A marzo

primavera22

Inizia  marzo, affascinante  mese  di  passaggio  fra  l’austerità  dell’inverno  e  la  dolcezza  della  primavera. Marzo  è  un  bizzarro  sovrapporsi  di  inquiete  possibilità. Colpi  di  testa, qualche  broncio, improvvise  ingenuità, alcune  lacrime, sole, cieli  irrequieti  e  azzurri, tempeste, estatica  serenità: marzo  è  tutto  questo  e  altro  ancora, indefinibile  nella  sua  ricchezza, stravagante  e  audace  come  soltanto  l’estrema  giovinezza  sa  essere.

Mi  sono  sempre  aspettata  qualcosa  di  nuovo  dal  mese  di  marzo. E  non  perché  sia  un  passaggio; anche  settembre  lo  è, ma  il  dissolversi  dell’estate  nei  primi  evanescenti  languori  autunnali  è  quasi  sempre  privo  di  traumi: è  uno  sprofondare  lento  e  impercettibile  e  rassicurante  nell’atmosfera  d’autunno. Marzo, invece, non  ha  la  maturità  di  settembre: gioioso, folle  e  irruente,  ha  il  potere  di  far  sognare  o  d’illudere  perché  è  mutevole, come  una  corsa  senza  posa  verso  un  traguardo  dai  contorni  sfumati  e  incerti.

Marzo  è  l’adolescente  innamorato  dell’esistenza  che  pretende  di  essere  ascoltato. Ma  non  ha  la  profonda  saggezza  di  ottobre, e  allora  i  suoi  racconti, sebbene  ammalianti, non  sempre  conducono  là, dove  vorremmo  o  dovremmo  essere.

Diario di una serata d’autunno

Autunno24

Sono  le  18:58  e  la  mia  giornata  si  chiude  qui, nel  senso  che  metterò  da  parte  i  doveri  quotidiani  per  abbandonarmi  fra  le  morbide  braccia  di  questa  incantevole  serata  di  ottobre. Certo, devo  ancora  sbrigare  alcune  incombenze  domestiche, ma  lo  farò  senza  alcuna  fretta, perché  questa  serata  prelude  al  fine  settimana. Rallentare  è  allora  un  dovere  verso  se  stessi. Intanto, oltre  i  vetri  delle  finestre, l’oscurità  ha  già  invaso  la  strada: stiamo  lentamente  scivolando  nella  calma  austerità  di  una  notte  d’autunno – calda, intensa, colorata.

Sono  le  19:42. Sto  pensando  che  domani  probabilmente  preparerò  una  torta  e  sarà  la  prima  di  questa  stagione. Il  bello  dell’autunno  consiste  anche  nel  fatto  che  si  possono  gustare  sapori  diversi  rispetto  all’estate.

Sono  le  20:16. Mentre  sto  scrivendo, sento  un  cane  che  abbaia  fuori, in  strada. Poi  basta, i  rumori  si  spengono. E  ‘si  avverte’  la  sera, la  si  sente  come  se  fosse  entrata  nei  meandri  più  nascosti  dello  spirito: è  il  segno  che  occorre  fermarsi, pensare, gioire, svagarsi. La  settimana  è  finita: i  soliti  passi, i  soliti  affanni  e  il  solito  schema  di  vita  s’interrompono. Inizia  il  tempo-per-noi. Sempre  qualora  lo  si  sappia  afferrare  e  gestire.

Sono  le  21:50. Ascolto  il  silenzio  e  immagino  le  foglie  cadere  nel  buio  lentamente, una  dopo  l’altra, senza  fermarsi: è  un’agonia  priva  di  clamori, la  vita  che  si  spegne  senza  disturbare, senza  offendere, senza  ferire. È  l’infinita  eleganza  di  ottobre, la  squisita  raffinatezza  di  chi  non  invade, non  pretende, non  ostenta: ottobre  è sensibilità  profonda, sguardo  luminoso  anche  quando  piove, serenità  che  si  eleva  al  di  sopra  di  tutte  le  miserie  umane.

Scuro di maggio

foglia

Si  avverte  una  sorta  di  misterioso  sollievo  quando, verso  la  fine  di  maggio, capitano  queste  giornate  scure. Si  tratta  di  un  grigio  mai  troppo  cupo, mai  troppo  spento: grigio  di  primavera, oscurità  che  prelude  a  una  luce  viva  e  accecante, pausa  di  riflessione  prima  dell’estasi  azzurra  del  cielo  estivo.

