Magia d’inverno

Questa mattina, al risveglio, ho trovato il volto severo dell’inverno: il cielo sbiadito, quasi assente, e l’asfalto bagnato sulla strada quieta. Di sabato, quando la frenesia della settimana ormai finita cede il posto a un ritmo più tranquillo, questi toni cupi avvolgono ogni cosa come a proteggerla, cullarla, rasserenarla. E allora ci si sente qui e altrove nello stesso tempo, e forse non si desidera altro.

È la magia dell’inverno, la più sottile, quasi inafferrabile – un velo trasparente che conferisce senso a ogni cosa.

Di misteriosa grandezza

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Un’incontenibile  esplosione  di  vita: arancione, giallo, marrone  caldo, viola, rosso. Sono  colori  che  parlano  di  allegria, di  entusiasmo, di  risate. Ma  l’autunno  è  anche  questo, un  insieme  di  toni, di  umori, di  sapori  la  cui  straordinaria  bellezza  riposa  sulla  varietà. L’autunno  è  generoso  perché  ci  regala  un’infinità  di  sfumature, di  luci, di  ombre, di  odori  che  non  possono  essere  racchiusi  negli  angusti  limiti  di  una  frase, sia  pure  ben  scritta. E  ottobre  è  la  poesia  che  dispiega  tale  varietà  davanti  ai  nostri  occhi, invitandoci  a  leggerla, a  interpretarla, a  coglierne  il  senso  più  remoto.

Raffinato, sensibile  e  sereno, ottobre  sussurra  dolci  parole – talvolta  incomprensibili, talvolta  bizzarre, talvolta  di  una  chiarezza  disarmante. È  un  privilegio  riuscire  ogni  anno  ad  ascoltarlo,  cogliendone  la  misteriosa  grandezza. E  cogliendola  sempre  con  estremo  stupore, sempre  come  se  fosse  la  prima  volta.

Di aprile e ottobre

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Travolta  da  impegni  e  conseguente  stanchezza  fisica, per  alcuni  giorni  ho  trascurato  il  blog. Pur  essendo  consapevole  che  l’umanità  continua  a  esistere  felicemente  anche  senza  il  superfluo  apporto  della  mia  scrittura, ricomincio  volentieri  a  postare  con  regolarità, essendo  ormai  irrimediabilmente  affezionata  a  questo  spazio.

La  cosa  più  bella  di  queste  giornate  d’aprile  è  la  luce  che  entra  dalle  finestre  posandosi  su  ogni  cosa, ma  senza  disturbare. Allegra  con  dolcezza, gioiosa  senza  esibizionismo. E  allora  si  vive  così, trasognati, un  po’  distaccati, sentendosi  leggeri  e  talvolta  bambini. Ci  sono  momenti  in  cui  è  indispensabile  aderire  soltanto  al  presente, evitando  di  elaborare  lunghi, estenuanti  progetti  per  il  proprio  futuro, evitando  di  costruire  aspettative  che  la  realtà  del  domani  potrebbe  travolgere  con  freddo  cinismo. Aderire  soltanto  al  presente  per  apprezzarlo, per sentire  su  di  sé  la  profonda, arcana, indescrivibile  bellezza  dei  minuti  che  fluiscono  mentre  il  lungo  pomeriggio  primaverile  dispiega  i  suoi  colori  chiari, li  pone  di  fronte  ai  nostri  occhi  con  la  generosità  di  chi  sa  consolare  senza  pretendere  nulla  in  cambio. E  senza  offendere.

C’è  qualcosa  che  accomuna  aprile  e  ottobre, nonostante  le  innegabili  differenze:  la  cortesia  dei  modi, il  rifiuto  dell’arroganza, la  varietà  di  toni  e  atmosfere. Entrambi  sono  amici  che  ci  accompagnano  con  discrezione  e  sollecitudine, senza  imporsi, senza  pretendere  da  noi  l’impossibile, rispettando  i  nostri  limiti, i  nostri  tempi, le  nostre  inevitabili  cadute. Ed  è  quello  che  soltanto  i  veri  amici  sanno  fare. Aprile  ha  però  l’impeto  e  la  leggerezza  della  giovane  età: s’impegna  a  farci  ridere, narra  strane  favole, induce  ai  ricordi  più  spensierati  e  bizzarri; ottobre, invece, non  è  altro  che  aprile  diventato  molto  più  saggio  e  maturo: i  suoi  discorsi  sono  talmente  profondi  da  diventare, talvolta,  incomprensibili, e  i  suoi  tanti  colori  sono  vita  e  morte  nello  stesso  tempo. Eppure, a  ben  guardare,  conservano  tutta   la  delicatezza  e  la  benevolenza  che  pervade  quelli  di  aprile.

Chiacchiere d’inverno


No, non sono scomparsa. La colpa di qualche giorno di silenzio è solo dei preparativi per le feste. Dopo dodici anni d’onorato e fedele servizio, infatti, il mio bell’albero di Natale ha deciso di morire – poverino, ha perso un grosso ramo – e così ho dovuto acquistarne uno nuovo. Non riuscendo ad accontentarmi facilmente, ho cercato con attenzione e alla fine ho trovato quello che desideravo: un albero altissimo – due metri e dieci centimetri – e di un bellissimo colore verde intenso, nonché pieno di rami. Ieri ho impiegato più di un’ora solo per unire bene tutti i pezzi e aprire i rami, e oggi ho dovuto addobbarlo ma non ho ancora finito.

Descrivere il freddo pungente e l’atmosfera cupa di questo sabato pomeriggio è quasi impossibile. Sono le sedici e quarantacinque, sta calando l’oscurità e i lampioni sulla strada sono già accesi. Il gelo è insopportabile e, se si è obbligati a uscire, si fa di tutto per rientrare in fretta a casa. Ecco che allora la scelta degli addobbi natalizi è legata, almeno per quanto mi riguarda, alle condizioni atmosferiche: come colori prediligo il rosso e l’oro, perché infondono una piacevole sensazione di calore in contrasto con il furore grigio dell’esterno. La verità è che le feste natalizie sono anche un modo per salutare l’inverno che arriva e prepararsi ad affrontarlo al meglio, opponendo ai suoi toni cupi la dolcezza e la serenità che derivano dal vivere in ambienti in cui predominano i colori caldi.