L’uomo che diceva sempre sì

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Si  vedeva  un  campo  immenso  pieno  di  ananas  sotto  una  luce  particolare, forse  al  tramonto  del  sole.   Poi  compariva  un  individuo  su  una  specie  di  torretta. Costui  guardava  in  lontananza, munito  di  binocolo,  in  mistica  attesa  di  qualcuno. E  questo  qualcuno  giungeva, scendendo  da  un’automobile  con  aria  seria  ma  non  severa, tutto  vestito  di  bianco,  in  perfetto  stile  coloniale; poi   si  avvicinava  a  un  povero  ananas, lo  raccoglieva  a  mani  nude, ne  tagliava  un  pezzo, lo  assaggiava  e   faceva  un  cenno  di  assenso  al  dipendente  sulla  torretta. A  questo  punto, in  sottofondo  si  sentiva  una  voce  che, con  tono  solenne, c’informava  circa  l’identità  dell’uomo  vestito  con  abiti  coloniali: si  trattava  del  signor  Del  Monte, che   sapeva  sempre  – così    diceva  la  voce – quando  era  il  momento  giusto.   Dopo  di  che  la  voce  continuava  con  queste  parole  ormai  passate  alla  storia: “L’uomo  Del  Monte  ha  detto “. E  se  un  uomo  di  tal  fatta  aveva  avuto  l’ardire  di  affermare  un  sì, potevamo  stare  tutti  tranquilli: l’uomo  Del  Monte  controllava  con  estrema  diligenza  che  gli  ananas  fossero  messi  in  scatola  appena  raccolti, in  modo  da  mantenere  intatto  il  loro  sapore. L’uomo  Del  Monte, insomma, si  preoccupava  per noi, era  una  specie  di  uomo  della  provvidenza  che  lavorava  duramente  per  garantirci  soltanto  il  meglio.

Da  quel  momento, a  volte  ci  si  divertì  a  ripetere, nelle  situazioni  più  varie,   la  frase  l’uomo  del  Monte  ha  detto  sì.  Perché  l’uomo  Del  Monte  era  uno  sicuro  di  sé, uno  che  non  poteva  avere  mai  alcun  tentennamento  e  dunque  dalle  sue  labbra  poteva  uscire  soltanto  un  sì. Trattandosi  però  di  una  pubblicità  martellante  e  molto  popolare, a  un  certo  punto  fu  inevitabile  cominciare  a  scandire  ironicamente  la  frase: “L’uomo  del  Monte  ha  detto  forse“. Così, giusto  per  cambiare, perché  ormai  non  se  ne  poteva  davvero  più.

E  voi  ricordate  l’ormai  mitico  uomo  Del  Monte?

Cespuglio e appostamenti


Era una splendida, quieta giornata estiva, una di quelle giornate che sembrano dipinte, tanta è la loro incantevole luminosità. Mi trovavo in vacanza in montagna ed ero seduta su una panchina, in un parco. La giornata era abbastanza calda e non spirava un alito di vento: le foglie degli alberi erano immobili e tutto sembrava fermo in una sorta di fissa beatitudine.
Mentre me ne stavo appagata a osservare quella calma perfetta, d’improvviso udii un fruscìo proprio vicino a me. Il rumore era forte, tanto che, non sentendo il vento, mi stupii e pensai che forse un animale si trovava nelle vicinanze, magari nascosto.
Invece, con mia profonda costernazione, vidi uscire da un cespuglio, a pochi metri da me, un uomo col volto un po’ stranito e i pochi capelli tutti arruffati. Dopo essersi guardato intorno con l’aria furtiva, abbandonò il cespuglio e corse via.
Seppi più tardi – fu lui a dirmelo – che stava inseguendo una signora anziana per corteggiarla. Che necessità avesse avuto, in quel frangente, di nascondersi dentro il cespuglio, è però cosa sulla quale preferii non indagare.

Questo signore, ultrasettantenne, prima dell’evento del cespuglio, mi aveva lasciata basita in un bel pomeriggio di metà agosto, mentre me ne stavo a leggere in pace sperando di non essere disturbata da anima viva. Capitò che d’improvviso venne a sedersi sulla mia panchina e cominciò ad alzarsi i pantaloni, dalla caviglia, scoprendosi interamente fino alle ginocchia.  Rimasi così stupita che per qualche secondo non riuscii a pronunciare mezza sillaba. Allora lui attaccò una filippica su un presunto problema di circolazione sanguigna, per il quale il medico gli aveva ordinato di scoprire le gambe e metterle al sole. Poi aggiunse che, nonostante l’età, aveva ancora la pelle liscia. Io, che non sapevo se ridere o piangere, finsi di avere un appuntamento e me ne andai.

Giorni dopo, passata anche la mitica fase del cespuglio, lo vidi nascosto – si fa per dire – dietro il tronco di un albero, mentre guardava la solita signora anziana con la quale, peraltro, aveva già piena confidenza.

Pensieri liberi e forse inutili


Mi è capitato spesso di vedere persone gonfie d’orgoglio per il fatto di svolgere, nel proprio condominio, la funzione di capo-scala. Nell’accenno di taluni a questa carica non onorifica, ho notato quasi sempre un atteggiamento inutilmente pomposo, un po’ come se dicessero : “Eh, sono il Presidente della Banca d’Italia!”.
Nelle città di provincia certi comportamenti sono frequenti. Il mio problema è però quello di non riuscire a dissimulare il fastidio che provo di fronte a tanta inutile spocchia. D’altra parte, un tempo si diceva che in Italia un sigaro e un titolo da cavaliere non si negano a nessuno.

Intanto sto leggendo e studiando i Saggi di Montaigne. C’entra qualcosa con la pomposità di certuni? No, ma oggi non desidero scrivere un post razionale e ben argomentato oppure poetico. Procedo per libere associazioni e anche per liberissime sciocchezze, perché l’eccessiva serietà può nuocere alla salute del corpo e dello spirito. D’altra parte anni fa studiai un saggio intitolato La salute di Montaigne.
Meglio che mi fermi qui, rischio troppe libere associazioni. Senza contare che sto anche pensando a un gran bell’uomo, che però non è Montaigne. Naturalmente la foto qui allegata non c’entra nulla con la pomposità, con Montaigne e con il bell’uomo al quale sto pensando.
Direi che questo è un post davvero ben riuscito. 😉