Diario di un sabato di fine autunno

autunno23

Ho  appena  terminato  di  fare  l’albero  di  Natale – quello  grande –  e  di  disporre  in  casa  altri  vari addobbi. Mi  manca  ancora  l’albero  più  piccolo, ma  rimando  quest’incombenza  all’otto  dicembre.

Eh  sì, siamo  arrivati  a  dicembre, al  primo  mese  d’inverno. Il  freddo  è  pungente, ma  l’atmosfera  è  ancora  autunnale: è  l’autunno  che  sta  morendo  adagio  e  che, mentre  si  congeda, dispiega  ancora  i  suoi  tanti  doni. Come  sempre, è  stato  troppo  breve; come  sempre, ci  sembra  di  non  averlo  vissuto  in  pieno, di  aver  perso  qualcosa  mentre  le  giornate  fuggivano  via  una  dietro  l’altra, sempre  più  diafane  e  malate, sempre  più  stanche  e  pensose.

Il  passaggio  al  Natale – perché  dicembre  non  è  altro  che  una  lunga, estenuante  preparazione  al  Natale – è  un  po’  faticoso, almeno  per  me, perché  è  un  trapasso  dalla  calma, elegante  sobrietà  dell’autunno  agli  eccessi  di  un  periodo  festivo  che  sembra  non  dover  terminare  mai. Ho  sempre  pensato  che  sia  opportuno  difendersi  da  tutto  questo  trambusto, ossia  viverlo  nel  miglior  modo  possibile  senza  però  caderne  vittime, senza  lasciarsene  travolgere.

Ma  intanto  cominciamo  ad  abituarci  all’inverno.

  1. Sì l’ albero addobbiam ! Con le sue sfere,
    i pacchettini, le stelle ed il puntale,
    la neve finta che sembri naturale,
    per passa lì pacate …. e dolci sere !

    Poichè il Natale è già qui, santo e puntuale,
    da festeggiar comunque con preghiere,
    in esse ricordando, tale e quale,
    chi resta e chi perdemmo ! E in primavere,

    facciam che la Memoria sia usuale :
    quelle persone son pie e sincere,
    ci mancan tanto, non staranno male
    ci piacerebbe ancor … poterle avere !
    😀

    • Le feste natalizie mettono tristezza perché ci si sente in ‘obbligo’ di divertirsi e stare bene; inoltre, sono le feste familiari per eccellenza e allora, se si hanno problemi in famiglia – più o meno gravi -, se i propri cari non ci sono più, se si è costretti a ipocrite riunioni e così via, la malinconia si fa sentire.
      In sintesi, il problema è l’inevitabile scollamento fra il Natale ideale e il Natale reale.

      • Mah…. io penso che sia dovuto anche al semplice fatto di avere del tempo libero e non poterlo usare come nel resto dell’anno: in inverno si è più “raccolti” e le feste di natale sono più…”giornate da famiglia”… insomma gli altri sono tutti già impegnati…. e il freddo e il buio non aiutano a trovare alternative.

        Anche quello che dici tu è vero, ma comunque un po’ inevitabile: che qualcuno prima o poi venga a mancare è inevitabile, che si invecchi e le cose cambino è inevitabile.

        Penso che lo “scollamento” ci sia da………da quando finisce l’infanzia.

        • in inverno si è più “raccolti” e le feste di natale sono più…”giornate da famiglia”…

          Appunto: come ho scritto prima, queste sono feste familiari, volenti o nolenti. Quindi non hai molte alternative, non puoi usare tutto il tempo libero come vorresti. Hai una serie di ‘obblighi’. Chiaro che non sia sempre piacevole sentirsi obbligati a pranzi e a cene con caterve di parenti di cui, a volte, importa poco o con cui non ci si trova bene o con cui, sotto sotto, si è in competizione. E sì, questo mette tristezza a molte persone.

E tu che ne pensi?

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