Pomeriggio di marzo

003

Ore  16:39. Inizio  a  scrivere  questo  post  felicemente  seduta  alla  mia  scrivania, mentre  la  quieta  luminosità  del  pomeriggio  filtra  attraverso  i  vetri  delle  finestre  chiuse. Il  momento  è  magico: è  quel  prezioso, indecifrabile, delicato  intermezzo  tra  una  stagione  e  l’altra, pervaso  da  una  calma  dolcezza  che  invade  lo  spirito  lasciandolo  sereno  e  stupefatto.

Ore  16:54. All’inizio  di  dicembre, a  quest’ora  era  già  buio. Oltre  i  vetri  delle  finestre, era  una  lunga, estenuante  notte, dispensatrice  d’insondabili  misteri  e  custode  di  tanti  segreti. Era  l’introversione  pura, la  necessità  di  ritirarsi  in  se  stessi, il  desiderio  di tacere  e  raccogliersi, l’amore  per  le  stanze  chiuse. Adesso, la  luce  sicura  ma  non  troppo  intensa  è  invece  un  invito  a  pensare  e, nel  contempo, a  uscire, a  raggiungere  il  mondo, a  prendere  ciò  che  può  offrire.

Ore  17:01. Si  pensa  ai  prati, alle  prime  viole, al  primo  grande  amore, a  fuggire  verso  la  spensieratezza. Ma  poi, da  brave  persone  abituate  a  rispettare  i  propri  doveri  e  a  recitare  la  parte  che  ci  è  stata  assegnata, si  torna  ai  consueti  impegni, al  solito  copione. In  attesa  che  la  primavera  dispieghi  tutti  i  suoi  doni.

Sono sette: allegria!

holly

Tre  giorni  fa, 12  gennaio, questo  blog  ha  compiuto  sette  anni  di  vita. Che  strano  effetto! Sono  tanti  sette  anni  per  un  blog. Perché  non  festeggiarli – chiedo  venia  per  il  parolone – sorridendo? Lasciamo  da  parte  frasi  poetiche, riflessioni  profonde, pensieri  complessi, e  abbandoniamoci  a  qualcosa  di  non  troppo  impegnativo. A  tale  scopo  riscrivo, con  parole  un  po’  diverse, i  contenuti  di  due  post  d’argomento  frivolo  che  molti  dei  lettori  attuali  non  hanno  letto.

Premessa: anni  fa, su  molte  emittenti  televisive  private  c’erano parecchie   trasmissioni  con  cartomanti  e  affini  impegnati  a  leggere  il  futuro  ai  malcapitati  che  telefonavano. Ebbene, una  volta, allo  scopo  di  ridere, ho  guardato  una  di  queste  trasmissioni  e  ho  trascritto  alla  lettera  le  richieste  più  buffe  o  sconcertanti  di  chi  telefonava. Ecco  quattro  esempi:

Il  caso  di  una  fanciulla  straziata  dal  dolore  e  colma  di  sentimenti  profondi: “Il mio ragazzo è morto una settimana fa. Vorrei sapere se ne trovo un altro”.

–  Fanciulla  alle  prese  con  normali  dubbi  sentimentali: “Vorrei sapere se il rapporto con il mio ragazzo andrà bene”. Risposta  della cartomante:”Sì. Dimmi prima qual è il suo colore di capelli”. A  questo  punto, grande urlo  della  fanciulla: “Papà, di che colore ha i capelli il mio ragazzo?”.

Vicenda  di  signora  con  dubbio  amletico: “Ho sessant’anni e dovrei andare a convivere insieme a due uomini. Uno ha la mia età e l’altro ha ottant’anni. Vorrei sapere se quello di ottant’anni mi lascia l’eredità”. Risposta  della giovane cartomante, con  forte  accento bolognese: “Soccia, signora, è già dura vivere con uno!”.

Caso  di  donna  anziana  priva  di  ipocrisie  e  dotata  di  notevole  sincerità: “Accudisco tutti i giorni mia zia che ha più di novant’anni. Vorrei sapere se dura ancora molto o se finisce presto”.

Aggiungo  che  non  ho  inventato  nulla, neppure  una  virgola: ho  scritto  la  pura  verità, anche  se  può  sembrare  assurda. D’altra  parte, non  è  forse  vero che  la  realtà  a  volte  supera  la  fantasia?

A  proposito  di  realtà  che  supera  la  fantasia, tralasciamo  le  stravaganti  domande  ai  cartomanti  e  soffermiamoci  su  altro. Un  signore  anziano, conoscente  di  mio  padre,  amava  raccontare  bugie  ed  enormità  con  estrema  disinvoltura, tanto  che  molti  si  riunivano, di  sera, in  un  certo  bar  all’aperto  per  ascoltarlo  narrare  le  sue  improbabili  imprese. Era  un  bell’uomo, di  aspetto  distinto, ed  era  anche  una  persona  sensibile; però, purtroppo, aveva  questa  strana  mania  d’inventarsi  un’esistenza  parallela  volando  in  alto  con  l’immaginazione,  e, quando  incontrava  gli  amici, era  capace  di  trascorrere  ore  a  parlare  all’infinito  senza  che  nessuno  riuscisse  a  fermarlo. Per  comodità, schematizzo  le  principali  amenità  che  ci  raccontò  e  che  sono  passate  alla  storia  fra  quanti  l’hanno  conosciuto. Premetto  che, nella  vita, aveva  sempre  lavorato  come  artigiano  fino  alla  pensione, ma  sosteneva  con  convizione:

1) di aver fatto l’equilibrista e il domatore di leoni e di tigri al circo Orfei
2) di aver costruito centinaia di aerei
3) di aver visto Hitler in persona nel bel mezzo della Foresta Nera
4) di aver lavorato alla Nasa
5) di aver dipinto una riga su una bicicletta utilizzando la coda di un topo per farla dritta
6) di aver seguito ben tre corsi all’Accademia Militare di Modena
7) di essere nato sotto l’ala di un aereo
8) di aver avuto una nonna discendente da Toro Seduto.

