Sono quindici anni

Sono appena entrata nel blog e ho trovato gli auguri da parte di WordPress: Oltre il cancello, infatti, nacque esattamente quindici anni fa, il 12 gennaio 2007. All’epoca ne avevo un altro, di blog, e questo rappresentava soltanto uno svago fatto di estrema leggerezza, di pensieri semplici e quasi inconsistenti – un po’ come sedersi in un salotto e dire le prime cose che capitano, senza porsi problemi di profondità, quasi senza riflessione.

Ma poi Oltre il cancello è cresciuto ed è rimasto aperto e ha assunto toni e colori propri, una sua fisionomia, un suo spessore, tanto che a volte mi sembra che abbia una vita tutta sua, fatta di ore e di giornate particolari, e che mi aspetti quando sono immersa in altre faccende. Ogni tanto mi sembra addirittura che questo blog mi chiami o che mi rimproveri per qualche breve assenza. Ormai non oso neppure pensare di chiuderlo, perché mi sentirei in colpa – ma di fronte a lui, di fronte al blog che ormai è una creatura vivente a tutti gli effetti.

Non amo molto i compleanni, gli anniversari e le celebrazioni. Solo che quindici anni sono tanti, per un piccolo blog come questo, e allora qualcosa dovevo scrivere.

Inverno e Natale

La settimana appena trascorsa è stata molto intensa, tanto che non ho potuto scrivere sul blog quanto avrei voluto. Ma adesso ricomincio e lo faccio pensando all’inverno.

L’inverno è arrivato con tutta la forza e la passione di cui è capace, e io mi sto abituando ai suoi toni freddi e ai paesaggi scabri che ci accompagneranno ancora a lungo. Qualche debole sfumatura autunnale è però ancora fra noi e ci rincuora, rendendo sopportabile la metamorfosi:

Adesso si tratta di entrare interamente nell’atmosfera più cupa dell’anno. In questo il Natale ci aiuta senz’altro, e ho intenzione di accettarlo così com’è, interamente, senza le solite cantilene lagnose sul consumismo e la festa che non è davvero tale e l’ipocrisia che l’attraversa. Tutto ciò non m’interessa, perché si arriva a un punto, nella vita, in cui occorrono alcune certezze, anche piccole, anche modeste, e il Natale è una certezza. Non m’importa demolirlo, non m’importa mostrarmi superiore, non m’importa rilevarne i limiti o difetti, che del resto appartengono a ogni creazione umana. Io amo i colori caldi degli addobbi, le luminarie, le immagini di Babbo Natale paffuto e sorridente, e anche certa iconografia ingenua e infantile disseminata ovunque in questo periodo. Amo tutto ciò perché rappresenta la parte migliore di me stessa, quella rimasta incorrotta nonostante il trascorrere del tempo e certe esperienze, nonostante il mio realismo e il mio disincanto.

Amo il Natale perché posso cercare, in esso, la mia parte bambina, il mio puer interiore, quella parte che non ho mai consentito a nessuno di violare, che ho difeso con grande tenacia. Ed è ancora lì, a dispetto di tutto e di tutti, e continuerò a difenderla finché avrò vita. Che il Natale sia con tutti noi.

Novembre in città

La bellezza di novembre si compone di umori contrastanti e di premesse. Novembre, infatti, è l’autunno profondo, l’autunno che ha raggiunto la sua massima intensità cromatica e che però, nello stesso tempo, prelude all’inverno. A novembre convivono le calde, appassionate sfumature autunnali insieme ai primi toni freddi dell’inverno, che si rivelano in certi alberi quasi spogli e in alcuni toni cupi e smorzati, velati di grigio scuro. Il risultato è sorprendente, talvolta persino disturbante, perché unisce umori in apparenza inconciliabili: esibizionismo sfrenato e delicata modestia.

Sono tornata al Parco Amendola nord, rinominato Bonvi Parken, per non lasciarmi sfuggire la magia delle sue grandi foglie colorate. Dalla fine di ottobre qualcosa è mutato, ma la bellezza è rimasta intatta:

Sono poi passata lungo il Parco Amendola sud, che non amo molto, ma che a novembre mi attira un po’ perché regala alcuni angoli suggestivi, macchiati di arancio e di rosso:

Magia d’inverno

Questa mattina, al risveglio, ho trovato il volto severo dell’inverno: il cielo sbiadito, quasi assente, e l’asfalto bagnato sulla strada quieta. Di sabato, quando la frenesia della settimana ormai finita cede il posto a un ritmo più tranquillo, questi toni cupi avvolgono ogni cosa come a proteggerla, cullarla, rasserenarla. E allora ci si sente qui e altrove nello stesso tempo, e forse non si desidera altro.

È la magia dell’inverno, la più sottile, quasi inafferrabile – un velo trasparente che conferisce senso a ogni cosa.

Di misteriosa grandezza

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Un’incontenibile  esplosione  di  vita: arancione, giallo, marrone  caldo, viola, rosso. Sono  colori  che  parlano  di  allegria, di  entusiasmo, di  risate. Ma  l’autunno  è  anche  questo, un  insieme  di  toni, di  umori, di  sapori  la  cui  straordinaria  bellezza  riposa  sulla  varietà. L’autunno  è  generoso  perché  ci  regala  un’infinità  di  sfumature, di  luci, di  ombre, di  odori  che  non  possono  essere  racchiusi  negli  angusti  limiti  di  una  frase, sia  pure  ben  scritta. E  ottobre  è  la  poesia  che  dispiega  tale  varietà  davanti  ai  nostri  occhi, invitandoci  a  leggerla, a  interpretarla, a  coglierne  il  senso  più  remoto.

