La regina e i sogni di gloria

Alcuni si stracciano le vesti per la morte della regina Elisabetta, commentando quest’avvenimento con toni decisamente sopra le righe. A volte, sono uomini e donne che neppure ricordano di avere nonni o parenti ormai vecchi, il cui decesso, quando arriva, li sfiora appena.

Mentre singhiozzano per Elisabetta, mi rammentano quelle persone che si dedicano con grande zelo al volontariato, visitando gli anziani soli, e però, nel frattempo, hanno collocato i propri genitori nelle cosiddette strutture protette.

Va bene, la regina è un pezzo importante della storia inglese. Ma un conto è valutarne la figura in maniera razionale, per l’impatto che ha avuto sulla sua nazione, un altro conto, invece, è dolersi e considerarla alla stregua di una persona cara. Sì, eravamo abituati a vederla, d’accordo; ma cerchiamo di mantenere le giuste proporzioni.

La verità è che spesso, in questi casi, ad attirare è lo sfarzo, quel lusso sfrenato al quale la grande maggioranza della popolazione mondiale non ha e non avrà mai accesso. Le regine, i principi e le principesse rappresentano un mondo “altro”, affascinante e per molti versi misterioso, reso sacro proprio dalla sua unicità e dai privilegi che lo puntellano, quei privilegi che molti vorrebbero avere.

Peccato, però, che tali privilegi costino parecchio alla collettività e che, nel lungo, complicato corso della storia, siano stati sempre ottenuti a colpi di violenze, crudeltà e durezze inenarrabili.

Bisognerebbe ricordarselo, per maturare un po’ e capire che le enormi diseguaglianze presenti nel mondo non sono effetti del caso.

Perché a novembre

Dopo  una  settimana  molto  intensa, trascorsa  a  ritmi  sostenuti, questa  mattina  sono  andata  al  mercato  che, ogni  seconda  domenica  del  mese, si  tiene  al  Parco  Novi  Sad, e  così  ho  potuto  ammirare  alcuni  splendidi  alberi  nel  pieno  della  loro  bellezza  autunnale: un  caos  di  foglie  verdi  e  gialle  sotto  il  cielo  grigio  e  incerto  di  una  tipica  giornata  di  novembre, umida  ma  non  troppo  fredda, malinconia  ma  non  tetra.

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Lo  spettacolo  più  coinvolgente, quello  che  colpisce  il  cuore, è  sempre  il  lento, costante, muto  cadere  di  foglie  da  qualche  albero  che, sulla  solita  strada,  in  genere  passa  inosservato; un  albero  che  sembra  non  dover  regalare  alcuna  emozione  e  che  invece, a  novembre, sa  raccontare  un’ambigua  storia  fatta  di  sussurri  e  disfacimento. Forse  occorre  coraggio  per  ascoltare  una  simile  storia, forse  è  meglio  andarsene  eludendo  ogni  cosa  e  guardando  avanti; ma  talvolta  ci  si  ferma, talvolta  si  preferisce  sentire  e  vedere  e  poi  anche  capire. Dopo  si  torna  a  camminare, a  compiere  gli  stessi  gesti, a  ridere, persino  a  dimenticare. Ma  soprattutto  si  tace, non  si  narra  quello  che  si  è  visto  e  sentito – perché  non  lo  si  può  narrare, perché  non  lo  si  può  spiegare.

Ottobre

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Ottobre  è  un  racconto, narrato  a  voce  sommessa  in  un  salotto  tranquillo, vicino  a  una  finestra  aperta  sull’invisibile. Ottobre  è  l’anima  che  parla, la  verità  che  chiede  di  essere  ascoltata, la  storia  di  ciascuno  che  si  dipana  con  delicatezza,  mentre  la  sera  avvolge  e  comprende, incanta  e  seduce.

Ottobre  è  un  diario: pagine  ingiallite  e  infinite  parole, strani  discorsi  a  percorrere  il  tempo, a  indicare  sfumature, a  illuminare  angoli  scuri. Ottobre  è  un  racconto  segreto, una  porta  chiusa  che  si  apre  sull’eterno, una  mancanza  e  una  presenza.

Ottobre  è  un  sentiero  remoto, sogno  di  foglie  ingiallite, di  passi  e  di  pensieri. Ottobre  è  la  memoria  che  non  teme  se  stessa; ottobre  è  il  ricordo  struggente  che  diventa  saggezza.

Moderazione


Per prima cosa discrezione. Poi moderazione, esercizio costante della razionalità e onestà intellettuale. Il fanatismo è qualcosa da cui fuggo sempre senza alcuna esitazione perché implica un pericoloso offuscamento della ragione, l’incapacità di giudicare senza lasciarsi trascinare dall’emotività e il persistere in un atteggiamento ottusamente acritico. Senza contare che, nel corso della storia, vari tipi di fanatismo hanno prodotto effetti devastanti nella società.

Certo, non è tutto così immediato e spontaneo, ma è frutto d’un lavoro interiore lento e faticoso. Però ne vale la pena.