Indimenticabile autunno

Dicembre  è  cominciato  regalandoci  giornate  serene  e  freddissime, accompagnate, di  mattina, da  molta  nebbia. Questo  è  il  mese  in  cui  l’autunno  muore  per  lasciare  spazio  all’inverno, ed  è  anche  il  mese  delle  feste  e  delle  corse: corse  per  organizzare  pranzi, cenoni, incontri, raduni  e  altre  cose  simili. Io  tento, nei  limiti  del  possibile, di  non  lasciarmi  travolgere  da  questo  ritmo  impazzito  e  di  continuare  con  le  mie  abituali  occupazioni.

Picnic under the Maples

Indimenticabile  autunno. Ogni  foglia  è  un  pensiero, un  ricordo, un  segreto, un  insieme  di  anni, di  emozioni, di  speranze. Sarebbe  un  sogno  starsene  lì, senza  essere  disturbati; sarebbe  un  sogno  starsene  fermi  lì, senza  dover  parlare, ridere, giustificarsi  o nascondere. Senza  recitare  la  parte  che  ci  è  stata  assegnata, senza  seguire  la  sceneggiatura  che  ci  è  stata  imposta. Starsene  lì  almeno  per  un  pomeriggio – uno  solo – e  riposare. Perché  l’autunno, sì, soltanto  lui  può  capire.

 

 

Scrivere d’autunno

Oggi  il  cielo  è  grigio  e  non  mi  dispiace: così  dev’essere  in  autunno, un  alternarsi  di  sole  e  di  oscurità. E  possiamo  essere  certi  che  avremo  ancora  giornate  luminose  e  serene, specialmente  a  ottobre. Giornate  come  questa:

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D’autunno, in  casa, si  avverte  sempre  un  profondo  e  misterioso  senso  d’intimità, forte, avvolgente, quasi  come  se  avesse  consistenza  fisica. Quest’atmosfera  fatta  di  quieta  serenità  è  perfetta  per  il/la  blogger, un  animale  strano  e  sconosciuto  che, oltre  a  voler  condividere  i  propri  pensieri  con  persone  distanti, ha  avocato  a  sé  anche  il  compito  di  regalare  un  po’  di  svago  ai   naviganti  disorientati  nell’immenso  mare  della  rete.

Avete  mai  provato  a  immaginare  il/la  blogger  intento/a  a  scrivere? Quest’animale,  comparso  da  pochi  anni  nel  mutevole  scenario  del  mondo,  in  genere  scrive  dalla  propria  abitazione. Il  blogger  opera  in  una  dimensione  casalinga  e  ciò  si  riflette  sulla  sua  scrittura, che  ha  il  sapore  e  i  colori  dell’esistenza  quotidiana. In  fondo, un  blogger  che  scrive  assiduamente,  e  cura  con  attenzione  il  proprio  spazio,  non  fa  altro  che  curare  una  casa  virtuale  con  una  porta  sempre  aperta  per  chi  desidera  entrarvi. E  ciascuno  vi  entra  a  proprio  modo, in  base  al  proprio  carattere: c’è  chi  è  timido  e  desidera  entrare  ma  teme  di  disturbare  o  di  restare  deluso dall’ambiente; c’è  chi  è  più  sicuro  di  sé  ed  entra  senza  timori,  lasciandosi  trascinare  dalla  curiosità; e  poi  c’è  chi  resta  fuori, celandosi  dietro  una  finestra  aperta  per  guardare  senza  essere  visto. Magia  dei  blog.

D’autunno  occuparsi  del  proprio  blog  diventa  particolarmente  piacevole, una  sorta  di  prolungamento  di  se  stessi, perché  si  tende  a  stare  in  casa  volentieri  a  causa  del  clima,  e  perché  la  malinconica  bellezza  della  stagione  è  fonte  inesauribile  di  pensieri, fantasie, memorie. L’autunno  è  un’ininterrotta  conversazione  col  proprio  spirito, un  lungo  sogno  fra  immagini  sfocate  e  pallidi  ricordi, un  richiamo  verso  le  profondità  più  remote  della  propria  coscienza. Così, mentre  le  giornate  progressivamente  si  accorciano, scrivere  diventa  un  omaggio  a  se  stessi  e  agli  altri, un  dialogo  con  la  propria  anima, un  ponte  edificato  verso  l’infinito.

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Frammenti di pensieri

pioggia

Si  attende  il  cambiamento, il  passaggio  da  questo  caldo  malsano  e  ostile  a  un’estate  più  mite. Nell’attesa, dominano  impazienza, tensione, stanchezza, fantasie  di  ogni  tipo.

Attesa. La  mente  vaga, fugge, si  confonde, reagisce, resiste, forse  cede, forse  no, forse  ce  la  fa. E  allora  è  un  sogno  o  un  miraggio  o  un  ricordo: ecco  i  monti  in  lontanza  mentre  il  cielo  si  fa  di  metallo,  ecco  gli  alberi  agitati  dal  vento, e  poi  le  nuvole  arrabbiate  e  il  pomeriggio  esausto  che  lentamente  sfuma  nella  sera.

Sera. La  sera  fra  quattro  pareti, la  sera  in  un  giardino, la  sera  di  tanti  anni  fa, la  sera  che  verrà.

Cambiamenti

cielo

Si  sta  così, come  sospesi  in  questo  grigio  che  non  sa  d’inverno  ma  d’incertezza, di  passaggio, di  muto  intervallo  fra  un  periodo  e  l’altro. I  cambiamenti  non  sono  mai  facili: richiedono  tempo, fasi  di  mediocre  oscurità, un  po’  di  risentimento, qualche  lacrima  furtiva, lunghi  silenzi. Come  un  dormire  lento, con  qualche  brutto  sogno  e  il  corpo  troppo  indolenzito  per  reagire  all’opacità  che  regna  intorno.

Era l’estate


Quando, da adolescente, trascorrevo il mese d’agosto nella casa di montagna, spesso cenavo in giardino. Era una dichiarazione di libertà, il trionfo della gioia di vivere, un tributo alla bellezza del paesaggio che avevo intorno e che sembrava essere lì solo per me, incantevole regalo d’una stagione che m’illudeva con sogni e lusinghe d’ogni tipo.

La cena in giardino era il preludio d’una serata che avrei trascorso in lunghe passeggiate attraverso sentieri silenziosi, o in chiacchiere sotto le stelle. Agosto era un amico generoso, colmo d’attenzioni e di sorrisi, e il tempo sembrava trascorrere lentissimo, quasi a volerci ricompensare della frenesia dei mesi precedenti.

Agosto, mattine splendenti, pomeriggi a tratti oziosi, serate sotto la luna: era l’estate, era una lunga fantasia, era un passaggio verso un’altra stagione e un’altra età.

(In foto, Colazione in giardino di Giuseppe De Nittis)