Verso la fine dell’anno

Sono giorni particolari, questi, giorni che hanno una vita propria, un colore indefinibile permeato dal senso dell’attesa, con il 2025 che volge al termine e suscita domande, interrogativi, sentimenti contrastanti.

Gli ultimi giorni dell’anno sono un tempo sospeso, quasi rarefatto, e spesso parlano al cuore più che alla ragione. Sono pervasi da un senso di mistero, da un caotico intreccio fra passato, presente e futuro molto difficile da sondare, perché a incontrarsi sono le memorie e gli auspici per ciò che verrà.

Gli auspici, già. Quando non si è più giovanissimi, cambiano forma e contenuto, si ridimensionano, ed è giusto così. Molte persone care sono scomparse, alcune amicizie sono andate perdute, certi progetti sono sfumati, tanti enigmi sono stati risolti; e, allora, all’avvicinarsi del nuovo anno speriamo di stare bene, cioè in buona salute, e di riuscire a risolvere i problemi che incontreremo. Speriamo, in breve, che il nuovo anno sia abbastanza clemente, perché i tempi degli auguri mirabolanti sono finiti.

Ma la quiete, la quiete è impagabile. Se il tempo dei facili entusiasmi si è concluso, emerge però la saggezza legata alla riflessione, alle scelte consapevoli e al piacere dell’intimità. È la gioia, calda e rassicurante, che nasce dall’aver chiuso tante porte, dall’aver cura di sé e del proprio valore, dall’aver assegnato a cose e persone il posto che spetta loro, senza finzioni e ipocrisie. E gli ultimi giorni dell’anno, giorni sospesi e in parte indecifrabili, diventano allora un intermezzo di pace, un conforto – la casa serena e luminosa e il gelo fuori, lontano da noi.