Leggere durante l’estate

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Con  l’avvicinarsi  dell’estate, mi  tornano  in  mente  le  vacanze  trascorse  da  adolescente, quando  la  stagione  calda  era  amatissima  perché  significava  uscire  tutti  i  giorni, incontrare  amiche  e  amici, abbandonare  a  lungo  la  città. Durante  quelle  estati  che  sembravano  colme  di  promesse, lessi  molto, moltissimo. In  genere, a  partire  da  maggio  compilavo  liste  di  libri – classici  della  letteratura – per  poterli  leggere  con  calma  una  volta  terminato  l’anno  scolastico. E  sono  felice  di  averlo  fatto, perché  ora  non  ho  più  tutto  quel  tempo  a  disposizione.

Ecco  che, allora, se  dovessi  dare  un  consiglio  alle  persone  più  giovani, le  inviterei  senz’altro  ad  approfittare  dell’estate  per  leggere, leggere, leggere. Leggere  anche  quei  libri  che  sono  definiti  mattoni, quelli  che  spesso  non  si  ha  neppure  voglia  di  nominare. Non  ha  importanza  se  poi  non  si  riesce  a  finirli  e  si  decide  di  interromperne  la  lettura: tutti  noi, almeno  una  volta, abbiamo  abbandonato  un  libro  giudicandolo  insopportabile  e  ciò  non  è  una  colpa. Quello  che  conta  è   cominciare  e  provare. Io, ad  esempio, non  ho  mai  finito  di  leggere  la  Coscienza  di  Zeno, opera  di  Italo  Svevo. Ho  tentato  per  tre  volte  di  dispormi  quietamente  alla  sua  lettura, ma  niente  da  fare, dopo  circa  50  pagine  ho  sempre  abbandonato. E  non  me  ne  vergogno: evidentemente  io  e  Svevo  non  andiamo  molto  d’accordo. Di  Svevo  ho  preferito  Senilità.

Un  altro  libro  che  mi  fece  soffrire  fu  La  Certosa  di  Parma  di  Stendhal. Lo  lessi  a  quindici  anni, impiegai  soltanto  due  giorni  per  finirlo  tutto, ma  ammetto  che  obbligai  me  stessa  a  non  abbandonare  quelle  pagine. Nello  stesso  periodo, lessi  Resurrezione  di  Tolstoj  e  lo  completai  senza  sforzo  e  con  piacere, pur  essendo  un  romanzo  considerato  pesante. Tutto  questo  per  dire  che  ciascuno  ha  i  propri  gusti  e  le  proprie  idiosincrasie.

Leggere  bei  libri  permette  di  ampliare  i  propri  orizzonti  mentali, di  conoscere  mondi, personaggi, credenze, sentimenti  e  valori  diversi  dai  propri. In  altre  parole, significa  arricchire  enormemente  la  propria  esperienza  anche  sul  piano  emotivo. E  consente  di  imparare  a  scrivere  e  a  pensare. Perciò  gli  studenti  dovrebbero  leggere  approfittando  dell’estate  e  del  fatto  che, a  una  certa  età, le  giornate  sembrano  lunghissime, come  se  non  volessero  finire  mai, soprattutto  quando  le  notti  sono  brevi  e  le  ore  di  luce  appaiono  interminabili.

Naturalmente, da  giovanissimi  bisogna  anche  divertirsi, soprattutto  durante  l’estate. Non  è  sprecato  il  tempo  che  si  trascorre  con  amiche  e  amici  a  chiacchierare  e  a  inventarsi  qualsiasi  cosa  pur  di  sentirsi  spensierati  e  allegri. Anzi, è  indispensabile  farlo. Però  ci  si  può  divertire, si  può  scherzare, si  può  giocare, si  può sognare  e, nello  stesso  tempo, si  può  trovare  il  tempo  per  leggere  buoni  libri.

Associazioni mentali


Sono stati e sono ancora moltissimi gli studenti italiani che detestano il povero Alessandro Manzoni a causa del romanzo I promessi sposi. Ricordo che io, invece, fin dalle scuole medie fui molto colpita dal personaggio dell’Innominato e, soprattutto, dalla descrizione della famosa notte della sua conversione. Sono sempre stata attratta dalle figure complesse sotto il profilo psicologico e l’interiorità dell’Innominato, uomo malvagio che giunge alla completa redenzione dopo una profonda sofferenza, è descritta da Manzoni con una maestria tale da renderla, per me, indimenticabile.

Questa sera, un’associazione mentale rapida e improvvisa mi ha indotta a pensare all’opera manzoniana e, subito dopo, all’Innominato. Tutto ha avuto inizio dal ricordo di N., un ragazzo che conobbi molti anni fa. Durante una delle nostre ormai mitiche liti – ebbene sì, fu un rapporto assai burrascoso – una copia dei Promessi sposi, incolpevole e immobile spettatrice dell’ira di quei momenti scomposti, volò. Che significa? Che uno di noi due la lanciò.

Dunque, ricapitolando: N., lite, lancio del romanzo I promessi sposi e Innominato. Questa è l’associazione mentale che mi ha trasportata verso la splendida figura manzoniana, a dimostrazione del fatto che persino un litigio può assumere, attraverso tortuose vie, interessanti risvolti culturali. 😀

Immagino che alcuni lettori – specialmente alcune lettrici – vorrebbero forse ora conoscere qualche dettaglio in più a proposito di questo misterioso N. Sorge allora l’inevitabile dilemma: parlo o non parlo? Mhm…Mettiamola così: un luogo comune estremamente popolare c’insegna che il primo amore non si scorda mai. Naturalmente non è per tutti vero; però nel mio caso lo è.