Benvenuto gennaio

Il primo gennaio è l’inizio del nuovo anno, il suo primo, stentato vagito; perciò cominciamo a dargli il benvenuto brindando allegramente, inondati da un mare di sano ottimismo:

Fatto questo, insieme a numerosi e pittoreschi scongiuri, entriamo nel vivo del post. Come dare il benvenuto a gennaio?

Non è un mese facile, inutile usare eufemismi. Gennaio è l’essenza profonda dell’inverno, la sua più intima verità, forte, spigolosa, disturbante: gennaio è gelido, tenebroso, ostile. Eppure, con il suo carattere complicato, ha il merito d’insegnarci una lezione fondamentale: la necessità di difenderci, di chiamare a raccolta tutte le nostre capacità per non lasciarci travolgere dalle tempeste, di qualunque natura esse siano.

Gennaio ci racconta che arriva sempre un momento in cui occorre eliminare tutto ciò che ostacola il nostro cammino e turba la nostra serenità, cioè situazioni, cose e persone tossiche. Gennaio celebra il rigore, l’essenziale, la disciplina e l’autosufficenza, perché vuole farci comprendere che bisogna imparare a salvarsi da soli, che non si può e non si deve restare inermi di fronte alle intemperie della vita, ma occorre adottare strategie razionali per superarle e proseguire lungo la propria strada.

A gennaio la natura è completamente spoglia e immobile, spenta e incolore; eppure non è morta, non è finita, ma è soltanto in attesa di ricominciare il suo ciclo vitale. Questo è uno degli insegnamenti più importanti di un mese straordinario, che non conosce mezze misure e che dispensa saggezza senza preoccuparsi di usare toni bruschi: gennaio c’insegna a guardare in faccia la realtà nella sua interezza, a guardarla per ciò che è, senza attribuirle colori che non possiede, e agire di conseguenza.

Io credo che un ottimo modo per cominciare gennaio sia elaborare qualche progetto e iniziare i primi passi per riuscire a realizzarlo, perché questo mese è un principio, è il nuovo che s’impone e chiede di essere onorato. Ma gennaio è anche quiete, ascolto della propria interiorità, ritiro.

Se ne faccia buon uso.