Qualche breve riflessione sull’arte di scrivere

In  questi  giorni – più  che  altro  nel  poco  tempo  libero  che  ho  a  disposizione –  sto  valutando  un  romanzo  inedito. Devo  scriverne  un  commento  dettagliato, soffermandomi  su  tutti  i  suoi  aspetti: fabula, intreccio, personaggi, ambientazione, stile  e  così  via. Come  lavoro  mi  piace  moltissimo, ma  sto  sperimentando  tutta  la  fatica  che  si  prova  nel  doversi  soffermare  attentamente  su  un  testo  pieno  di  difetti  stilistici. Fra  le  altre  cose, ciò  che  mi  stupisce  è  trovare  nell’opera  numerosi  suoni  onomatopeici, quelli  presenti  in  abbondanza  nei  fumetti  di  Paperino  e  Topolino, tipo  sniff, crash, cling, patapuffete  e  moltissimi  altri.

Approfitto  di  questa  mia  esperienza  per  fare  qualche  osservazione  a  proposito  della  difficilissima  arte di  scrivere. In  generale, un’ottima  regola  cui  conformarsi  quando  si  vuole  scrivere  un  racconto  o  un  romanzo  è  cercare  di  essere  semplici, ossia  evitare  uno  stile  improntato  all’estenuante, continua  ricerca  di  metafore, immagini  e  similitudini  bizzarre. Inventare  immagini  strane, paragoni  troppo  arditi  e metafore  incomprensibili  non  significa  essere  originali  e  perciò  creativi; al  contrario, operando  in  questo  modo  si  rischia  di  scadere  nella  sciatteria  e  nel  vorrei  tanto  ma  non  posso. La  semplicità, quando  è  frutto  di  una  scelta  oculata  e  razionale, è  sinonimo  di  eleganza  ed  è  anche  il  risultato  di  una  buona  conoscenza  della  lingua  e  del  suo  uso. Si  è  semplici  e  ci  si  fa  capire  proprio  quando  si  è  padroni  della  lingua. E  soltanto  quando  si  è  davvero  padroni  della  lingua  immagini  e  metafore  esteticamente  gradevoli  emergono  senza  alcuno  sforzo; solo  quando  si  è  padroni  della  lingua  si  può  pensare  di  non  rispettare  più  determinate  regole.

Ma  questo  è  un  risultato  che  si  ottiene  esclusivamente  in  un  modo: leggendo  parecchio, leggendo  opere  scritte  bene, classici  della  letteratura, libri  che  molti  e  molte  snobbano  considerandoli  monotoni  o  pesanti  o  antipatici  perché  li  abbiamo  studiati  a  scuola  e  che  pizza! In  realtà, quei  libri  fanno  la  differenza  e chi  li  ha  letti  ha  appreso  cose  che  molti  ignorano, ossia  un  bagaglio  di  conoscenze  indispensabili  per  chiunque  voglia  cimentarsi  con  l’arte  della  scrittura.

Felicità colorata di lilla


Fra le piccole cose che adoro ci sono gli orsacchiotti di peluche, il colore lilla e la lavanda. Oggi ho avuto la fortuna di trovare tutto in un unico oggetto: un orsetto lilla profumato di lavanda.

Qui in centro storico, come accade ogni anno a giugno, si sta svolgendo un bellissimo mercato al quale partecipano commercianti provenienti non solo da varie regioni italiane, ma anche da alcuni Stati europei: Francia, Belgio, Austria, Inghilterra, Irlanda e Finlandia.
Ad attirarmi in modo particolare è stato un banco con prodotti tipicamente provenzali: profumi, saponette e splendide confezioni a base di lavanda. Un quieto gruppo di orsetti lilla, morbidamente adagiati in un lato del banco, ha subito catturato la mia attenzione. Non ho esitato e ne ho scelto uno.
Soffice e profumatissimo perché pieno di lavanda, l’orsetto adesso è sdraiato accanto a me sul tavolo, mentre sto scrivendo questo post, e sta spargendo i suoi delicati effluvi per tutta la stanza.
Sono le piccole cose, quelle più semplici, a regalare preziosi attimi di felicità.

