Concorso a premi (II)

Indovinate  chi  è  questo  simpatico e  mite  personaggio:

  1. Il  vero, autentico  lato  oscuro  di  Paolo  Gentiloni, attuale  Presidente  del  Consiglio  nonché  conte  di  Filottrano, Cingoli  e  Macerata
  2. Una  nuova  tipologia  di  tronista  per  il  programma  Uomini  e  Donne  di  Maria  De  Filippi. Pare  che  abbia  già  ottenuto  notevoli  riscontri  presso  il  pubblico  femminile
  3. Matteo Salvini  in  visita  a  un  campo  rom
  4. Daniela  Santanchè  intenta  a  dialogare  civilmente  con  Marco  Travaglio  su  La7
  5. Lo  yeti,  l’abominevole  uomo  delle  nevi

Chi  indovina  il  difficile  quesito  vince  un  bellissimo  viaggio  delle  pentole  in  località  ancora  sconosciuta.

Inverno, feste e Carnevale

Martedì  31  gennaio  abbiamo  festeggiato  la  ricorrenza  del  nostro  patrono, san  Geminiano. Come  ogni  anno, il  centro  storico  è  stato  invaso  dalla  tradizionale  fiera  e  dai  riti  che  immancabilmente  scandiscono  questa  giornata: la  visita  ai  resti  del  santo, la  messa  solenne  in  Duomo, la  sfilata  delle  varie  autorità  cittadine. Questo  intreccio  tra  sfera  religiosa  e  sfera  civile  ha  il  compito  di  riaffermare  e  consolidare  il  sentimento  identitario  che  anima  ogni  città, ossia  il  suo  patriottismo  civico.

Come  al  solito,  sono  andata  alla  fiera  ma  non  l’ho  visitata  tutta  perché, arrivata  in  Via  Emilia  centro  all’altezza  di  Piazza  Mazzini,  si  è  formato l’immancabile, odioso  ingorgo: era  impossibile  passare. Non  avendo  né  il  tempo  né  la  pazienza  per  procedere  a  un  ritmo  più  lento  di  quello  di  una  lumaca, sono  tornata  indietro. Così, la  mia  visita  alla  fiera  si  è  limitata  a  Corso  Canal  Chiaro, a  Piazza  Grande  e  a  quella  parte  di  Via  Emilia  che  conduce  a  casa  mia. Un’ora  e  mezza  d’immersione  nell’atmosfera  tipica  della  città  in  questa  giornata  particolare. E  così  gennaio  è  fuggito  via, travolto  dall’arrivo  di  febbraio.

Questa  mattina, quando  mi  sono  alzata  ho  trovato  una  sorpresa: una  fitta  nebbia, densa, spessa, tipicamente  invernale. Ma  l’atmosfera  è  quella  di  febbraio, insignificante, malata, incolore: è  l’inverno  senza  carattere, senza  personalità, senza  sussulti  degni  di  nota. Però  questo  è  anche  periodo  di  Carnevale, una  festa  che  è  il  trionfo  assoluto  dei  colori  e, volendo, del  divertimento. Allora  sorge  una  domanda:  sono  forse  soltanto  i  bambini  a  doversi  divertire  a  Carnevale? Penso  di  no, penso  che  qualche  sanissima  stravaganza  si  addica  anche  a  noi  adulti  e  adulte. E  io, che  in  fondo  un  po’  stravagante  lo  sono, sono  stata  attirata  da  questa  bella  parrucca  rosa:

parrucca

Chissà… 😀

 

Concorso a premi

sigue

Chi  sono  le  persone  nell’immagine? Scegliere  una  delle  opzioni  previste:

