Passeggiata in città

Cosa succede se la terribile calura estiva ci regala una piccola tregua? Succede che si possa finalmente camminare un po’, andando alla riscoperta di strade e quartieri dimenticati o lasciati da parte per semplice disinteresse.

A cinque minuti da casa mia c’è il quartiere Sant’Agnese vecchia. Insieme al centro storico e al Buon Pastore, è considerato uno dei migliori quartieri della città. Si distingue in modo particolare per un’alta concentrazione di ville, soprattutto liberty, e di palazzi di lusso, oltre che per essere un’area molto verde. Ieri, approfittando della giornata abbastanza mite, ho deciso di visitarlo scattando qualche foto, giusto per divertirmi un po’, senza pretese.

Via Vedriani è piena di alberi e molto silenziosa. Ci si passeggia volentieri:

Anche via Archirola riserva belle sorprese:

Via Valdrighi, verdissima e con molti palazzi “blindati” dagli alberi:

Da via Valdrighi si raggiunge la chiesa di Sant’Agnese, parrocchia del quartiere, che si affaccia su piazzale Annibale Riccò:

Ed ecco la chiesa:

Viale Moreali, largo, verde e pieno di traffico, anche se l’ho fotografato in un raro momento di pace:

Via del Gambero, una laterale di viale Moreali:

All’angolo con via Malmusi ci accoglie una casa in disfacimento:

Al ritorno, una bella palazzina in via Prampolini:

Leggere durante l’estate

libri

Con  l’avvicinarsi  dell’estate, mi  tornano  in  mente  le  vacanze  trascorse  da  adolescente, quando  la  stagione  calda  era  amatissima  perché  significava  uscire  tutti  i  giorni, incontrare  amiche  e  amici, abbandonare  a  lungo  la  città. Durante  quelle  estati  che  sembravano  colme  di  promesse, lessi  molto, moltissimo. In  genere, a  partire  da  maggio  compilavo  liste  di  libri – classici  della  letteratura – per  poterli  leggere  con  calma  una  volta  terminato  l’anno  scolastico. E  sono  felice  di  averlo  fatto, perché  ora  non  ho  più  tutto  quel  tempo  a  disposizione.

Ecco  che, allora, se  dovessi  dare  un  consiglio  alle  persone  più  giovani, le  inviterei  senz’altro  ad  approfittare  dell’estate  per  leggere, leggere, leggere. Leggere  anche  quei  libri  che  sono  definiti  mattoni, quelli  che  spesso  non  si  ha  neppure  voglia  di  nominare. Non  ha  importanza  se  poi  non  si  riesce  a  finirli  e  si  decide  di  interromperne  la  lettura: tutti  noi, almeno  una  volta, abbiamo  abbandonato  un  libro  giudicandolo  insopportabile  e  ciò  non  è  una  colpa. Quello  che  conta  è   cominciare  e  provare. Io, ad  esempio, non  ho  mai  finito  di  leggere  la  Coscienza  di  Zeno, opera  di  Italo  Svevo. Ho  tentato  per  tre  volte  di  dispormi  quietamente  alla  sua  lettura, ma  niente  da  fare, dopo  circa  50  pagine  ho  sempre  abbandonato. E  non  me  ne  vergogno: evidentemente  io  e  Svevo  non  andiamo  molto  d’accordo. Di  Svevo  ho  preferito  Senilità.

Un  altro  libro  che  mi  fece  soffrire  fu  La  Certosa  di  Parma  di  Stendhal. Lo  lessi  a  quindici  anni, impiegai  soltanto  due  giorni  per  finirlo  tutto, ma  ammetto  che  obbligai  me  stessa  a  non  abbandonare  quelle  pagine. Nello  stesso  periodo, lessi  Resurrezione  di  Tolstoj  e  lo  completai  senza  sforzo  e  con  piacere, pur  essendo  un  romanzo  considerato  pesante. Tutto  questo  per  dire  che  ciascuno  ha  i  propri  gusti  e  le  proprie  idiosincrasie.

Leggere  bei  libri  permette  di  ampliare  i  propri  orizzonti  mentali, di  conoscere  mondi, personaggi, credenze, sentimenti  e  valori  diversi  dai  propri. In  altre  parole, significa  arricchire  enormemente  la  propria  esperienza  anche  sul  piano  emotivo. E  consente  di  imparare  a  scrivere  e  a  pensare. Perciò  gli  studenti  dovrebbero  leggere  approfittando  dell’estate  e  del  fatto  che, a  una  certa  età, le  giornate  sembrano  lunghissime, come  se  non  volessero  finire  mai, soprattutto  quando  le  notti  sono  brevi  e  le  ore  di  luce  appaiono  interminabili.

