La scala a chiocciola


TRAMA
New England, 1906. In una cittadina, qualcuno uccide giovani donne affette da handicap fisici.
Helen Caper (Dorothy McGuire) lavora come governante nella villa della famiglia Warren. Essendo muta fin dall’infanzia a causa di un trauma psicologico, è una potenziale vittima del serial killer. Nella villa risiedono la signora Warren (Ethel Barrymore), il figlio Steven (Gordon Oliver), il figliastro Albert (George Brent), la segretaria di quest’ultimo e una coppia di servitori. Helen accudisce la signora Warren, molto malata e costretta a letto.
Nell’arco di una serata con un forte temporale, nella villa si scatenano tensioni che culminano in un pericolo mortale per Helen. Ma questa volta l’assassino non riuscirà a farla franca.

COMMENTO
The Spiral Staircase, in italiano La scala a chiocciola (1946), è un famoso thriller diretto da Robert Siodmak. Si distingue per la bellissima fotografia, con un ottimo bianco e nero privo di sbavature, e per alcuni elementi che in seguito diventeranno tipici di questo genere: l’ambientazione in una villa isolata, la notte accompagnata da un forte temporale, la cantina desolata e buia dove avviene l’ennesimo delitto, la presenza in uno spazio ristretto di vari personaggi apparentemente ambigui, l’inquadratura insistente di un occhio dell’assassino.

L’identità del serial killer viene scoperta prima del termine del film, che però mantiene una buona tensione fino all’ultimo. Il mutismo di Helen, che le impedisce di gridare quando s’accorge di essere in pericolo, contribuisce poi a rendere ancora più claustrofobica l’atmosfera che pervade tutta l’opera. Da antologia la sequenza in cui l’assassino vede Helen riflessa nello specchio, immaginandola senza bocca.
L’interpretazione di Dorothy McGuire, nella sua struggente intensità, è eccellente.

Voto: 8,5

Angoscia

gaslight
Trama
Londra, epoca vittoriana. In seguito all’omicidio di sua zia, che era una famosa cantante lirica, la giovanissima Paula Alquist (Ingrid Bergman) lascia l’Inghilterra per studiare canto in Italia. Qui s’innamora del musicista Gregory Anton (Charles Boyer) e lo sposa. Subito dopo il matrimonio, Gregory convince Paula a tornare a Londra, e i due si stabiliscono così nella vecchia casa in cui Paula aveva vissuto con la zia.
Astuto, freddo, calcolatore, privo di scrupoli e con una fissazione quasi maniacale per i gioielli, Gregory mette in atto un piano sottile per condurre la moglie sull’orlo della pazzia, generando in lei angoscia e profonde insicurezze. Per fortuna un funzionario di polizia, Brian Cameron (Joseph Cotten), che da bambino aveva ricevuto un dono dalla zia di Paula, insospettito dallo strano comportamento di Gregory fa riaprire il caso sulla morte della donna, il cui assassino non era mai stato identificato. Grazie alle sue indagini, Brian Cameron giungerà all’inaspettata e sconvolgente soluzione dell’omicidio, salvando così anche Paula dalla malvagità del marito.

Commento
Bel thriller diretto da George Cukor, Gaslight(1944) è conosciuto in Italia con il titolo Angoscia. Il film si segnala, oltre che per l’accurata ed elegante ricostruzione d’epoca, per la straordinaria interpretazione dei due protagonisti. Charles Boyer è superbo nel dar vita a un personaggio ambiguo e sinistro, così come Ingrid Bergman è bravissima nei panni della vittima passiva e indifesa, tanto fiduciosa e ingenua da credere, quasi fino all’ultimo, alla bontà del marito.
Angoscia è dunque uno splendido saggio di recitazione, e ha anche il merito di soffermarsi sulle dinamiche psicologiche che a volte possono instaurarsi nella vita di coppia. Questo film segna inoltre l’esordio di una giovanissima Angela Lansbury, nei panni di una frivola e inaffidabile cameriera.
Voto: 8
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L’uomo leopardo

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New Mexico, anni Quaranta del XX secolo. Una soubrette, Kiki, è convinta dal suo impresario a esibirsi portando in scena una pantera al guinzaglio. Purtroppo, però, durante la prima esibizione l’animale fugge, e poco dopo una povera ragazza viene trovata orrendamente sbranata.
Mentre in città comincia a diffondersi il panico, si verificano altre due inquietanti aggressioni. Ma l’impresario di Kiki comincia a pensare che non sia più colpa della pantera, e così indaga scoprendo un’altra verità.

The leopard man (1943) è un thriller diretto da Jacques Tourneur e prodotto da Val Newton per la RKO. Insieme a Il bacio della pantera e Ho camminato con uno zombie, forma una famosa trilogia entrata a buon diritto nella storia del cinema, nonostante il bassissimo budget impiegato per la sua realizzazione a causa delle gravissime difficoltà economiche della casa di produzione. Ne L’uomo leopardo, come negli altri due film, la violenza e l’orrore non sono mai mostrati ma soltanto evocati, grazie alla sapiente costruzione delle atmosfere e al bellissimo bianco e nero. Nonostante, a un certo punto, l’identità del vero colpevole sia evidente, tuttavia le tre sequenze in cui le donne vengono uccise sono realizzate in modo tale da infondere suspense alla narrazione, e da trasmettere angoscia pur senza mostrare nulla in maniera esplicita. Buona anche la caratterizzazione psicologica dei personaggi.
Pellicola adatta agli irriducibili cinefili desiderosi di approfondire la storia della settima arte, e a chi apprezza le atmosfere elegantemente allusive.
Voto: 7 e mezzo.
Sotto due immagini tratte dal film.
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