A  volte, in  momenti  come  questo  ci  si  sente  pervasi  da  un’inspiegabile  serenità  mista  a  una  lieve, sfuggente  malinconia; e  ne  conosciamo  le  ragioni – sempre – anche  se  preferiamo  celarle  agli  sguardi  e  alle  parole  meschine, alla  superficialità  e  al  vuoto  che  appartengono  a  tanti. Ci  si  accorge  allora  del  privilegio  che  si  possiede quando  si  è  calmi  e  soddisfatti  nonostante  il  mondo; e  quando  si  riesce  a  chiudere  una  porta  con  disinvoltura  e  senza  rimpianti.

Pomeriggio di marzo

003

Ore  16:39. Inizio  a  scrivere  questo  post  felicemente  seduta  alla  mia  scrivania, mentre  la  quieta  luminosità  del  pomeriggio  filtra  attraverso  i  vetri  delle  finestre  chiuse. Il  momento  è  magico: è  quel  prezioso, indecifrabile, delicato  intermezzo  tra  una  stagione  e  l’altra, pervaso  da  una  calma  dolcezza  che  invade  lo  spirito  lasciandolo  sereno  e  stupefatto.

Ore  16:54. All’inizio  di  dicembre, a  quest’ora  era  già  buio. Oltre  i  vetri  delle  finestre, era  una  lunga, estenuante  notte, dispensatrice  d’insondabili  misteri  e  custode  di  tanti  segreti. Era  l’introversione  pura, la  necessità  di  ritirarsi  in  se  stessi, il  desiderio  di tacere  e  raccogliersi, l’amore  per  le  stanze  chiuse. Adesso, la  luce  sicura  ma  non  troppo  intensa  è  invece  un  invito  a  pensare  e, nel  contempo, a  uscire, a  raggiungere  il  mondo, a  prendere  ciò  che  può  offrire.

Ore  17:01. Si  pensa  ai  prati, alle  prime  viole, al  primo  grande  amore, a  fuggire  verso  la  spensieratezza. Ma  poi, da  brave  persone  abituate  a  rispettare  i  propri  doveri  e  a  recitare  la  parte  che  ci  è  stata  assegnata, si  torna  ai  consueti  impegni, al  solito  copione. In  attesa  che  la  primavera  dispieghi  tutti  i  suoi  doni.

Ombre a settembre

autumn1

E  così  è  tornato: settembre  è  il  mese  del  lento,  estenuante  passaggio  fra  il  trionfo  della  luce  pura  e  il  sopraggiungere  dell’oscurità. Il  mese  in  cui  l’estate  è  costretta  a  dissolversi  per  lasciare  spazio  alle  ombre  autunnali, misteriose, dense  di  suggestioni, amichevoli  sebbene  introverse.

A  volte  la  mitezza  di  settembre  è  imbarazzante: assomiglia  a  un  caro  amico  che  fa  di  tutto  per  non  offendere, che  usa  soltanto  parole  dolci, che  smussa  ogni  asprezza. Altre  volte, non  sapendo  essere  così  cauto  e  sereno,  settembre  si  lascia  andare  mostrando le  sue  inevitabili  malinconie. I  suoi  chiaroscuri  non  sono  mai  troppo  forti, il  suo  sorriso  prevale  sul  pianto;  ma  ci  avverte  con  toni  sommessi  che  qualcosa  si  è  spezzato. E  allora  verranno  giorni  diversi, ambigui  e  tormentati,  profondi  e  intensi. Giorni  di  mille  screziature, giorni  che  valgono  una  vita  intera.

Serenità ad aprile

Oggi  si  avverte  il  silenzio  tipico  dei  giorni  che  precedono  le  feste: una  pigra  quiete, in  parte  misteriosa, e  pensieri calmi, sinuosi  e  lenti. Questi  sono  momenti  propizi  per  lasciarsi  afferrare  dal  ritmo  del  presente  abbandonando  ogni  altro  pensiero: le  gocce  di  pioggia  che  cadono  sommessamente, l’orologio  che  scandisce  i  minuti  senza  fare  rumore, la  bellezza  di  essere  con  se  stessi  senza  fastidiose  intrusioni. Inoltrarsi  dentro  di  sé, percorrere  i  tortuosi  sentieri  del  proprio  io, gioire  del   privilegio  di  saper  pensare, di  non  temere  la  forza  della  riflessione, di  non  aver  bisogno  di  nulla  per  sentirsi  sereni. Essere  sereni  e  basta, essere  sereni  perché  è  aprile, perché  la  primavera  è  uno  stato  dell’anima, perché  i  fiori  non  sono  mai  stati  tanto  azzurri.

