Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘sospensione’

Esitante, silenziosa, calma, malinconica: è  la  pioggia  di  certe  giornate  di  aprile, giornate  che  sembrano  ripiegate  su  se  stesse, indefinite, incompiute; giornate  che  sono  e  non  sono, che  esistono  e  non  esistono – ferme, irresolute, forse  un  po’  stanche. Ed  è  strana  l’assenza  di  voci  o  il  loro  spegnersi  a  poco  a  poco, come  se  l’atmosfera  riuscisse  a  imporre  lo  smorzarsi  di  ogni  eccesso. Così, si  è  improvvisamente  riconsegnati  a  quei  momenti  di  sospensione  che  soltanto  le  mezze  stagioni  sanno  regalarci: tregue  fatte  di  omissioni, di  pensieri  profondi  e  di  irripetibili  alchimie; tregue  che, a  poco  a  poco, senza  clamore, lasciano  emergere importanti  verità.

Annunci

Read Full Post »

Questi  ultimi  giorni  del  2016  sono  freddi  ma  estremamente  luminosi: qui  il  sole  ha  dominato  nonostante  la  stagione, determinando  così  un’atmosfera  diversa  da  quella  che  mi  attendevo  e  che  è  tipica  di  questo  periodo. In  genere, le  giornate  che  separano  il  Natale  dall’inizio  del  nuovo  anno  sono  grigie  se  non  estremamente  cupe, oltre  che  silenziose – quel  silenzio  che  segna  il  riposo  prima  di  nuove  feste  e  nuovi  eccessi. E  silenzio  e  oscurità, mentre  l’anno  si  sta  dissolvendo, hanno  il  merito  di  contribuire  a  creare  un’atmosfera  particolare, quasi  uno  stato  di  sospensione  che  non  ha  eguali  in  altri  momenti  e  in  altre  stagioni.

Ma  questo  sole  insistente – questa  luce  fredda  ma  costante – non  parla  di  sospensione, di  magica  attesa, di  misteriosa  ambiguità  durante  l’inevitabile  passaggio. Il  sole, che  tutto  illumina  e  rallegra, spoglia  le  strade, gli  oggetti  e  le  persone  di  quel  velo  che  rende  arcano  e  attraente  persino  ciò  che  attraente  non  è. E  allora  quella  vertigine  dell’anima  che  sempre  avverto  mentre  l’anno  fugge  via, adesso  è  assente.

Intanto, però, vorrei  augurare  Buon  Anno  a  tutti  coloro  che  faranno  una  passeggiata  su  questo  blog. Ciò  che  auguro, al  di  sopra  di  ogni  cosa, è  che  ciascuno  possa  trovare  la  propria  strada  se  l’ha  smarrita  o  ritiene  di  non  averla  ancora  incontrata. Trovare  la  propria  strada  significa  anche  comprendere  bene, in  profondità, ciò  che  si  desidera  veramente  e  ciò  di  cui  bisogna  liberarsi. I  passaggi, infatti, a  volte  richiedono  coraggio  e  tagli  netti: non  basta  imboccare  un  sentiero  e  percorrerlo  sperando  di  raggiungere  una  meta; a  volte,  occorre  liberarsi  da  fardelli  inutili  e opprimenti  per  poter  procedere  meglio  nel  proprio  cammino.

finestranatale5

E  poi  sì, che  il  nuovo  anno  sia  scintillante, pieno  di  sorprese, di  bei  pensieri, di  ottimismo  e  di  capacità  di  andare  avanti. 🙂

 

 

Read Full Post »

Sono  molto  contenta  delle  infinite  possibilità  che  ci  offrono  internet  e  le  comunicazioni  veloci  in  genere. Però  ogni  tanto  mi  assale  il  desiderio  di  tornare  indietro  e  di  vivere  per  qualche  giorno come  si  viveva  quando  adsl,  cellulari  e  affini  non  esistevano. Mi  piacerebbe  potermi  ritrovare – che  so – negli  anni  Ottanta  del  secolo  scorso, quando  bisognava  cercarsi  una  cabina  telefonica  per  chiamare  qualcuno  se  si  era  fuori  casa  e  quando  tutte  le  comunicazioni  erano  più  lente.

Se  esistesse  una  macchina  del  tempo  capace  di  trasportarci  indietro, ogni  tanto  farei  una  puntatina  nel  passato  privo  di  internet. Come  una  specie  di  temporanea  vacanza  dello  spirito  dopo  l’orgia  delle  comunicazioni  continue  e  rapidissime. Naturalmente  si  tratterebbe  solo  di  brevissimi  intervalli, perché  preferisco le  tante  comodità  che  ci  sta  offrendo  ora  la  tecnologia; ma  sarebbe  bello  poter  ‘staccare’  ogni  tanto  e  poter  tornare  a  vivere  certe  emozioni.