Ma questo è niente: per narrare le sue gesta immaginarie occorrerebbe scrivere un romanzo. Mi  limito  soltanto  ad  altri  due  episodi. Una volta mi raccontò di aver trasportato un elefante del circo Togni su un camioncino, lungo una strada molto tortuosa, e mi disse che, durante la guida, l’elefante gli aveva leccato allegramente il collo con la proboscide. Un’altra volta, narrò a tutti i suoi amici che in casa non aveva più pace e che sua moglie non gli preparava mai pranzo e cena perché trascorreva tutta la giornata al telefono con la moglie di George Bush, allora Presidente degli Stati Uniti. 😮

D’estate, dopo il temporale

temporale

Dopo  il  forte  temporale  di  due  giorni  fa, l’atmosfera  è  cambiata. L’estate  sembra  aver  perso  parte  del  suo  vigore: il  cielo  è  azzurro, le  giornate  sono  limpide, però  la  luce  è  smorzata  e  il  vento  è  una  presenza  costante. Si  sta  infinitamente  meglio,  perché  gli  eccessi – tutti  gli  eccessi – sono  insopportabili  e  pericolosi.

In  queste  giornate  calme  è  difficile  tornare  ai  consueti  ritmi  della  vita  quotidiana. I  pensieri  sono  altrove, risentono  ancora  della  spensieratezza  delle  vacanze  appena  trascorse, tanto  che  sembra  quasi  impossibile  ricondurli  sulla  retta  via, che  è  quella  del  dovere. Ma  si  sa  che  i  passaggi  sono  così, bellissimi  e  faticosi, allegri  e  malinconici  allo  stesso  tempo. Mentre  qualche  ombra  s’insinua  nello  splendore  della  luce  del  giorno, si  tenta  di  riafferrare  le  proprie  abitudini. Ma  senza  fretta, senza  troppe  ansie  e  con  un  po’  d’indulgenza  verso  se  stessi.

 

(L’immagine  è  tratta  da: http://luciagangale.blogspot.it/2013/08/la-poesia-prima-del-temporale-estivo.html)

Di primavera e ricordi


Correre fra l’erba e poi riposare, lasciarsi accarezzare dal sole tiepido e ricordare l’adolescenza, per catturare brevi intervalli di risate e di spensieratezza. Anche questa è primavera: un sentiero colmo di primule e viole, che unisce le memorie d’un tempo lontano e la profonda magica quiete del presente.

(Nell’immagine il dipinto Ragazza sul prato, di Federico Zandomeneghi)

Fughe estive

appennini.jpg
Si sa che, da giovanissimi, spesso si tende a compiere certi atti in maniera disinvolta, un po’ perché istintivamente ci si ritiene immortali, un po’ perché vivacità di spirito e spensieratezza si fondono in un “unicum” senza uguali.
A dodici anni, quando trascorrevo le mie vacanze estive in montagna, avevo preso l’abitudine di guidare la Vespa di mia cugina. A onor del vero fu mia cugina, di quattro anni più anziana, che, con la scusa di volermi insegnare a guidare quel veicolo, trovò un modo per farmi scorrazzare in Vespa, nonostante i miei dodici anni, lungo le tortuose strade appenniniche: lei si sedeva dietro di me e cambiava le marce, mentre io, davanti, guidavo con disinvoltura e senza alcun timore il mezzo, affrontando con estrema sicurezza le curve e senza mai sbandare o finire a sinistra.

Devo ammettere che eravamo prudenti, perché non c’interessava correre come pazze o sfidare il codice della strada, anzi, rispettavamo tutte le regole: a noi importava soltanto allontanarci da casa, sentirci indipendenti, avere uno spazio tutto nostro, che non fosse invaso dagli adulti. Beata gioventù!
Naturalmente eravamo furbette, perché ogni volta che partivamo con la Vespa non avvertivamo nessuno, oppure i miei genitori non facevano in tempo a fermarci, in quanto se ne accorgevano troppo tardi, quando eravamo già sulla strada e correvamo via, felici di aver eluso il loro controllo. Però i miei genitori non si preoccupavano più di tanto di queste fughe, e non ho mai compreso perché, dal momento che per altri versi erano asfissianti e onnipresenti. 😀

La madre di mia cugina, invece, che abitava a circa 500 metri dalla casa in cui io risiedevo e dalla quale partivamo con la Vespa, si era accorta di quello che bolliva in pentola, e così, ogni volta che udiva da lontano il caratteristico rumore del mezzo, si appostava in agguato dietro alle persiane della sua cucina, e quando passavamo si sbracciava fingendo di minacciarci, mentre noi, nel vederla in preda all’agitazione, ridevamo soddisfatte e ci allontanavamo in fretta, ancora più felici di prima, perché avevamo gabbato in blocco tutti i nostri familiari.