Naturalmente, da  giovanissimi  bisogna  anche  divertirsi, soprattutto  durante  l’estate. Non  è  sprecato  il  tempo  che  si  trascorre  con  amiche  e  amici  a  chiacchierare  e  a  inventarsi  qualsiasi  cosa  pur  di  sentirsi  spensierati  e  allegri. Anzi, è  indispensabile  farlo. Però  ci  si  può  divertire, si  può  scherzare, si  può  giocare, si  può sognare  e, nello  stesso  tempo, si  può  trovare  il  tempo  per  leggere  buoni  libri.

La lettura


Non è soltanto uno svago, un salutare intermezzo per dimenticare il mondo, ma è anche fonte d’esperienza, nutrimento dell’anima, occasione di riflessione. La lettura è una compagnia stimolante, un’amica fedele e persino affettuosa, una strega buona capace di compiere strani incantesimi, una saggia consigliera, un rifugio sicuro, un’oasi nel deserto.

Si legga ovunque e ogni volta che si può: in una stanza chiusa o in un giardino fiorito, in una biblioteca o su un treno in corsa. Si legga per avere qualcosa da ricordare, per apprendere ogni giorno una parola nuova, per non limitarsi a sopravvivere.
Si legga in memoria di tutti coloro che non hanno mai potuto farlo.

(In foto il dipinto La lettura, di Silvestro Lega)

Trastulli on line


Questa sera, trovandomi in piena fase bambocciona, di cui peraltro non mi vergogno ma che anzi voglio condividere con voi, ho trascorso quasi un’ora a vestire e truccare bambole on line. Mi sono divertita non solo a truccare alcune Barbie ma anche a vestire una bambola senza nome, bisognosa di un look primaverile adeguato.

Spesso, quando mi lascio andare senza remore a baloccarmi in questo modo, dichiaro di essere sprofondata nella fase casual della mia esistenza e rido di gusto. Ma bambocciona o casual che sia, è una fase di cui non posso fare a meno.

Una gatta e un giaguaro


Qui sopra potete ammirare Titta, gatta colombiana, mentre allatta uno scottaiolo che, alcuni giorni fa, è stato trovato ferito in un parco. Chi desidera vedere altre foto di Titta e dello scoiattolo, può cliccare qui.
Ma non è finita. Guardate:

Una femmina di giaguaro gioca col suo cucciolo maculato allo zoo di Yaduda, in Giordania. Per vedere tutte le foto, cliccare qui.

Passioni scatenate (III)


Donna: essere fragile, sospirante, ansimante e lacrimante.
Come ho già scritto altre volte, nella telenovela Amor real la protagonista, Matilde, è particolarmente lagnosa nonché tonta e trascorre buona parte del tempo a piangere.
Uno dei momenti indimenticabili della telenovela è costituito dall’arrivo della suddetta eterna-piangente nella bella tenuta del marito. Ma andiamo con ordine. Dopo essere stata costretta a sposare il giovane e (troppo) muscoloso dottor Manuel Fuentes Guerra, peraltro dotato di ampi beni di fortuna mobili e immobili, la poveretta, che non sa darsi pace perché separata dal suo vecchio spasimante Adolfo Solis, privo di beni di qualsiasi genere, viene condotta dal focoso e irritatissimo marito nella tenuta di campagna, su un bell’altopiano messicano pieno di spinosi cactus. Durante il viaggio e all’arrivo, Matilde è terrorizzata: non le piace Manuel, ha paura di lui, si sente presa in trappola, si strugge per amore di Adolfo. Fin qui tutto normale, tenendo conto del concetto di normalità applicabile a una telenovela.
Quando però si trova per la prima volta nella sua nuova casa, Matilde che fa? Sentendosi sperduta, si reca alla finestra della sua camera, la spalanca, guarda il paesaggio notturno tutto buio e, con una voce simile a un belato e ovviamente singhiozzando, invoca suo padre e Adolfo. Li chiama attraverso l’aere, insomma, mentre loro sono a chilometri di distanza.

Altri momenti indimenticabili sono i due improvvisati tentativi di fuga di Matilde, soprattutto il secondo. Anche in questo caso è notte e ci sembra giusto: se si vuole fuggire senza dare nell’occhio, infatti, è sempre meglio attendere le ore in cui il sole se n’è andato e tutti i possibili rompiscatole dormono. Peccato però che Matilde si trovi su un altopiano semi-desertico, in una villa isolata, nel Messico della metà dell’Ottocento, senza mezzi di trasporto veloci e con altissima probabilità d’incontrare banditi una volta varcate le mura che proteggono la dimora. Vederla lì, al buio, mentre tenta di aprire il portone col suo fagottello in mano, e sapere che probabilmente non riuscirà nemmeno a orientarsi una volta uscita dalla proprietà di Manuel, lascia interdetti. Ma si sa, si vuole rappresentare la donna come un soggetto del tutto irrazionale, inguaribile vittima degli istinti del momento e incapace di riflettere sulle conseguenze dei suoi gesti.

