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Posts Tagged ‘sofferenza’

Oggi  è  una  stupenda  giornata  di  novembre:  spenta e  profondamente  malinconica. Sembra  strano  o  forse  folle  definirla  stupenda – lo  so – eppure  novembre  è  questo: un  alternarsi  di  debole  sole  e  di  bruma, una  vertigine  di  tristezza  mista  a  timidissima  gioia. Grazie  a  questa  atmosfera, la  casa  diventa  un  rifugio  prezioso, il  luogo  dei  sogni  a  occhi  aperti, la  dimensione  ideale  per  riposare, progettare, lavorare, esprimersi  al  meglio.

La  poesia  di  novembre  è  diversa  da  quella  di  ottobre. Novembre  è  meno  ambiguo, più  intenso  nel  manifestare  i  suoi  umori, la  sua  estrema  sofferenza, i  colori  della  sua  agonia. In  un  certo  senso, ci  pone  di  fronte  alle  nostre  responsabilità  e, nel  farlo, conserva  sempre  quella  dolcezza  di  cui  è  privo  l’inverno. Ecco  perché  novembre  è  un’occasione  da  non  lasciarsi  sfuggire: prima  che  la  scure  dell’inverno  si  abbatta  su  di  noi, ci  ammonisce  e  c’invita  a  raccogliere  tutte  le  energie  necessarie  per  affrontare  i  mesi che  verranno, insegnandoci  che  l’esistenza  non  è  solo  un  vano  disperdersi  fra  voci  insensate  e  risate  stridule, ma  qualcosa  di  ben  più  profondo  e  complesso. E  solo  recuperando  un  rapporto  con  se  stessi  è  possibile  comprenderlo.

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Che sia concesso almeno il tempo del riposo. Dopo aver dato il meglio di sé nel gran teatro del mondo, dopo aver indossato abiti sontuosi, dopo aver celato noia e insofferenza, sia consentito tornare a casa, chiudere le porte e lasciarsi abbracciare dal silenzio.
Che sia concesso, almeno qualche volta, rendersi invisibili.

(Nell’immagine il dipinto Donna Franca, di Giovanni Boldini)

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Sono stati e sono ancora moltissimi gli studenti italiani che detestano il povero Alessandro Manzoni a causa del romanzo I promessi sposi. Ricordo che io, invece, fin dalle scuole medie fui molto colpita dal personaggio dell’Innominato e, soprattutto, dalla descrizione della famosa notte della sua conversione. Sono sempre stata attratta dalle figure complesse sotto il profilo psicologico e l’interiorità dell’Innominato, uomo malvagio che giunge alla completa redenzione dopo una profonda sofferenza, è descritta da Manzoni con una maestria tale da renderla, per me, indimenticabile.

Questa sera, un’associazione mentale rapida e improvvisa mi ha indotta a pensare all’opera manzoniana e, subito dopo, all’Innominato. Tutto ha avuto inizio dal ricordo di N., un ragazzo che conobbi molti anni fa. Durante una delle nostre ormai mitiche liti – ebbene sì, fu un rapporto assai burrascoso – una copia dei Promessi sposi, incolpevole e immobile spettatrice dell’ira di quei momenti scomposti, volò. Che significa? Che uno di noi due la lanciò.

Dunque, ricapitolando: N., lite, lancio del romanzo I promessi sposi e Innominato. Questa è l’associazione mentale che mi ha trasportata verso la splendida figura manzoniana, a dimostrazione del fatto che persino un litigio può assumere, attraverso tortuose vie, interessanti risvolti culturali. 😀

Immagino che alcuni lettori – specialmente alcune lettrici – vorrebbero forse ora conoscere qualche dettaglio in più a proposito di questo misterioso N. Sorge allora l’inevitabile dilemma: parlo o non parlo? Mhm…Mettiamola così: un luogo comune estremamente popolare c’insegna che il primo amore non si scorda mai. Naturalmente non è per tutti vero; però nel mio caso lo è.

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Una giornata brumosa e, a tratti, molto silenziosa, bagnata da una pioggia muta perché il cielo non vuole mostrare la sua sofferenza. Bisogna allora ringraziarlo per questa compostezza, per questo sommesso riguardo, per tanto pudore. Forse bisognerebbe, talvolta, prendere esempio da novembre, che sa essere profondamente malinconico eppure dolce, gelido ma anche mite.

Novembre non è mai esibizionista e non cerca strani espedienti per catturare l’attenzione. Quando è triste piange, ma trova sempre il modo di pronunciare una parola dolce, di accarezzare chi ne ha bisogno e di lasciare intorno, quasi con noncuranza, qualche colore vivace per spezzare l’oscurità dei pomeriggi troppo brevi. Novembre fa questo perché è generoso, nonostante il destino gli imponga il freddo e le ombre e l’umidità del mattino. Novembre si sforza di resistere, contro tutto e contro tutti, e noi forse dovremmo essergliene grati.

(L’immagine è tratta da: http://digilander.libero.it/gengiska/nebbia/10996767bruma.jpg)

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