Lo stile gustaviano


Può forse sembrare impossibile riuscire a coniugare l’eleganza con la sobrietà e la semplicità. Invece non è così. Nella seconda metà del Settecento, il re di Svezia Gustavo III, colto, raffinato e amante dell’arte, crea uno stile d’arredamento che è ancora conosciuto con il suo nome. Lo stile gustaviano fonde il Rococò e il Neoclassicismo in maniera originale, ma i modelli francesi vengono rielaborati, sfrondati da ogni eccesso e adattati così alla minor disponibilità finanziaria della corte svedese e al più sobrio gusto nordico.
Nasce allora uno stile inconfondibile, semplice fino a sfiorare talvolta il minimalismo, ma fresco, armonioso ed elegante. La grande novità di questo stile rispetto all’originale modello francese è costituita dai colori chiari, luminosi e delicatissimi, utili a catturare la poca luce del freddo clima del Nord. Prevalgono così il bianco e l’azzurro, ma sono presenti anche altri colori pastello, come il verde salvia e il rosa. I mobili sono semplicissimi, dal momento che i legni usati in Svezia sono meno pregiati di quelli francesi, inglesi e italiani: pino, faggio, betulla e abete che, essendo teneri, sono adatti a essere dipinti e intagliati, tanto che l’effetto delle venature viene dato con il pennello.
In quest’immagine potete osservare due sedie in stile gustaviano, con i caratteristici colori delicati e le semplici stoffe a quadretti:

Da un museo svedese è tratta poi la foto di questa camera da letto dall’atmosfera e dagli arredi tipicamente gustaviani:

Caratteristiche dello stile gustaviano sono le stufe a piastrelle. Qui sotto potete osservare la foto di una stufa proveniente dalla fabbrica di ceramiche di Marieberg, e costruita a cavallo tra il Settecento e l’Ottocento per il palazzo di Sturehov. La stufa è affiancata da pannelli decorati e da sedie neoclassiche:

I mobili tipici dello stile gustaviano sono cassettoni, sedili, poltrone, divani, sofà alla turca e alti orologi, cui devono aggiungersi le stufe che soppiantano i tradizionali caminetti. La semplicità dei mobili è però bilanciata dalla ricchezza delle decorazioni delle pareti, dipinte a ghirlande, festoni, nastri e fiori a cui spesso si aggiungono urne, medaglioni, greche, rosette. A volte le pareti vengono addirittura ricoperte con tele dipinte a finti pannelli, e decorate con quadri appesi a nastri.
Ecco un esempio di pareti decorate secondo lo stile gustaviano: si tratta della cosiddetta stanza dei divani a Bernshammar.

Qui sotto potete poi osservare altri esempi di decorazioni da parete nel medesimo stile:

Finora ho mostrato foto che ritraggono autentici arredi d’epoca. Ma lo stile gustaviano può essere facilmente ricreato anche ai nostri giorni, senza alcun bisogno di andare alla ricerca di pezzi d’epoca. Basta utilizzare le copie povere dei pezzi “Luigi” che sono state riprodotte per circa un secolo (tra la metà dell’Ottocento e la metà del Novecento), e che ora si possono trovare nei mercatini a prezzi non troppo alti o decisamente abbordabili. Si aggiungano la conoscenza dello stile, un po’ di fantasia, la volontà d’imparare a dipingere qualche mobile, la capacità di abbinare i colori giusti, e il gioco è fatto.
Qui potete vedere la camera di un albergo arredata e decorata in stile gustaviano, ovviamente ricreato ai nostri giorni:

Uno stile riposante, in grado d’infondere serenità e pace, uno stile che può essere reinventato anche spendendo pochissimo denaro, o al quale ci si può ispirare anche solo per arredare una stanza. Uno stile a volte freddo ma delicato, luminoso e al tempo stesso austero, probabilmente lontano dalla sensibilità e dai gusti latini, ma che io amo molto.

Semplicità e serenità

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Ogni giorno siamo bombardati da notizie e immagini che non ci regalano serenità: violenza, sangue, volgarità e molto altro.
Basta allora una foto come questa per donare, almeno ad alcuni di noi, un po’ di gioia o di tranquillità. Un’immagine semplice, perché solo la semplicità può infondere all’anima un profondo senso di pace: un gattino dorme placidamente con un orsetto di peluche accanto.
In fondo, la felicità è davvero una piccola cosa.