Giorni sospesi

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Gli ultimi giorni di dicembre, insieme ai primi di gennaio, sono sempre stati, per me, giorni speciali, magici, diversi da tutti gli altri. Giorni sospesi, quasi evanescenti, giorni percorsi da un silenzio a tratti irreale, probabilmente perché sono un passaggio, un momento di riposo tra una festa e l’altra, la quiete dopo l’allegria, la sobrietà dopo l’eccesso. E l’inverno, con la sua furia e i suoi colori scuri, contribuisce a regalare a questo periodo una strana bellezza, inquietante ed estrema.

In questi giorni sospesi tra il vecchio e il nuovo anno, la nebbia, l’oscurità e la neve attutiscono le voci, le grida e i rumori molesti; lungo le strade, le persone appaiono più calme nonostante il gelo, persino più serene e in cerca di svago.
Sono giorni di riposo e di riflessione, di bilanci e di auspici, di allegria e di malinconia al tempo stesso. Sono giorni in cui ci si possono permettere una lentezza in altri momenti sconosciuta, alcune pause salutari, qualche passeggiata nel silenzio ovattato di un parco invaso dal bianco della neve appena caduta.

Sono i giorni in cui, senza fretta, si può ammirare l’inverno attraverso i vetri di una finestra chiusa, e afferrarne i meravigliosi toni cupi fino a perdersi completamente in essi.

  1. Perfetto, concordo.
    Se ti capita, vai a Boscoreale di Piandelagotti, noleggia un paio di sci di fondo e lasciati andare. Là c’è la pace, la semplicità e la natura!
    Ciao, Giorgio.

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