Autunno a novembre

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Novembre: l’autunno  che  avanza  senza  timori, il  cielo  che  non  nasconde  più  la  sua  tristezza, il  grigio  che  diventa  sempre  più  cupo. La  delicata  malinconia  di  ottobre  si  trasforma  ora  in  pianto, amarezza, talvolta  persino  disperazione. Eppure, nelle  giornate  di  sole, la  rarefatta  serenità  di  novembre  è  un  mistero  che  ci  avvolge  con  grazia  infinita.

I sentieri, nell’intricato  sfacelo  di  rami, colori  e  foglie, ci  conducono  in  un  regno  di  ricordi, fantasie  ed  emozioni  che  appartengono  alla  sfera  immateriale  del  puro  sentire. Un regno  da  cui  emergono  mute  schiere  di  fantasmi: siamo  nell’Altrove, nell’incomunicabile, nell’ignoto.

Novembre  è  un  passaggio  che  richiede  capacità  non  comuni: riuscire  a  pensare, sapersi  fermare, essere  in  grado  di  cogliere  la  vita  oltre  le  apparenze  di  morte. E  poi  essere  grati,  per  aver  finalmente  compreso  ogni  cosa  e  per  non  temere  più  nulla.

Passaggio a novembre

Ottobre  se  ne  va  piangendo, quasi  disperato. E,  come  sempre,  è  stato  troppo  breve, almeno  per  chi  lo  ama  intensamente  e  ne  apprezza  le  infinite  sottigliezze.  Ma  ottobre  è  anche  uno  stato  dell’anima, un  modo  di  pensare, un  brivido  che  percorre  il  corpo  e  la  mente  lasciando  una  traccia  indelebile  dietro  di  sé, come  a  voler  resistere  a  dispetto  di  tutto.

Novembre  è  l’autunno  che  non  teme  più  di  ferire  e  lacerare. Ottobre  suggerisce, invita, sussurra, svela  e  nasconde  nello  stesso  tempo; novembre  racconta  con  voce  pacata  ma  chiara, mostra  i  suoi  dolori  apertamente,  non  ha  più  nulla  da  temere.  Eppure  è  dolce  persino  nelle  mattine  più  gelide, quando  il  cielo  è  stremato  dalla  tristezza  e  gli  alberi, ormai   spogli,  sembrano  chiedere   pietà   a  chi  passa  indifferente.

D’infiniti chiaroscuri


Si presenterà vestito spesso di grigio intenso, col volto severo e accigliato o malinconico e pensoso. A volte, sebbene stremato, sorriderà di pallida luce attraverso i rami infreddoliti degli alberi stanchi.

Accompagnato dalla nebbia e dalla pioggia, certi giorni sarà irritante; eppure, la sua innegabile profondità e i suoi grandi occhi velati di tristezza suscitano rispetto e ammirazione. Novembre è arrivato ed è poesia d’infiniti chiaroscuri.

Prepararsi all’inverno


Novembre si congeda piangendo tutte le sue lacrime, devastato da una tristezza incontenibile. Ma l’autunno, quasi sempre fedele al suo copione, non potrebbe terminare in altro modo.

Ora bisogna prepararsi all’inverno, a giornate rigide e tetre, a lunghe ore prive di luce. Ma non è così difficile, basta volerlo: si tratta solo d’inventare sfumature di rosso da sovrapporre all’oscurità del cielo. Rosso d’emozione, rosso di passione, rosso come il fuoco in un caminetto, che, se alimentato con costanza e dedizione, arde senza spegnersi.
Sono soltanto accorgimenti, piccolissimi gesti quasi invisibili ai più. Ma fanno la differenza.

Povero Babbo Natale!

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Disgraziatamente e con mio sommo sconcerto, li ho già visti, in anticipo rispetto alle previsioni. Da alcuni anni la loro inquietante presenza è diventata una costante, un appuntamento fisso, una scadenza come le tasse.
Di cosa sto parlando? Ma di quei brutti Babbi Natale “appesi” che si possono osservare un po’ ovunque, secchi e senza pancia, con uno strano torace rettangolare e “vuoto”, con scarpe modello-Frankestein e volti in perfetto stile lombrosiano. I più rassicuranti hanno la fisionomia da ladri, altri hanno invece i ghigni da serial killers perversi, tanto che quando capita di vederne uno all’improvviso, si rischia l’infarto al miocardio.

Questi poveri, tristissimi Babbi sono sempre arrampicati a qualcosa, in genere a oscillanti scalette di corda penzolanti dall’alto, oppure alle inferriate dei balconi, tipo ladri che s’introducono furtivamente nelle abitazioni. Sembra che ce ne siano addirittura sui tetti delle case. Io poi ne ho visti pendere, non so come, dall’alto delle vetrine di tanti negozi, messi in bilico con una gambetta di qua e una di là, in un equilibrio talmente precario che mi sono chiesta se non fossero in procinto di sfracellarsi al suolo. 😕

Il vero Babbo Natale, quello che fa sognare molti di noi, è bello, florido, con il volto dolcissimo, paffuto e sorridente, senza ghigni strani, e ha una rotonda panciona prominente che infonde il buon umore. Splendida immagine di allegria e simpatia, il vero Babbo Natale è un incantevole inno alla festa, un tesoruccio delizioso come quello della foto. Non assomiglia a un ladro o a un serial killer.
Non me ne vogliano ora gli amanti di questi moderni Babbi-ladri-appesi: ognuno ha i propri gusti. E ovviamente sul mio blog espongo i miei, del tutto soggettivi.
Povero Babbo Natale!