  1. Gruppo  di  giovani  in  preda  a  una  devastante  tempesta  ormonale
  2. Gruppo  di  giovani  vittime  di  un  fortissimo  trauma  psichico  dopo  aver  visto  una  puntata  di  Pomeriggio 5  condotto  da  Barbara  D’Urso
  3. Ammutinamento  dei  giornalisti  del  TgLa7  contro  il  Direttore  Enrico  Mentana, colpevole  di  volerli  coinvolgere  nell’ennesima  maratona  televisiva  della  durata  di  120  ore  consecutive
  4. I  Sigue Sigue  Sputnik, una  sobria  band  musicale  degli  anni  Ottanta

Per  chi  indovina, un  meraviglioso  premio: una vacanza  di  una  settimana  nel  mese  di  agosto  al  Lido  delle  Sabbie  Mobili, con  ombrellone  e  sdraio  in  trentesima  fila  sulla  spiaggia. Splendida  vista  sull’autostrada.

 

Quando la moda è sobria e di classe

estate2016

Primavera/estate  2016. A  sinistra,  l’abito  nero, bianco, rosso, blu  e  giallo  si  distingue  per  sobrietà  e  sapiente  accostamento  dei  colori: a  metà  fra  un  volatile  tropicale  ancora  sconosciuto  agli  etologi  e  un  piumino  per  spolverare  i  mobili  del  salotto. Le  scarpe  viola  lucide  sono  poi  l’apoteosi  del  buon  gusto.

A  seguire, l’abito  a  maxi  righe  bianche  e  marroncine  ha  il  pregio  di  essere  molto  rassicurante, perché  ci  ricorda  quei  vecchi  materassi, sempre  a  righe,  che, decenni  fa,  si  trovavano  nella  casa  di  campagna  della  cara  zia  Pina  o  della  nonna  Adele. E  ciascuno  di  noi  ha  avuto, almeno  una  volta  nella  vita, una  zia  Pina  o  una  nonna  Adele  di  riferimento.

Il  terzo  outfit  ha  il  discutibile  vantaggio  di  poter  essere  sfruttato  per  una  molteplicità  di  occasioni: può  fungere  da  sottoveste  finto-sexy  per  evitare  di  andare  a  dormire  col  pigiamone  da  orsacchiotta  in  disarmo,  e  anche   come   abito  da  ‘rimorchio’  per  affascinare  l’attempato  professionista  che, vivendo  nell’appartamento  di  sopra  e  ormai  alla  canna  del  gas  perché  nessuna  femmina  se  lo  fila  da  decenni,  viene  a  suonarci  alla  porta  per  chiederci  di  prestargli  un  po’  di  zucchero.

Infine, il  quarto  è  il  classico  abito  adatto  alle  donne  riservate, che  non  amano  farsi  notare  e  che  adorano  l’eleganza  sofisticata  a  ogni  ora  del  giorno  e  della  notte. Il  fiocchetto  al  collo  conferisce  al  tutto  un’aria  da  collegiale  ingenua,  che  farà  colpo  su  qualche  boy  scout  in  cerca  della  futura  madre  dei  suoi  figli.

Beccatevi questo (2)

83 PITTI UOMO Fall13-14 ph Giovanni Giannoni

Disinvolto  ma  con  sguardo  un  po’  truce, ha  rubato  il  foulard  verde  smeraldo  a  pois  da  una  cassapanca  dell’anziana  zia. Gli  occhiali  indicano  che  si  tratta  di  un  tipo  intellettuale, col  quale  intavolare  lunghi  discorsi  filosofici  sui  grandi  problemi  metafisici  dell’umanità, tipo  i  destini  dei  tronisti  di  Maria  De  Filippi,  gli  amori  di  Belen  e  il  Grande  Fratello. La  sportina  dalla  quale  emerge  strana  roba  verde  ci  regala  poi  la  speranza  che  costui  abbia  anche  virtù  casalinghe. Che  altro  desiderare  dalla  vita?

Moda, che passione!

La  moda, si  sa, propone  le  sue  linee-guida  per  noi  poveri  mortali  che, in  ogni  stagione, attendiamo  con  immancabile  ansia  le  proposte  di  stilisti  e  affini  per  sentirci  affascinanti  e  trendy. Ecco  allora  qualche  imprescindibile  suggerimento.