Ora, pensate forse che Manuel non si accorga del fatto? Essendo una specie di mastino sempre all’erta per scongiurare i colpi di testa della moglie, riesce a recuperarla prima che sia troppo tardi anche grazie all’intervento di una domestica che lavora nella casa. E così Matilde torna in gabbia, singhiozzante e abbattuta.
Ma non finisce qui: le lacrime, infatti, continuano. Alla prossima.

Umarells e Coop

TESSERA COOP ESTENSE
C’è un luogo, magico ma non misterioso, in cui l’umarell emiliano si sente padrone, re e persino imperatore (ma sì, abbondiamo!): le Coop che vendono prodotti alimentari. Naturalmente non mi riferisco agli ipermercati, enormi e dispersivi, ma alle Coop di medie e piccole dimensioni presenti in vari quartieri delle nostre città. Qui l’umarell, orgogliosamente tesserato e socio, si muove con visibile sicurezza perché consapevole di trovarsi nel proprio elemento naturale e di essere rispettato, coccolato, vezzeggiato e riverito: tutti, infatti, sono ai suoi ordini, tutti sono disponibili e gentili nel fornire informazioni, indicare il prodotto migliore, ascoltare con santa rassegnazione eventuali lamentele e consigli. Sì, perché l’umarell medio fornisce consigli non richiesti persino ai dipendenti Coop. 😕

Ad esempio, in una Coop che anch’io frequento, qualche giorno fa un umarell ha gentilmente informato una cassiera circa il modo migliore per ingrandire il magazzino, parlando con apparente competenza di buchi da praticare e materiali da usare; con molta serietà l’umarell in questione ha parlato anche di una trivella, ma non ricordo più perché e forse è meglio così. 😀
A onor del vero, non vi è alcun progetto per ingrandire questo punto vendita, e quindi l’umarell suddetto ha teorizzato tutto in base a proprie fantasie, ma la cassiera ha ugualmente ascoltato la filippica con molta affabilità, come da tradizione, perché, con la loro presenza costante e il loro sincero entusiasmo di soci, gli umarells sono una garanzia di prosperità per le Coop. Lunga vita agli umarells!

Umarell-ladro

ladro
Ebbene sì, è capitato anche questo. Qualche giorno fa, nella mia provincia un baldo rappresentante della nutrita schiera degli umarells è stato arrestato per furto, avendo rubato alcuni pezzi meccanici da un’automobile o da una moto. Ma il bello è che quest’infaticabile “giovanotto” ultrassessantenne non si è solo limitato a rubare: in evidente stato di eccitazione per aver trovato i rari pezzi meccanici cui aspirava da una vita intera e non volendo in alcun modo rinunciare a essi, si è scagliato contro le vittime del furto dopo essere stato scoperto in flagranza di reato.

A questo punto, un lettore poco avvezzo alle questioni umarelliche potrebbe pensare che gli umarells non siano più quelli di una volta, placidi, onesti e sornioni, e che l’attuale, presunta decadenza dei costumi li abbia irreversibilmente contagiati. Colpa forse della televisione e dei suoi programmi-spazzatura? Colpa dell’assenza di socialità nelle nostre città sempre più disumane? Colpa della crisi economica? No, niente di tutto questo: la spiegazione è molto più semplice e banale.

Essendo inclini, per mentalità e abitudini, a impegnarsi in una variegata tipologia di lavoretti fai-da-te, e perciò bisognosi di oggetti di ogni tipo spesso introvabili, gli umarells sono sempre stati esposti all’insana tentazione di rubare e l’hanno fatto in ogni epoca, sia pure in genere con un certo garbo.
In questa prospettiva, allora, si comprende come un umarell appassionato di pezzi di ricambio, con i quali vorrebbe costruire qualcosa d’innominabile o aggiustare qualcosa d’altrettanto innominabile, sia disposto a tutto pur di acchiappare ciò che ha sempre desiderato, e possa quindi diventare violento se un malcapitato l’ostacola mentre cerca di ottenere l’oggetto dei suoi sogni.

Del resto l’inclinazione al furto, latente in tutti i veri umarells, è provata anche da un’abitudine che li caratterizza da sempre: lo stazionamento rigorosamente in gruppo intorno ai bidoni della spazzatura, allo scopo di rovistare per vedere se i giovani d’oggi, viziati e debosciati, hanno gettato via qualcosa da poter prendere, trasformare e riciclare nei modi più assurdi e inutili. Lo stazionamento presso i bidoni della spazzatura è dunque il primo gradino verso altri ben più loschi traguardi.

(La foto è tratta da qui)