’oscurità: è un momento delicato, è il lento, struggente congedo dell’autunno e l’ingresso della stagione invernale.
Nessun mese incarna l’idea del passaggio tanto quanto dicembre, che segna la transizione fra l’autunno e l’inverno e reca con sé la fine dell’anno: sono due metamorfosi decisive, due mutamenti importanti cui si accompagnano ansie, aspettative e un’altalena di emozioni sconcertante. E poi, come se non bastasse, a coronamento di tutto dicembre ci regala la festa più solenne dell’anno, la più invadente, scintillante e colorata, una ricorrenza magnifica e terribile nello stesso tempo: il Natale. Non stupisce, quindi, che dicembre sia un mese molto stressante e frenetico, amato e odiato in egual misura, un mese che non può lasciarci indifferenti.
Per quanto mi riguarda, dicembre mi attrae e mi respinge nello stesso tempo. Quando comincia, vivo dentro di me il lutto silenzioso della fine dell’autunno, che mi affligge e mi lascia sempre qualche rimpianto, la sensazione di non aver vissuto pienamente ottobre e novembre, di non aver potuto dedicare loro tutte le attenzioni che avrebbero meritato; ma avverto anche un poco d’ansia legata alla nuova stagione, al gelo che verrà a farci visita, e mi chiedo cosa porterà l’inverno, quali saranno le incognite che dovrò affrontare.
Talvolta penso che a dicembre sarei felice di andarmene in letargo, di chiudermi in una calda, luminosa tana tutta per me – piccola, confortevole e morbida – e attendere serafica che questo mese faccia il suo corso, e che in malora se ne vadano lo scompiglio dei giorni frenetici e delle feste, e anche il freddo assassino che non vorrà risparmiarci. Ma in letargo io non posso andare e allora mi faccio coraggio, chiamo a raccolta tutte le mie forze e affronto dicembre con animo intrepido, volontà ferrea e un certo elegante grado di sprezzatura.
E adesso a noi, ché non dobbiamo perdere le buone abitudini, quei riti minuscoli e rassicuranti che formano l’anima di questo blog. È il caso della famosa lista dei desideri che ci accompagna al principio di ogni mese:
E tu come vorresti che fosse dicembre? Che cosa ti aspetti da lui?