Inverno, dicembre e colori: chiacchiere da salotto

Il freddo è arrivato tutto, intenso e sferzante come se fossimo già in pieno inverno. E allora via con maglioni, sciarpe, guanti e passi veloci sulle strade, passi velocissimi per affrontare il gelo col cipiglio giusto, come a dire guarda che non mi fai paura – ma è soltanto un modo per riscaldarsi e affrontare l’aria troppo pungente.

Si avverte anche il dispiacere per quei colori autunnali stupefacenti costretti a ritrarsi in fretta, il fuoco ardente della vita che si sta spegnendo davanti ai nostri occhi, e nulla possiamo fare per mutare questo ciclo. Nella tarda mattinata ho avuto il coraggio – è il caso di dirlo – di fare una rapida puntatina al Parco della Resistenza e ho trovato gli alberi in queste condizioni:

Restano ancora tracce scomposte della stagione autunnale, pennellate di giallo su uno sfondo via via sempre più tetro e spoglio, in un contrasto affascinante ma indefinibile. Per l’armocromia dicembre corrisponde all’inverno profondo e, in particolare, i primi quindici giorni del mese possono essere declinati come inverno profondo soft. Le persone che, per sottotono della pelle e colori di occhi e capelli, appartengono all’inverno profondo farebbero bene a scegliere una palette di colori scuri, intensi e abbastanza freddi, ma riescono a tollerare qualche traccia di calore, perché assomigliano proprio al mese di dicembre, quando cominciano a imporsi i colori freddi ma quelli autunnali non scompaiono completamente, come nella foto qui sopra. Siamo intimamente legati alle sfumature cromatiche delle stagioni, questo è certo e sorprendente.

Tralasciando ora l’armocromia, che consiglio comunque di approfondire, torno alla mia fredda mattinata in giro per la città. Dal Parco della Resistenza, ho avuto la forza per raggiungere il Parco di villa Ombrosa e fotografare il suo bellissimo viale ormai quasi spoglio. Anche qui restano alcune tracce autunnali, che consentono di abituarci adagio al mutamento della stagione:

Nel tardo pomeriggio di ieri, invece, mi sono divertita a passeggiare in centro storico, per lasciarmi cullare dall’atmosfera festiva:

In piazza Grande anche il Palazzo comunale si è vestito a festa:

L’atmosfera natalizia ha risvegliato la bambina che è in me. Sono stata investita, infatti, da un attacco d’infantilismo acuto e sono salita sul trenino che ogni giorno, in questo periodo dell’anno, trasporta i passeggeri lungo le vie del centro. Quest’anno, oltre ai soliti due euro, per viaggiare sul trenino occorre anche il Green Pass. Ecco l’interno ancora vuoto (poi si è riempito):

Il percorso è stato lungo e piacevole, e durante il viaggio abbiamo ascoltato tante canzoni natalizie, soprattutto quelle più tradizionali, che sono anche commoventi perché rievocano giorni lontani e persone che non sono più qui.

Adesso non mi resta che mutare la grafica del blog, come faccio sempre quando cambiano le stagioni. 🙂

L’inevitabile passaggio

Il passaggio da una stagione all’altra non è mai del tutto indolore, perché porta con sé la necessità di un adattamento, fisico e mentale: bisogna abbandonare una fase e accoglierne un’altra. A questo ritmo non ci si può ribellare, essendo un dato di fatto, una pura e semplice realtà. E con la realtà, prima o poi, bisogna sempre fare i conti.

Con il trascorrere degli anni, e con gli inevitabili mutamenti che questo inarrestabile flusso comporta, a volte diventa difficile accettare continue giornate piene di sole e lo splendore di un cielo azzurro senza nubi, perché ciò non sempre si adatta al nostro stato d’animo, oppure perché diventa fonte di distrazione, richiamando alla memoria scene lontane, frammenti dell’adolescenza e della prima giovinezza, momenti spensierati che non torneranno più.

Per questo blog, il passaggio da una stagione all’altra significa un cambiamento importante sul piano estetico: devo scegliere nuove immagini e nuovi sfondi, cosa che per me è sempre motivo di gioia. Modificare le immagini e l’atmosfera del blog è una sorta di rito utile ad abituarmi alla nuova stagione, ad accogliere il mutamento con maggiore consapevolezza: è una piccola celebrazione e, allo stesso tempo, una rassicurante garanzia di continuità.

E siccome il primo giugno, cioè domani, segna l’inizio meteorologico della nuova stagione, buon inizio d’estate a chiunque passi da queste parti.

P.S. Non so perché, ma erano scomparsi i link ai blog amici senza che io li avessi tolti. In ogni caso, me ne sono accorta e li ho recuperati. Mi scuso per l’inconveniente. 