D’inverno, com’è  noto  a  tutti,  a  prevalere  è  il  freddo; pertanto, qualcuno  ha  pensato  ai  gravi  rischi  che  il  gelo  fa  correre  alle  nostre  povere  estremità:

scarpe strane

Il  vantaggio  della  soluzione  proposta  nella  prima  immagine  a  sinistra  e  poi  nella  terza  a  destra  è  quello  di  farci  assomigliare, una  volta  tanto  nella  vita, al  famosissimo  Yeti. E  una  simile  opportunità – dobbiamo  ammetterlo – è  davvero  emozionante. Chi  non  ha  mai  desiderato, nell’arco  della  sua  inutile  esistenza, di  potersi  assimilare  almeno  una  volta  al  pelosissimo  e  abominevole  uomo  delle  nevi? Ma  c’è  di  più: a  ben  guardare, queste  scarpe  si  prestano  a  un  utile  impiego  casalingo, perché, indossandole  mentre  si  cammina  distrattamente  fra  salotto  e  cucina, oppure  mentre  si  corre  con  moto  accelerato  verso  il  bagno  a  causa  di  una  scorpacciata  di  prugne  secche, si  può  raccogliere  dal  pavimento  qualsiasi  vago  residuo  di  ostinatissima  polvere. Della  serie: due  piccioni  con  una  fava.

Per  i  maschi, risalgo  all’inverno  2014/2015  pur  di  catturare  alcuni  spunti  molto  interessanti:

trend-moda-maschile

A  sinistra, un  quadrettato  totale: fa  molto  country  inglese, sì, ma  anche  pirla  metropolitano. A  voi  la  scelta. Al  centro, un  total  black: severo, sobrio, senza  fronzoli. Il  modello, però, ha  l’espressione  facciale  di  uno  in  procinto  di  tirare  le  cuoia. A  destra, invece, s’impone  l’aria  un  po’  disorientata  del  giovanotto  che, consapevole  di  quanto  sta  indossando,  sembra  dire  a  se  stesso: che  ssa’ da fa’ ppe’ campà.

Adolescenza, discoteche e stravaganze

discoteca

Non  è  stata  l’assenza  di  idee  a  tenermi  lontana  dalla  tastiera, ma, al  contrario,  un  eccesso  di  esse. Può  sembrare  strano, può  sembrare  stravagante, ma  a  volte  mi  capita: sono  talmente  tante  le  cose  che  vorrei  scrivere, sono  così  vari  i  discorsi  sui  quali  vorrei  soffermarmi  che, alla  fine, non  scrivo  nulla.

Premesso  che  l’umanità  sopravvive  tranquillamente  anche  senza  i  miei  post, resta  il  fatto  che  non  riesco  ad  abbandonare  il  blog, che  ormai, dopo  otto  anni  di  costanti  aggiornamenti,  avverto  come  una  mia  piccola  creatura  bisognosa  di  attenzioni  e  di  coccole. E  come  si  fa  a  lasciare  sola  e  incustodita  questa  piccola  creatura  proprio  quando  è  iniziata  la  primavera? La  primavera  è  un’esplosione  di  vita, quindi  non  posso  far  morire  il  blog. Ma  di  cosa  devo  parlare? Di  questa  meravigliosa  stagione? Di  ricordi  remoti  nel  tempo? Di  sanissime  amenità?

