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Posts Tagged ‘silenzi’

A febbraio

A febbraio, alcune giornate sono talmente cupe da mutarsi in vane attese, speranze inconsistenti aggrappate a un mondo chiuso in se stesso, rannicchiato nello spazio angusto della sua incomprensibile apatia. In altri momenti, invece, febbraio sembra destarsi dal suo torpore: improvvisamente lieto, talvolta persino vivace, comincia a narrare allegre storie di primavera.

Febbraio è, nello stesso tempo, l’immobilità opprimente della crudeltà invernale e la gaia dolcezza della stagione che verrà. Eppure, nonostante tutto, non riesce a incantare – febbraio no, non riesce a stupire -, perché in fondo è un’anima semplice, un’anima  cui mancano certi improvvisi sussulti, le tante screziature autunnali – e quei silenzi, gli interminabili silenzi di ottobre, che racchiudono segreti e discorsi infiniti.

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primavera11

C’era  un  tempo  in  cui, a  maggio, il  sole  era  splendore  di  vita  che  accecava  lo  sguardo  e  la  mente, disegnando  immagini,  sogni,  illusioni  e  rapidi  frammenti  d’infinito. Era  il  tempo  della  leggerezza  nonostante  tutto, del  non  voler  capire, del  non  voler  vedere. Era  la  primavera  che  entrava  nel  cuore, che  dipingeva  ogni  cosa  di  rosa  e  d’azzurro, che  azzardava  con  le  sue  troppe  promesse.

Adesso,  maggio  è  un   sentiero  che  attraversa  il  presente  e  il  passato, complicata  via  di  serenità  e  fredde  consapevolezze, di  prolungati  silenzi  e  di  porte  definitivamente  chiuse.

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colori_d_autunno

La  giornata  è  stata  bellissima, una  sorta  di  primavera  d’autunno  pervasa  da  inarrivabile  dolcezza  e  delicato  splendore: il  sole  del  primo  pomeriggio  era  troppo  debole  per  illuminare  le  stanze, che  così  sono  rimaste  in  penombra,  senza  destare  però  alcuna  malinconia,  ma  soltanto  gioia  mista  a  infantile  stupore.

È  l’allegria  che  accompagna  certe  giornate  di  novembre, un’allegria  fatta  di  muta  soddisfazione, di  profondo, intimo  senso  di  calore. Col  sole  d’autunno, si  avverte  un  frenetico  senso  di  vita  sotto  le  calme  apparenze  dei  pomeriggi  sempre  più  corti, della  luce  sbiadita, dei  prolungati  silenzi  della  sera. Novembre  è  anche  questo: l’eterno  movimento, le  foglie  che  se  ne  vanno  adagio  ma  costanti, le misteriose  brume  del  mattino, le  voci  di  chi  è  scomparso, le  memorie  che  implorano  ascolto. E  poi  l’attesa  e  la  speranza  di  altre  giornate  baciate  da  questa  luce.

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cielo

Si  sta  così, come  sospesi  in  questo  grigio  che  non  sa  d’inverno  ma  d’incertezza, di  passaggio, di  muto  intervallo  fra  un  periodo  e  l’altro. I  cambiamenti  non  sono  mai  facili: richiedono  tempo, fasi  di  mediocre  oscurità, un  po’  di  risentimento, qualche  lacrima  furtiva, lunghi  silenzi. Come  un  dormire  lento, con  qualche  brutto  sogno  e  il  corpo  troppo  indolenzito  per  reagire  all’opacità  che  regna  intorno.

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Tutti  gli  anni, quando  arriva  l’estate, la  prima  parola  che  mi  viene  in  mente   è  libertà. Il  sole  e  le  giornate  lunghissime, unite  ai  discorsi  sulle  imminenti  vacanze, evocano  immagini  colme  di  spensieratezza, di  pace, di  colori  forti  e  decisi. Le  mura  di  casa  cominciano  a  diventare  soffocanti, la  pianura, squallida  e  malsana, è  un  luogo  da  abbandonare  almeno  per  alcuni  giorni  e  le  ansie  sono  un  fardello  da  gettare  via  senza  rimorsi. Per  essere  finalmente  liberi, per  inebriarsi  di  luce  e  di  nuovi  orizzonti. È  il  momento  della  dispersione, delle  frivolezze, dei  giochi  con  la  vita, del  disimpegno.

Eppure  anche  l’estate, come  le  altre  stagioni, ha  i  suoi  silenzi, i  suoi  momenti  di  quieto  raccoglimento. I  silenzi  d’estate  accompagnano   il  primo  pomeriggio, quando  le  strade  roventi  per  il  caldo  sono  quasi  vuote  e  l’afa  impone  una  lentezza  altrimenti  sconosciuta. Spesso  sono  silenzi  in  vista  della  festa, del  divertimento, dell’allegria  e  dello  svago:  sono  privi  di  solennità, a  tratti  persino  fatui,  oppure  monotoni  nella  loro  superficialità. E  quando  sono  invasi  dai  ricordi, non  raggiungono  mai  l’enigmatica  e  struggente  profondità  dei  silenzi  autunnali  o  la  rigorosa   severità  di  quelli  invernali, ma  conservano  sempre  la  loro  leggerezza, una  leggerezza  che  talvolta   diventa  indifferenza.

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Il pomeriggio è lungo e lento, una prosecuzione dei giorni di festa. Ma forse la vera festa inizia oggi, la vera festa è in questi pochi giorni di passaggio verso il nuovo anno: a tratti, la quiete è quasi sovrumana, accompagnata da improvvisi silenzi ed enigmatiche attese.
Sono sogni, immagini che si rincorrono a formare un futuro pieno di sole, incanti brevi mentre il giorno sfuma nella sera. Sono parole non dette e stupori al tramonto: è l’inverno del cuore, stella nella notte, segreti nell’oscurità.

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C’è qualcosa di rassicurante nella consapevolezza: si conoscono le cose per ciò che sono, si cammina con saggio disincanto lungo le affollate strade del mondo. E si prendono le opportune pause, si coltivano gli indispensabili silenzi, si evita di parlare quando non ne vale la pena. I regali fatti dal trascorrere del tempo sono davvero preziosi.

(Nell’immagine il dipinto Il libro giallo, di Federico Zandomeneghi)

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