Cielo grigio e agosto

Questa  mattina  ci  siamo  svegliati  col  cielo  grigio, ma  le  gocce  di  pioggia  sono  state  pochissime. Tuttavia, l’aria  più  fresca  ci  ha  consentito  di  lasciare  le  finestre  aperte  a  lungo, fino  a  mezzogiorno: una  vera  benedizione. Dopo  è  tornato  il  sole  e  con  esso  il  caldo, anche  se  meno  fastidioso  rispetto  ai  giorni  scorsi.

Quando  d’estate  il  cielo  è  grigio  e  nervoso, com’è  accaduto  stamattina, si  vive  in  una  strana  atmosfera  sospesa, che  sembra  quasi  proiettarci  in  una  dimensione  irreale.  È  la  magia  dell’attesa, l’attesa  del  respiro  dopo  settimane  d’aria  bollente, l’attesa  di  un  cambiamento  e  di  una  stagione  più   umana.

Il    declino  delle  stagioni  è  sempre  uno  spettacolo  affascinante, per  chi  desidera  coglierlo  e  sa  porre  attenzione  alle  più  piccole  sfumature  del  cielo, dell’aria  e  dell’atmosfera. Certo, adesso  è  ancora  presto  per  parlare  della  fine  dell’estate, però  fra  qualche  giorno, forse, cominceremo  a  notare  qualche  segnale.

Intanto  c’è  un’immagine  che  forse  ci  rimanda  ad  altre  estati, più  miti  e  serene: estati  del  cuore  e  della  mente, in  cui  il  verde, il  viola  e  il  rosa  s’intrecciano  in  un  groviglio  di  colori, e  l’acqua  limpida  scorre  lenta  sotto  il  sole  sorridente  e  pigro.

Un momento di passaggio

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La fine di una stagione è un momento un po’ particolare. Un momento di sospensione e di attesa.
Difficile spiegare perché in questi periodi mi assale, in maniera quasi frenetica e quando dovrei pensare ad altro, il desiderio di muovermi, di uscire, di perdere tempo a passeggiare, persino di tornare a percorrere con calma il quartiere della mia infanzia.

Forse nei momenti di passaggio si vuole conservare qualcosa di sé, del proprio passato e della propria storia, perché si avverte l’inesorabile trascorrere del tempo.
Ma la gioia per l’arrivo dell’autunno è sempre la stessa. Sempre come se fosse la prima volta.

Intermezzo d’agosto


L’afa, la noia, il pensiero altrove. In questi giorni d’agosto, nei quali mi sento sospesa, come in una pigra condizione d’attesa lenta, ho pensato all’autunno. E ho cercato immagini autunnali da poter pubblicare prossimamente su questo blog.
Bisognerebbe vivere il presente, assaporarlo, abbandonarsi a esso, non lasciarselo sfuggire; pensare al futuro, a qualcosa che verrà ma che ancora non c’è, significa trascurare il presente, cioè la vita, e tutto quello che può offrire. Eppure non posso fare a meno di considerare questo mese d’agosto una sorta di passaggio, da percorrere in fretta e sul quale non soffermarmi, in attesa di settembre, quando l’estate sarà costretta a dileguarsi fra le prime intense ombre dell’autunno.

Pensieri e stagioni


Le quattro stagioni in un’immagine particolare. I colori forti e solari dell’estate preludono ai toni smorzati e infinitamente dolci dell’autunno: dal pieno, esultante e prepotente trionfo della natura al suo ineluttabile disfacimento. Ciò che accadrà fra non molto tempo.
Il ciclo si ripete, eternamente identico a se stesso. Eppure conserva intatto il suo fascino, almeno per chi sappia e voglia guardarlo con occhi sempre nuovi.

(L’immagine è stata dipinta da Deborah Moratto)

L’eterna dolcezza di Holly Hobbie

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Poco invernale questa delicata immagine firmata Holly Hobbie, ma un’incursione nei colori e nello splendore di un’apparente primavera è sempre molto piacevole, soprattutto a dicembre.
Circondata da una gaia varietà di fiori, immersa nel delicato splendore della bella stagione, Holly Hobbie ci regala un indecifrabile senso di quiete. L’allegro ombrello colorato forse la ripara dal sole, mentre pensosa siede e volge la testa verso di noi, che la stiamo osservando con l’ansia di coglierne i più reconditi segreti. Lei ricambia il nostro sguardo, seria e silenziosa: sembra quasi che abbia scelto di sedersi apposta, per attendere quelli di noi che, stanchi dell’opaco grigiore della vita quodiana, e frastornati dal caos della volgarità che ci circonda, sono in cerca di un’oasi di pace e di un po’ di ristoro.
Perciò, senza alcuna ostentazione, quasi timidamente, tiene in mano un mazzolino di fiori: un piccolo omaggio, dolce e sincero, per alleggerirci il peso di tante crudeli stagioni.

(Gli altri miei post sullo stesso argomento: Il mondo incantato di Holly Hobbie, La magia di Holly Hobbie, Una quiete fuori del tempo)