Di freddo e dicembre

Sono giornate freddissime ma limpide, come capita spesso all’inizio di dicembre. Nel tardo pomeriggio, uscirò per andare alla ricerca di alcuni regali. Sarà buio, sarà già notte e il freddo accompagnerà la mia passeggiata. Preferirei un’altra compagnia, meno aggressiva e più docile, come le nebbie autunnali non troppo fitte, gli umori incerti di ottobre, le quiete malinconie dell’inizio di novembre: la dolcezza al posto dell’arroganza, la delicatezza al posto dell’invadenza.

Ma la stagione è un’altra e bisogna sopportarla. Si tratta di chiamare a raccolta tutta la propria forza interiore per sfidare il gelo e l’oscurità. In fondo, le feste giungono anche per questo.

L’inverno, la nebbia e il blogger-filosofo

In  queste  giornate  gelide, è  la  nebbia  a  dominare  sulla  città, una  nebbia  molto  fitta, tanto  fitta  che, quando  cala  la  sera  intorno  alle  diciassette  del  pomeriggio, si  ha  la  sensazione  di  vivere  in  una  dimensione  metafisica, oltre  il  tempo  e  lo  spazio, e  si  fatica  a  distinguere  le  forme  di  cose  e  persone.  Non  è  una  situazione  così   frequente, d’inverno, almeno  qui  in  città: in  genere  la  nebbia  è  più  sfumata  e  meno  persistente. Quest’anno, invece, ha  deciso  di  stupirci  e  di  mostrarsi  in  tutto  il  suo  vigore, in  una  sorta  di  eccesso  di  vanità. E  di  sera, con  le  illuminazioni  natalizie  delle  vie  del  centro, bisogna  ammettere  che  ha  un  certo  fascino.

Scrivere  ora, di  notte, in  una  stanza  calda,  mentre  fuori  si  vedono  a  malapena  i  lampioni  immobili  lungo  la  via, è  molto  piacevole: è  un  momento  di  riposo, di  calmo  divertimento  e  di  bei  pensieri.  D’altra  parte, un  blogger  incallito  scrive  sempre, con  le  intemperie  o  senza, nelle  afose  giornate  estive  e  nelle  freddissime  serate  invernali. Il  blogger  intrepido  sfida  le  stagioni, gli  eventuali  acciacchi  e  gli  anni  che  corrono  via, sapendo  di  dover  intrattenere  i  viandanti  che, percorrendo  l’immenso  spazio  della  Rete, si  fermano  anche  solo  qualche  minuto  per  riposare  o  pensare  o  trovare  qualcosa, qualsiasi  cosa. In  un  certo  senso, il  blogger  svolge  un’azione  terapeutica. Si  sa, tutto  dipende  dal  genere  di  blog, dal  carattere  dell’individuo che  scrive, dal  tipo  di   post  e  dalle  circostanze; però, è  vero  che  talvolta  il  blogger  diventa  una  specie  di  psicologo, uno  psicologo  sui  generis, dall’aria  molto  informale, un  po’  casalinga  e  perciò  gradita. Al  blogger  ben  disposto  e  comprensivo  si  possono  confidare  pensieri, sfoghi  e  piccole  stravaganze. Il  blogger-psicologo-e-filosofo, conscio  della  complessità  dell’esistenza  e  incline  a  non  giudicare  con  leggerezza, sa  che  basta  poco  per  suscitare  un  po’  di  allegria, per  regalare  qualche  emozione  e  per  fare  un  po’  di  compagnia. Magari  poca, pochissima  compagnia, perché  i  mezzi  a  sua  disposizione  sono  molto  limitati; eppure, qualcosa  ogni  tanto  può  fare.

E  io, che  mi  autodefinisco (con  presunzione?)  blogger-filosofa,  cosa  faccio? Be’, mentre  fuori  la  nebbia  sembra  inghiottire  cose  e  persone, sto  pensando  a  quanto  sia  gradevole, con  questo  clima, il  rito  del  tè  pomeridiano:

tè

Da  prendere  con  calma, quando  non  si  ha  la  necessità  di  correre. Da  assaporare  lentamente, sprofondando  nel  colorato  mondo  dei  sogni  a  occhi  aperti.  E  guai  a  chi  disturba: nessuna  pietà  per  i  seccatori. 😀

Il tè e le rose

Il  sole  generoso  di  queste  ore  è  un  richiamo  a  pensieri  lievi, fatti  di  fiori  e  di  verde  senza  fine. Maggio  è  la  primavera  nel  pieno  del  suo  splendore: sicura  di  sé, quasi  spavalda, priva  dei  tanti  capricci di  marzo  e  delle  improvvise  timidezze  di  aprile.

In  queste  giornate  di  luce  e  di  risate  non  troppo  sommesse, le  rose  non  sono  soltanto  un  pensiero  o  un  ornamento, ma  una  compagnia  dolce, misteriosa  e  indulgente. Su  un  tavolo, all’ora  del  tè, raccontano  emozioni  e  ricordi  di  giardini  percorsi  dai  segreti  del  cuore.

Oltre l’immenso


Riprendo a scrivere dopo dieci giorni di lontananza dal blog, e lo faccio di notte, una notte molto silenziosa. I pensieri sono tanti, fuggono veloci come il vento, scompaiono, ritornano, s’intrecciano e s’avvolgono in una danza vorticosa che sembra voler continuare all’infinito.

A volte la serenità è una presenza strana. Non disdegna la compagnia delle ombre, degli angoli bui, dei fiori appassiti, delle nebbie nel cuore.
E poi guardo in alto, oltre l’azzurro, oltre l’immenso.