Tracce di stagioni

Ottobre merita di essere colto nella sua bellezza senza indugi. Ogni giorno, infatti, l’autunno avanza, si trasforma, muta le sue innumerevoli sfumature, che rischiano di passare inosservate se non si ha la prontezza di afferrarle. Due scatti lungo via Vedriani ci raccontano l’anima di ottobre, quella serena e dolce che si vorrebbe prolungare all’infinito:

Poi arrivano i confronti, senza i quali nessuna stagione può essere compresa nelle sue pieghe più sottili, nelle sue screziature. Ecco allora un parco in viale Buon Pastore, lo stesso identico scorcio catturato nelle diverse stagioni a partire dall’inverno. Sono quattro storie differenti, quattro modi di essere nel mondo, quattro stati d’animo in apparenza incompatibili fra loro. Ma, osservandoli insieme, se ne rintraccia il senso profondo, la loro unità, la loro rilevanza fuori e dentro di noi:

L’estate che non ci appartiene

 

 

 

 

 

 

 

 

Un signore cammina adagio sulla strada, quasi trascinato dal suo bel cane. Un altro siede immobile sul suo balcone, come se niente avesse senso. Una donna si affanna con le borse della spesa, sfinita, lo sguardo assente, come se rifiutasse tutto, come se fosse altrove – per dimenticare. E poi le automobili, troppe per il mese di agosto.

È l’estate della maturità, l’estate vissuta con distacco e fastidio, l’amarezza per una stagione che non ci appartiene più. È il sentirsi estranei a questo flusso e, nello stesso tempo, l’esservi incatenati, avvinti – come a soffocare sotto il cielo indifferente.

Allora si attende la pioggia, il cielo scuro – aprire le finestre e respirare, aprire le finestre e sentire che qualcosa sta mutando, l’estate che si sfalda adagio, orgogliosa ma sconfitta.