Buona  Pasqua  a  tutti. Buona  primavera.

pasqua

Immaginare a settembre

artleo-com-8402.jpg

Inizio  di  settembre, il  mese  del  cambiamento. Si  sa  che, a  un  certo  punto, avverrà  il  passaggio, con  scuri  giorni  di  pioggia  a  segnare  la  fine  dell’estate. Muteranno  il  vento, il  cielo  e  le  emozioni, e  sarà  davvero  autunno.

Intanto,  l’attesa  è  un  groviglio  d’impazienza, di  quieta  serenità  e  di  speranza. E  non  si  può  fare  a  meno  d’immaginare: si  vede  l’arrivo  dell’autunno  come  un  incedere  lento  ma  senza  timori; si  vede  la  prima, vera  sofferenza  del  sole, malato  eppure  incline  a  non  svanire. E  si  vedono  i  pomeriggi   scorrere  attraverso  il  moltiplicarsi  delle  ombre, ma  senza  tristezza, sempre  col  sorriso, sempre  con  tanta  consapevolezza. Così  ci  si  sente  più  saggi, tesi  a  intrecciare  passato  e  presente, ad  amare  stanze  chiuse  e   vetri  umidi  di  pioggia, a  scrutare  l’orizzonte  in  attesa  dell’ignoto, a  lasciarsi  rapire  dalle  prime,  caute  nebbie  del  mattino.

A  settembre, l’attesa  è  uno  strano  groviglio  di  pensieri. Non  si  può  fare  a  meno  d’immaginare, non  si  può  fare  a  meno  di  essere  felici.

Giorni d’aprile

primavera10

Il  sole  appare  e  scompare, sommessamente; il  grigio  chiaro  del  cielo  sembra  sul  punto  di  dissolversi, ma  non  ha  abbastanza  forza  per  farlo. E  allora  si  sta  così, nell’incertezza  di  una  sospensione  che  non  crea  ansie  ma  soltanto  curiosità: ci  si  chiede  perché  aprile  sia  tanto  insicuro, forse  timido, forse  stanco. Lo  vorremmo  sfrontato, pronto  ad  ammaliarci  con  la  sua  gioia  di  vivere, coi  suoi  colori  ingenui  e  audaci  a  un  tempo. Lo  vorremmo  ribelle, entusiasta, addirittura  invadente  pur  di  essere  travolti dalla  sua  energia  e dai  suoi  tanti  sogni; vorremmo  che  ci  aiutasse  a  tornare  adolescenti, stravaganti, follemente  innamorati  dell’esistenza.

Invece  sono  giorni  strani, di  serenità  opaca,  enigmatica  e  lenta.

Di pioggia e novembre

Oltre  le  finestre, d’improvviso, cala  la  sera. Pomeriggi  brevi – e  subito l’abbraccio  delle  tenebre.  È  la  pioggia  a  renderle  più  scure, dense, talvolta  minacciose. È  la  pioggia  ad  accompagnare  i  passi  sull’asfalto  duro, a  devastare  foglie agonizzanti, a  entrare  con  forza  nei  pensieri.

È  la  pioggia  di  novembre –  e  l’immutabile   serenità  d’una  stanza  illuminata.

Verso l’autunno

Ormai  è  chiaro: basta  guardare  la  luce  del  sole  per  accorgersi  che  l’autunno  è  alle  porte. È  una  luce  allegra  ma  pacata, saggia  nella  sua  moderazione, calma nella  sua  assenza  di  furore.

Qui, nei  giorni  scorsi, c’è  stata  un  po’  di  pioggia, ma  non  la  vera  pioggia  autunnale. Ogni  stagione, infatti,  ha  la  sua  pioggia – particolare, unica, diversa  dalle  altre. La  pioggia  d’autunno  è  accompagnata  da  un  velo  di  malinconia,  che  invita  alla  riflessione  lenta  e  profonda, ma  senza  la  severità  e  la  cupa  ostentazione  dell’inverno. Non  ha  la  dolce  gaiezza  e  il  tono  lieve  della  pioggia  primaverile; eppure, a  ben  guardare, sotto  il  suo  velo  di  tristezza  spesso  appare  un  sorriso  che  riscalda, seduce, compiace. Ciò  non  deve  stupirci, perché  l’autunno  è  la  stagione  più  complessa  e  misteriosa, l’unica  che  sa  donare  malinconia  e  serenità  nello  stesso  tempo. Aspettiamo  allora  che  arrivi,  per  lasciarci  trasportare  dalla  sua  indecifrabile  magia.