Qualche pensiero


Il pensiero sorge inevitabilmente perché, lo scorso dodici gennaio, questo blog ha compiuto quattro anni. Ma, siccome non amo le ricorrenze, non ho intenzione di soffermarmi sulla storia e l’evoluzione di Oltre il cancello.

Naturalmente sono anche una lettrice. Fra i vari blog che leggo più assiduamente ci sono, ad esempio, quelli di Sabby e di Valentina, per citarne soltanto due. Ad attirarmi, in questi blog come in altri, è il loro essere dei diari on line in cui le autrici parlano di se stesse e della loro quotidianità, delle loro scelte e dei loro pensieri più immediati. Questo fa sì che sia facile identificarsi in quanto viene letto, o che si traggano interessanti spunti di riflessione su questioni concrete, di vita vissuta.

Talvolta mi è capitato di parlare con persone che non comprendono le ragioni di questo esporsi sui blog: pensano che sia una sorta di mettersi in piazza, o ritengono che scrivere pubblicamente sia solo e sempre uno sfogo personale dovuto a chissà quali motivi. Sono opinioni legittime, soprattutto perché spesso dovute alla non-conoscenza del variegato mondo di internet. Ma la realtà – e noi che siamo qui lo sappiamo – è ben diversa e molto più complessa.
Quando si sceglie di aprire un blog, non ci si mette in piazza nel senso più negativo dell’espressione, o almeno non è questa l’intenzione, ma si condivide, cioè si sceglie di far partecipi altre persone, di pensieri, riflessioni e piccolissime parti della nostra esistenza. Ci si può domandare: perché farlo? Perché condividere? Perché è normale che, avendo un nuovo strumento di comunicazione di cui disporre, le persone più curiose s’avventurino a usarlo, ciascuno nel modo che preferisce, e perché, per chi ama scrivere ed è abituato a farlo, avere un blog è un fatto quasi fisiologico o una tentazione cui è difficile resistere.

Pertanto sì, continuerò a scrivere, sperando di essere qui ancora fra un anno. Così come spero che saranno ancora qui tutti i blogger che amo visitare. 🙂

Domande

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Meglio avere una ricca vita interiore o perdersi in continue, frenetiche attività pur di non avere il tempo per guardarsi dentro? In altri termini: è meglio avere il coraggio e la capacità di analizzare se stessi, o è preferibile annegare nella confusione interiore?
Perché tanti scelgono di non assecondare i propri reali sentimenti e preferiscono vivere in maniera inautentica, raccontando a se stessi continue bugie? Perché i veri amori sono a volte rinnegati, con ostinazione e cattiveria, da parte di chi li prova, salvo poi diventare oggetto di rimpianto quando ormai è troppo tardi? Perché questo terrore di abbandonarsi ai sentimenti?
Ciascuno ha le proprie risposte e anch’io ho le mie, ma per ora non le scrivo. In fondo ciò che davvero conta è interrogarsi, avere la forza di farlo, avere la volontà di approfondire. Che è poi già una mia parziale ed enigmatica risposta ai quesiti proposti.