Mentre piove

pioggia

La  serata  è  squallida: piove  a  dirotto, il  freddo  è  umido  e  intenso  e  ciò  che  maggiormente  si  desidera  è  starsene  in  casa, al  riparo  e  al  caldo. Ma  questo  è  il  lato  più  affascinante  dell’inverno: costringersi  a  un  rifugio, restarsene  sereni  dentro  una  stanza  illuminata, lasciarsi  cullare  dal  rumore  della  pioggia  e  riflettere.

Strano  mese, febbraio. Non  l’ho  mai  compreso  e  continuo  a  non  comprenderlo. Però  questa  atmosfera  invernale  non  mi  dispiace, questa  serata  buia  e  malinconica  è  una  compagnia  intelligente, un  monito, un  invito  a  pensare, un  dono  di  pace  e  un  sogno.

Scrivere  mentre  fuori  piove  è  una  forma  di  beatitudine  e  riuscire  a  farlo  è  un  privilegio. Invece  di  annoiarsi, di  imprecare  contro  il  maltempo, di  cercare  improbabili  e  inutili  compagnie, si  ringraziano  il  freddo  e  la  pioggia  perché  favoriscono  la  concentrazione  e  non  si  ha  bisogno  di  nulla  se  non  di  una  penna  o  di  una  tastiera. Così  si  è  felici, molto  più  felici  di  quanto  si  possa  esprimere  a  parole.

Talvolta  dilaterei  all’infinito  questi  momenti  preziosi  e  veri. Sempre  con  il  canto  della  pioggia  a  farmi  compagnia.

Freddo di primavera

malinconia

Serata  umida, di  lampioni  accesi  e  vago  profumo  autunnale. Il  freddo  smorzato  e  stanco, le  ombre  timorose  e  incerte – maggio  col  volto  triste  e  confuso. La  primavera   in  affanno;  poi  la  notte,  opprimente  intervallo  in  attesa  del  giorno, della  luce, della  speranza.

(Nell’immagine, il  dipinto  Malinconia, di  Federico  Zandomeneghi)

Era l’estate


Quando, da adolescente, trascorrevo il mese d’agosto nella casa di montagna, spesso cenavo in giardino. Era una dichiarazione di libertà, il trionfo della gioia di vivere, un tributo alla bellezza del paesaggio che avevo intorno e che sembrava essere lì solo per me, incantevole regalo d’una stagione che m’illudeva con sogni e lusinghe d’ogni tipo.

La cena in giardino era il preludio d’una serata che avrei trascorso in lunghe passeggiate attraverso sentieri silenziosi, o in chiacchiere sotto le stelle. Agosto era un amico generoso, colmo d’attenzioni e di sorrisi, e il tempo sembrava trascorrere lentissimo, quasi a volerci ricompensare della frenesia dei mesi precedenti.

Agosto, mattine splendenti, pomeriggi a tratti oziosi, serate sotto la luna: era l’estate, era una lunga fantasia, era un passaggio verso un’altra stagione e un’altra età.

(In foto, Colazione in giardino di Giuseppe De Nittis)