Di stagioni, atmosfere e umori

Era lo scorso 3 gennaio, una giornata cupa e nebbiosa. Viale Buon Pastore era straziato dallo squallore dell’inverno, inospitale e tetro:

Stasera, prima di cena, grazie alla delicata luminosità della fine di marzo, quello squallore è svanito, consegnato alla dimensione della memoria e del futuro che verrà. Adesso il viale si è trasformato:

Ad aprile gli alberi del viale si tingono di viola e diventano uno spettacolo emozionante; ma se ne possono già cogliere le premesse:

E torno ancora indietro nel tempo, torno al 3 gennaio, quando il parco del viale era solo un pianto:

Stasera, verso il tramonto, non sembrava neppure lo stesso :

Alcune tracce dell’inverno restano, ma sono frammenti, cattivi umori destinati a dissolversi nel corso del mese che sta arrivando: aprile, l’essenza profonda della primavera.

Oggi

Ho  scritto  l’ultimo  post  una  settimana  fa: è  trascorso  davvero  troppo  tempo, almeno  per  me. Ciò  è  avvenuto  non  per  mancanza, ma  per  sovrabbondanza  di  idee  e  di  pensieri. Avrei  potuto  scrivere  quasi  un  post  al  giorno; eppure, l’eccesso  di  suggestioni, di  temi  e  di  riflessioni  che  avrei  voluto  affrontare  si  è  risolto  in  un  nulla  di  fatto. Capita  anche  questo  a  chi  scrive  molto.

Non  posso  abbellire  l’eccessivo  squallore  di  questa  giornata  tetra, umida  e  piovosa. Mi  mancano  le  parole: non  riesco  a  trovare  luce  dove  non  c’è, non  riesco  a  vedere  oltre, perché  oggi  il  mio  sguardo  è  qui, tutto  impigliato  nella  rete  della  logica, della  fredda  razionalità, della  realtà. Perciò  non  posso  regalare  sogni  o  illusioni. Oggi  posso  solo  mostrare  questi  colori, che  mi  raccontano  storie  e  favole  lontane:

sbrana

(Paesaggio, di  Antonio  Sbrana)

 

Freddo d’autunno


Dopo lo squallore della pioggia e del cielo scuro, oggi il sole splende ma la giornata è freddissima, quasi invernale. Restano i colori a ricordarci che è ottobre, che è autunno e che ci attendono altri momenti di serenità e d’inarrivabile dolcezza.
Scomparsa la tristezza dal volto del cielo, persino gli alberi, mentre le foglie li abbandonano senza rimorsi, sembrano sorridere e forse divertirsi di fronte allo spettacolo del mondo.

Fra presente e passato


Questo dipinto mi ha attratta fin dalla prima volta che l’ho visto, perché subito ha evocato in me ricordi d’infanzia. Sono stati il muro giallo della casa e la cupa atmosfera autunnale a farmi tornare indietro, a quando avevo sei anni. La casa assomiglia vagamente all’edificio della scuola che frequentai in prima elementare, e l’autunno mi ha ricondotta ai primi mesi dell’anno scolastico.
In realtà, a parte questi scarni dati, nel dipinto non vi è nient’altro a riconsegnarmi alla memoria quei giorni lontani. Ma ciò basta per farmi avvertire un brivido e un senso d’inaspettata nostalgia. Ad attirarmi è anche una certa dignitosa compostezza dell’insieme, una calma di fondo che sembra temperare lo squallore della stagione.

Mi sembra poi di vedere novembre, con la sue infinite tristezze e le serate lunghissime e scure. Vedo novembre, l’infanzia, giorni lontani, nebbie e silenzi. Vedo novembre perché l’estate mi ha stancata.

(Il dipinto è La visita di Silvestro Lega)