Il vento ad aprile

Raffiche di vento improvvise, le foglie degli alberi sferzate, un acquazzone violento, la strada allagata. Ma è stata soltanto una parentesi, perché siamo ad aprile, mese dolce, fragile, un po’ infantile, incapace di cattiveria. La burrasca si è placata dopo pochi minuti, e il sole è tornato a invadere il cielo.

Adesso resta il vento, resta il vento a raccontarci che questa meraviglia – quest’abbraccio di colori brillanti e di insicurezze – è ancora qui con noi, anche se per poco. E lo rimpiangeremo, aprile, lo rimpiangeremo per la sua ingenua vitalità, le sue molte fantasie, la sua commovente tenerezza.

Tenerezza di primavera

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I  colori  di  primavera  hanno  la  tenera  freschezza  dell’ingenuità, l’ingenuità  di  chi  è  appena  sbocciato  all’esistenza  e  mostra  il  proprio  splendore  con  fiducia  e  quieta  serenità. Poi  capita  qualcosa – capita  sempre  qualcosa -, e  quei  colori, quella  freschezza, quella  meravigliosa  apertura  all’esistenza  vengono  meno. E  allora   la  primavera  ha  il  compito  di  ricordarci  ciò  che  eravamo,  risvegliando  in  noi  qualche  emozione  profondamente  addormentata  negli  angoli  più  remoti  dell’anima.

 

Intermezzo d’infinita tenerezza

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Non è un pomeriggio qualsiasi, ma un intermezzo di sogni e di pensieri. Un intermezzo d’infinita e inaspettata tenerezza che invade il cuore, lo riscalda, lo seduce e non l’abbandona.
Non è solo uno sguardo, non è solo un gesto, non è solo un ricordo: è tutto questo insieme e altro ancora. Un abisso d’emozioni, una vertigine che non passa, una lucida follia.

Non è un pomeriggio come tanti, ma un intermezzo d’infinita tenerezza. Mi ha incatenata e ipnotizzata e ammaliata. Forse per farsi ascoltare.