Volto d’ottobre


Ha il volto triste e un po’ severo. Oggi è arrivato così, grigio e forse irritato, a ricordarci la sua eterna, affascinante ambiguità.

Ottobre è profondo, complicato, dolce e aspro nello stesso tempo. È un viale silenzioso percorso dal vento, una panchina solitaria in un angolo remoto, uno scrigno di ricordi che non vogliono svanire. Ottobre è uno sguardo interminabile attraverso una finestra chiusa, un sussurro che si perde oltre la nebbia del mattino, un gesto di pietà per cancellare i tanti affanni.

Restano, tra le foglie, i segreti e il tempo trascorso e il coraggio che non viene meno.

Sentiero d’inverno


Nonostante l’azzurro, è solo il freddo ad accompagnare il cammino e la capacità di difendersi è l’unica speranza lungo questo sentiero. Si attende che il gelo scompaia, che una voce spezzi l’opprimente incanto del silenzio, che i raggi del sole trasmettano più calore.
In fondo, nel percorrere questo viale si combatte una battaglia, anche se il bianco candido della neve e il momentaneo sorriso del cielo c’illudono che non vi sia alcuna guerra, e che l’enigmatica immobilità del paesaggio tutt’intorno sia una bella favola ammantata d’eternità.

Autunno dorato


Un’immagine calda per un autunno colmo di speranza e di gioia, anche se immancabile preludio alla durezza dell’inverno. A molti di noi piacerebbe passeggiare lungo un viale come questo, con la mente libera da preoccupazioni e da affanni, libera di potersi immergere completamente in un autunno sfolgorante di colori, dorato, fragile ma delicatamente luminoso.

Un viale di primavera


Questo non è un viale in cui limitarsi a camminare. Questo è un viale nel quale immergersi completamente, allentando ogni legame con la realtà. Un viale verde e rosa dalla cui atmosfera occorre lasciarsi accarezzare, e intrigare, e perfino dolcemente corrompere. Un viale nel quale ci si vorrebbe perdere, per restare nascosti a farsi cullare dai ricordi più intensi, dai fantasmi sfumati e malinconici di un passato che silenziosamente ci vive accanto.
Un viale che forse è una promessa come la primavera, una promessa di giornate più lunghe e tiepide, di allegre risate, di fantasie più accese. Un viale al termine del quale il sole non tramonti mai.

La casa delle fate

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Come ho raccontato altrove, anni fa ero solita trascorrere le vacanze nella casa che la mia famiglia aveva in appennino.
All’entrata del paese, c’era una costruzione che dapprima aveva colpito la mia fervida immaginazione di bambina, e che in seguito aveva continuato ad affascinare anche il mio sguardo di adolescente, perennemente amante delle favole e di certe atmosfere incantate.
C’era un alto cancello di ferro oltre il quale si snodava un viale ricoperto d’erba, circondato da splendidi alberi. In fondo al viale, sorgeva una casetta solitaria con il perimetro stranamente rotondo e il tetto a punta, come il cappello delle streghe. Era impossibile, almeno per me, evitare di fissarmi a osservare trasognata quella strana casa, che sembrava appena uscita da un incantesimo.

Avrei fatto qualsiasi cosa pur di entrare e di percorrere quel viale silenzioso, ricco di mistero, splendente sotto il sole d’agosto, malinconico e spento nei grigi giorni di pioggia e cupo nelle ore notturne. Ma quel bel cancello di ferro che lo separava dalla strada era ermeticamente chiuso, escludeva il mondo circostante, e proprio questa perentoria esclusione lo rendeva attraente, suscitava il desiderio quasi morboso d’infrangerne il più recondito segreto.

Durante l’infanzia, per farmi divertire, qualcuno mi disse che in quella dimora abitavano alcune fate, che però uscivano soltanto di notte, al riparo da sguardi indiscreti. In realtà, molti anni prima quella era stata la casa dei giochi per i figli dei più importanti proprietari terrieri del paese.
Adesso era soltanto una dimora abbandonata e destinata, nel tempo, a un triste sfacelo. Proprio come le favole, colorati mosaici che vanno in frantumi quando si scontrano con l’invincibile durezza della realtà.


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