Raffinato, sensibile  e  sereno, ottobre  sussurra  dolci  parole – talvolta  incomprensibili, talvolta  bizzarre, talvolta  di  una  chiarezza  disarmante. È  un  privilegio  riuscire  ogni  anno  ad  ascoltarlo,  cogliendone  la  misteriosa  grandezza. E  cogliendola  sempre  con  estremo  stupore, sempre  come  se  fosse  la  prima  volta.

Di aprile e ottobre

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Travolta  da  impegni  e  conseguente  stanchezza  fisica, per  alcuni  giorni  ho  trascurato  il  blog. Pur  essendo  consapevole  che  l’umanità  continua  a  esistere  felicemente  anche  senza  il  superfluo  apporto  della  mia  scrittura, ricomincio  volentieri  a  postare  con  regolarità, essendo  ormai  irrimediabilmente  affezionata  a  questo  spazio.

La  cosa  più  bella  di  queste  giornate  d’aprile  è  la  luce  che  entra  dalle  finestre  posandosi  su  ogni  cosa, ma  senza  disturbare. Allegra  con  dolcezza, gioiosa  senza  esibizionismo. E  allora  si  vive  così, trasognati, un  po’  distaccati, sentendosi  leggeri  e  talvolta  bambini. Ci  sono  momenti  in  cui  è  indispensabile  aderire  soltanto  al  presente, evitando  di  elaborare  lunghi, estenuanti  progetti  per  il  proprio  futuro, evitando  di  costruire  aspettative  che  la  realtà  del  domani  potrebbe  travolgere  con  freddo  cinismo. Aderire  soltanto  al  presente  per  apprezzarlo, per sentire  su  di  sé  la  profonda, arcana, indescrivibile  bellezza  dei  minuti  che  fluiscono  mentre  il  lungo  pomeriggio  primaverile  dispiega  i  suoi  colori  chiari, li  pone  di  fronte  ai  nostri  occhi  con  la  generosità  di  chi  sa  consolare  senza  pretendere  nulla  in  cambio. E  senza  offendere.

C’è  qualcosa  che  accomuna  aprile  e  ottobre, nonostante  le  innegabili  differenze:  la  cortesia  dei  modi, il  rifiuto  dell’arroganza, la  varietà  di  toni  e  atmosfere. Entrambi  sono  amici  che  ci  accompagnano  con  discrezione  e  sollecitudine, senza  imporsi, senza  pretendere  da  noi  l’impossibile, rispettando  i  nostri  limiti, i  nostri  tempi, le  nostre  inevitabili  cadute. Ed  è  quello  che  soltanto  i  veri  amici  sanno  fare. Aprile  ha  però  l’impeto  e  la  leggerezza  della  giovane  età: s’impegna  a  farci  ridere, narra  strane  favole, induce  ai  ricordi  più  spensierati  e  bizzarri; ottobre, invece, non  è  altro  che  aprile  diventato  molto  più  saggio  e  maturo: i  suoi  discorsi  sono  talmente  profondi  da  diventare, talvolta,  incomprensibili, e  i  suoi  tanti  colori  sono  vita  e  morte  nello  stesso  tempo. Eppure, a  ben  guardare,  conservano  tutta   la  delicatezza  e  la  benevolenza  che  pervade  quelli  di  aprile.

Chiacchiere d’inverno


No, non sono scomparsa. La colpa di qualche giorno di silenzio è solo dei preparativi per le feste. Dopo dodici anni d’onorato e fedele servizio, infatti, il mio bell’albero di Natale ha deciso di morire – poverino, ha perso un grosso ramo – e così ho dovuto acquistarne uno nuovo. Non riuscendo ad accontentarmi facilmente, ho cercato con attenzione e alla fine ho trovato quello che desideravo: un albero altissimo – due metri e dieci centimetri – e di un bellissimo colore verde intenso, nonché pieno di rami. Ieri ho impiegato più di un’ora solo per unire bene tutti i pezzi e aprire i rami, e oggi ho dovuto addobbarlo ma non ho ancora finito.

Descrivere il freddo pungente e l’atmosfera cupa di questo sabato pomeriggio è quasi impossibile. Sono le sedici e quarantacinque, sta calando l’oscurità e i lampioni sulla strada sono già accesi. Il gelo è insopportabile e, se si è obbligati a uscire, si fa di tutto per rientrare in fretta a casa. Ecco che allora la scelta degli addobbi natalizi è legata, almeno per quanto mi riguarda, alle condizioni atmosferiche: come colori prediligo il rosso e l’oro, perché infondono una piacevole sensazione di calore in contrasto con il furore grigio dell’esterno. La verità è che le feste natalizie sono anche un modo per salutare l’inverno che arriva e prepararsi ad affrontarlo al meglio, opponendo ai suoi toni cupi la dolcezza e la serenità che derivano dal vivere in ambienti in cui predominano i colori caldi.