Una giornata

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Il  pomeriggio  è  stato  tetro, di  un  grigio  non  troppo  cupo  ma  spento. Insignificante. Ed  è  impossibile cogliere  atmosfere  particolari  quando  persino  l’aria  sembra  mancare. Esistono  giornate  così, prive  di  colori, di  sapori, di  odori – giornate  senza  toni, senza  improvvisi  sussulti, senza  variazioni  degne  di  nota.

E  allora  non  si  può  inventare  nulla. Si  può  soltanto  ascoltare  lo  spegnersi  lento  delle  voci, mentre  la  sera  si  dissolve,  cauta  e  un  poco  incerta,  nell’oscurità  della  notte.

 

(Nell’immagine, un  particolare  di  Paolina  Clelia  Silvia  Bondi,  di  Vittorio  Matteo  Corcos, 1909)

 

Di un tempo remoto

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Capita  di  volersi  fermare, anche  per  poco. Volersi  fermare  quando, in  un  pomeriggio  di  primavera  col  cielo  vagamente  imbronciato, le  voci  si  smorzano, le  strade  sembrano  riposarsi  e  sovviene  qualche  ricordo, qualche  frammento  scolorito  di  un  tempo  remoto. Capita  di  volersi  fermare, di  voler  tacere, di  voler  afferrare  quel  frammento  per  comprendersi  meglio, per  non  dimenticare, per  rispettare  ogni  parte  di  sé. E  per  poter  ricominciare.

Di rinascita e primavera

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Quando  le  giornate  iniziano  a  parlare  di  primavera, ci  si  sente  afferrati  da  un  groviglio  di  pensieri,  sogni,  sensazioni  che, talvolta, ci  fanno  quasi  arrossire: si  diventa  bambini  e  adolescenti  a  un  tempo, si  vorrebbe  correre, gridare, gettare  via  le  convenzioni. E  poi  cogliere  quei  fiori  che  non  sono  mai  stati  colti, e  riprendersi  con  fierezza  tutto  quello  che  ci  è  stato  rubato.

È  la  rinascita, la  vita  che  chiama  anche  se  siamo  stanchi, la  vita  che  s’impone  e  pretende  di  essere  guardata  senza  ammettere  rifiuti, la  vita  che  lusinga  e  illude, la  vita  che   racconta  e  promette. Terminato  il  comodo  alibi  delle  nebbie  dense  e  delle  mattine  scure – pietosi  veli  a  nascondere  dolori  e  insoddisfazioni – non  resta  che  adattarsi  ai  cieli  tersi  e  alle  voci  scomposte  lungo  le  strade.

L’età diversa

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Talvolta  si  oscilla  fra  due  poli  opposti: il  desiderio  di  una  quiete  priva  d’increspature  e  il  sogno  di  un’estate  piena  di  voci  e  di  eccessi.  Ma  in  fondo, a  ben  guardare, non  ha  importanza,  perché  non  è  questo  il  fatto  decisivo. Ciò  che  davvero  conta, quello  che  fa  la  differenza, è  il  definitivo  tramonto  della  leggerezza  e  dei  sogni  di  un’età  diversa, svanita  nell’incessante  trascorrere  del  tempo.

All’ombra

All’ombra  si  riposano  i  pensieri, ebbri  di  luce, sfiniti  dal  caldo. All’ombra  tornano  voci,  e  un  tempo  remoto,  e  passi  lenti  dietro  le  siepi  misteriose  e  immobili – come  a  non  voler  finire, come  a  non  voler  capire.

(Nell’immagine  il  dipinto  Cipressi  a  Poggio  Imperiale, di  Vincenzo  Cabianca)

 

Sedersi


Sedersi, attendere e sognare. Per alcuni è una perdita di tempo e forse persino un peccato. Ma la necessità di una pausa arriva improvvisa ed è impossibile ignorarla. Non importa che sia con la neve d’inverno, col vento di primavera o con le foglie d’autunno: ci si siede e basta, incuranti delle voci e delle assurdità del mondo.
Ci si siede e si pensa e tutto appare chiaro come non mai. Ci si siede e si pensa; e poi è il sorriso di chi non teme più nulla.

(Nell’immagine il dipinto Sogni, di Vittorio Matteo Corcos)

Pensieri dolci

A quest’ora, mentre l’oscurità avvolge le strade e le voci si affievoliscono, un pensiero dolce può essere molto gradito. Però è anche vero che, prima di dormire, è opportuno evitare di riempirsi lo stomaco con simili ghiottonerie. Ecco che allora rimandiamo la festa a domani mattina, quando potremo assaggiare questa deliziosa cameo-cake, creazione di Camilla Rossi.
Nell’attesa del lieto banchetto, che renderà felici il corpo e lo spirito, sogni d’oro. 🙂