Nel dormiveglia

Stamattina mi sono svegliata in modo strano e anche un po’ divertente. La luce di aprile filtrava con allegria nella stanza mentre io stavo sognando, pur non essendo del tutto addormentata: ero immersa nel classico dormiveglia, intontita, ancora in un’altra dimensione, incapace di alzarmi eppure conscia di doverlo fare.

A un certo punto mi sono chiesta: ma che giorno è oggi? Deve essere venerdì. E intanto sognavo, sognavo di affacciarmi a una finestra di questa casa e di vedere un panorama meraviglioso, il verde intenso delle montagne in una radiosa mattina di primavera. Il paesaggio era molto simile a quello che mi accoglieva ogni giorno, molti anni fa, quando trascorrevo le vacanze in appennino. Ma nel sogno ero in città, dove mi trovo ora. E mentre mi beavo di fronte a quel paesaggio ed ero felice di vivere in un posto tanto bello, la parte di me già sveglia continuava a chiedersi: ma che giorno è? Ah, ecco, oggi è domenica!“.

Intanto il mio sogno continuava come se niente fosse. E così mi vedevo intenta a dover andare nell’altra casa, sempre mia anche quella e in centro storico. Ma, strano a dirsi, persino la seconda casa si affacciava sul verde di montagne e colline, un fatto davvero anomalo. Per arrivare a questa casa dovevo camminare lungo un campo sportivo, quello del paese in appennino, e mi trovavo forse a metà del percorso. Su tutto, aleggiava la mia felicità per il panorama, mista a vivo stupore.

A un certo punto, la realtà ha preso il sopravvento. Mentre la mia psiche era avvolta dal meraviglioso abbraccio di questo sogno, ho capito tutto e mi sono detta: “Ma no, oggi è lunedì“. E ho aperto gli occhi.

La mia settimana è iniziata così e non mi lamento.

Il parco della Repubblica

Durante l’infanzia, quando vivevo in via Savani, ogni tanto mia madre mi portava al parco della Repubblica. Era molto lontano da casa nostra: vi entravamo da via Cividale, che all’epoca era quasi alla fine della città. Adesso, invece, l’area urbana si è estesa notevolmente, ben oltre quella strada.

Il parco era grande e ospitava due stagni melmosi e un po’ inquietanti. L’atmosfera che vi si respirava era quella tipica di una palude prosciugata, e io non ho mai sopportato questo genere di paesaggi. Non mi piacciono, non li tollero, m’infondono un grande, grandissimo senso di morte.

Ebbene, lo scorso 25 aprile ho superato la mia antipatia per quel parco e ho deciso di visitarlo. A distanza di decenni ha finalmente perso un po’ quell’aria malsana che lo pervadeva tutto, ma continua a non piacermi. Pubblico però qualche foto, anche come ricordo di primavera. In fondo, a qualcuno potrebbe ispirare sentimenti diversi dai miei.

Da notare, qui sopra, i tavoli posti sotto al sole, lontani dall’ombra degli alberi. Considerando che d’estate il caldo è terrificante, mi sembra una scelta molto intelligente. Da premio Nobel.

Verso il tramonto

Quando nel tardo pomeriggio, ad aprile, la luce inizia a smorzarsi adagio, ci si sente avvinti da un’atmosfera rarefatta, mentre il tempo sembra sospendere la sua corsa – come a sfaldarsi.

Il tramonto è un incanto, a primavera. Per alcuni è un sollievo: gli schemi del giorno che s’infrangono, i giochi di ruolo che vengono meno – finalmente la pace, finalmente se stessi.

Resta il fatto, freddo nella sua incontestabile oggettività, che il tramonto segna il termine di una giornata, una giornata che non potrà ripetersi. Il tramonto ha in sé la forza spietata della conclusione, di tutto ciò che è irrevocabile: un giorno, col suo fardello di dolori e costrizioni, e con il suo scrigno di tesori preziosi, svanisce per sempre. Ne arriverà un altro, è vero, ma sarà diverso, non più lo stesso.

A primavera, inebriati dal verde brillante degli alberi e dalle tinte dei fiori, il tramonto è un passaggio luminoso, di morbide braccia attorno alla vita – l’accompagnarci al nuovo, noi, spegnendoci senza affanni.

Ho scattato queste fotografie verso il tramonto, al parco di viale Buon Pastore.

Il tempo dell’attesa


Si scruta l’orizzonte nel tempo dell’attesa, si scruta l’orizzonte e si resta calmi, abbracciati dal verde e dalla luce che inonda anche i pensieri. L’unica voce è il lieve mormorio del vento, tanto cortese da celare, con garbo, turbamento e impazienza.
I fiori gialli sanno che nulla potrà più trafiggere il cuore.

(Nell’immagine il dipinto L’attesa, di Federico Zandomeneghi)

Un paesaggio di montagna

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Una bellissima immagine della Val di Gresta, in Trentino, all’inizio dell’autunno. Dedicata a tutti gli amanti della montagna, della natura e dei bei paesaggi.
In questa foto possiamo ammirare un inizio d’autunno colmo di gioia e di luminosità, sfolgorante di luce, di verde e d’azzurro. Un inno alla serenità, nonostante stia cominciando la più malinconica, enigmatica e struggente stagione dell’anno.