Se  è  vero, infatti, che  comunicare  tanto  facilmente  ha  migliorato  la  nostra  esistenza  sotto  molti  punti  di  vista, è  altrettanto  vero  che  sono  venute  meno  certe  attese  che, in  alcuni  casi, avevano  un  loro  fascino: aspettare  una  lettera, ad  esempio,  significava  coltivare  ansie, speranze  e  tutte  quelle  emozioni  che  soltanto  la  mancanza  di  immediatezza  può  offrire. Anche telefonare  ad  amici  e  parenti  lontani  aveva  il  sapore  di  un  piccolo  ‘evento’: le  telefonate  interurbane  costavano  molto, non  si  facevano  tutti  i  giorni  e  quindi  sentirsi  per  telefono  a  volte  acquistava  la  fisionomia  di  un  fatto  importante, di  un  piccolo  rito  colmo  di  significati.

E  che  dire  delle  ‘difficoltà’  di  comunicare  con  amiche  e  amici? In  genere, nelle  case  c’era un  unico  telefono. Se  si  voleva  dire  qualcosa  di  rilevante  e  di  segreto  all’amica  o  all’amico  del  cuore  bisognava  scriversi, scambiarsi  biglietti  o  conversare  in  privato  e  trovare  il  momento  giusto  per  farlo. Anche  darsi  un  appuntamento  era  un  po’  meno  immediato  rispetto  a  oggi, e  ciò  conferiva  un  fascino  particolare  all’arte  di  coltivare  relazioni, proprio  perché  tutto  era  sempre  accompagnato  dall’attesa  e  quindi  da  momenti  di  sospensione  o, meglio, da  mistero. Ecco, questo  è  il  nucleo  della  questione: un  certo  alone  di  mistero  conferisce  sempre  attrattiva  a  ciò  che  si  aspetta, si  desidera  e  si  fa, mentre  la  possibilità  di  avere  tutto  e  subito, cioè  la  totale  assenza  di  ostacoli,  tende  a  banalizzare  pensieri  e  azioni  e  può  essere  fonte  di  noia. Insomma, quando  si  è  sazi  il  cibo  dà  la  nausea.

Ma  è  un  discorso  per  anime  un  po’  romantiche – me  ne  rendo  conto – e  quindi  non  può  essere  approvato  da  tutti.

 

 

Read Full Post »

pioggia3

Ha  iniziato  a  cadere  così, lenta  e  muta, accompagnando  la  tarda  mattinata  e  il  primo  pomeriggio  con  timida  grazia, tipica  pioggia  d’aprile  senza  enfasi, senza  esibizionismo, riservata  e  tranquilla. È  quel  genere  di  pioggia  che, nonostante  il  pallido  grigio  dell’atmosfera  intorno, non  conosce  tristezza: non  è  come  la  prima  pioggia  d’autunno, venata, persino  all’inizio, da  un  vago  tono  di  malinconia; questa  è  soltanto  un  momento  di  quieta  sospensione,  in  cui  s’intravedono  il  verde  brillante  dei  prati  e  il  sole  che  verrà. È  la  pioggia  che  invita  a  un  attimo  di  riflessione  ma  senza  opprimere, senza  richiedere  grandi  sacrifici, senza  imporci  nulla: è  un  mite  consiglio, un  discreto  richiamo, una  dichiarazione  d’amicizia.

Ma  questa  pioggia  d’aprile  si  è  poi  trasformata, nell’avanzare  del  pomeriggio, in  un  ritmo  scrosciante, sebbene  privo  di  vera  asprezza: alcuni  minuti  di  gocce  intense, il  desiderio  di  chiudere  le  persiane, l’attesa  silenziosa. Poi  la  calma  ha  preso  il  sopravvento, e  la  pioggia  ha  iniziato  un  canto  sommesso, percettibile  ma  discreto.

 

Read Full Post »

primavera16

C’è  un’atmosfera  di  quieta  attesa  e  di  vaga  sospensione  quando,  all’inizio  di  primavera, il  sole  stenta  a  mostrarsi  e  il  grigiore, che  non  è  quello  prepotente  e  minaccioso  dell’inverno,  se  ne  sta  timido  e  incerto  ad  accompagnare  passi  silenziosi  lungo  le  vie  e  pensieri  destinati  a  restare  nello  scrigno  dei  segreti.

Ci  si  sofferma  allora  a  osservare  il  niente  dell’attesa, ad  ascoltare  l’assenza  di  voci  che  lo  pervade,  a  immaginare  prati  sterminati  e  poi  l’orizzonte: da  là, da  quell’inafferabile  infinito, giungerà  qualcosa, si  aprirà  uno  squarcio, saranno  nuove  parole. Ma  se  anche  fosse  il  nulla, resterebbe  l’incantesimo  di  primavera.

 

 

Read Full Post »

glicine1

Il  grigio  perla, chiaro  e  indolente, è  quello  delle  giornate  di  primavera  asfittiche  e  incerte. È   come  se  il  tempo  e  l’atmosfera  avessero  deciso  di  fermarsi  alcuni  istanti  per  riflettere. Ma  il  dubbio  non  è  un  tormento, non  è  una  vertigine  di  dolore  e  disperazione: è  il  dubbio  sfumato  del  passaggio  lieve,  della  sospensione  priva  di  asprezze, dell’attesa  senza  tormenti.

Se  tornerà  la  pioggia  o  verrà  il  sole, poco  importa: importano  solo  il  silenzio  solenne  del  primo  pomeriggio, il  profumo  dei  glicini  a  ricordarci  che  è  aprile  e  questa  serenità  lenta, come  un  dono  sacro  o  un’indefinibile  saggezza.

Read Full Post »