A  primavera  è  quasi  inevitabile  riandare  con  la  memoria  all’adolescenza, che  è  la  primavera  della  vita. Mi  torna  in  mente  quando, di  domenica, andavo  in  discoteca  allo  Snoopy  e  vedevo  tipi  strani. Una  volta  rimasi  colpita  da  un  ragazzo  che  indossava  pantaloni  ad  anfora  con  una  fascia  alta  attorno  alla  vita  sottile  e  una  camicia  bianca  che  più  bianca  non  si  può; inoltre, aveva  lo  sguardo  un  po’  compunto  e  capelli  neri  lucidissimi  con  taglio  carrè. Collocato  al  centro  della  pista, costui  iniziò  a  ballare  una  song  di  Madonna  flettendo  le  ginocchia  a  tempo  e, contemporaneamente, muovendo  il  braccio  destro  su  e  giù  come  se  stesse  tirando  la  catenella  del  wc  in  bagno. La  cosa  bizzarra  è  che  costui  ballò  l’intera  canzone  facendo   sempre  questi  due  gesti  e  restando  serissimo, quasi  impassibile. Siccome  adoro  i  tipi  stravaganti, non  l’ho  più  dimenticato, anche  se  ancora  mi  chiedo  quali  fossero  le  ragioni  alla  base  di  quella  coreografia.

Chi  ricorda  quelle  situazioni  in  cui, sempre  in  discoteca,  arrivava  un  ragazzo  e  ti  sussurrava  che  un  suo  amico  voleva  conoscerti? La  prima  cosa  che  pensavi  era: ma  perché  non  viene  direttamente  lui  a  conoscermi? Però  la  situazione  era  carina, simpatica  e  forse  un  po’  ingenua. A  me  capitò  più  volte, ma  ricordo  con  precisione  soltanto  un  caso, il  caso  di  un  ragazzo leggermente  più  giovane  di  me: io  avevo  diciotto  anni  e  lui  ne  aveva  sedici. Solo  che – me  tapina! – a  quei  tempi  io  sospiravo  per  un  altro  e  quindi  non  riuscii  a  interessarmi  a  questo  tipo. Ricordo  però  che c’incontrammo  per  due  domeniche  successive  sempre  in  discoteca,  al  Charlie, e  io, per  intrattenerlo, gli  feci  una  testa  grande  come  un  palazzo  parlandogli  con  indefessa  continuità  di  cinema  e  di  libri. Credo poi  di  aver  capito  che, come  argomenti, non  lo  interessassero  molto  e  che  probabilmente  avesse  altre  mire, ma  fu  educato  e  sopportò  con  pazienza   di  ascoltare  anche  il  mio  imprescindibile  giudizio  sul  film  Gli  Aristogatti.

E  voi  avete  qualche  ricordo  particolare  legato  a  discoteche  e  affini?

Traduzioni ‘creative’

latino

Ieri  è  stata  una  giornata  grigia  che  più  grigia  non  si  può, color  antracite, scurissima  e  disperata. L’ingresso  dell’inverno, insomma, con  tutte  le  sue  caratteristiche  più  dure. Così, per  cercare  di  adattarsi  alla  stagione, conviene  divertirsi  un  po’  e  sorridere.

Liceo  classico, primo  anno, compito  in  classe  di  latino. Il  mio  amico  Andrea, al  termine  del  compito, volle  controllare  con  me  la  sua  traduzione. C’era, in  quella  versione, una  frase  facilissima che  chiunque  avrebbe  saputo  tradurre  senza  dizionario; tuttavia, nonostante  ciò, il  mio  amico  si  scatenò  in  una  traduzione  creativa  che  non  ho  più  dimenticato. La  frase  era  questa: Pompeius  hastam  iecit. Traduzione  corretta: Pompeo  scagliò  la  lancia.

Come  ho  detto, la  frase  era  di  una  semplicità  estrema – soggetto, verbo  e  complemento  oggetto. Ma  il  mio  amico, tutto  giulivo  nonché  disinvolto,  se  ne  uscì  con  questa  traduzione: a  Pompeo  l’asta  gli  si  avvinghiava  intorno. Impossibile  descrivere  la  mia  reazione  dopo  aver  sentito  questo  capolavoro: so  solo  che  quasi  mi  piegai  in  due  dalle  risate, mentre  Andrea, per  nulla  sconvolto  dall’errore  commesso, rise  a  crepapelle  insieme  a  me. Beata  gioventù!

E  voi  avete  ricordi  di  scuola  particolarmente  buffi?

L’uomo che diceva sempre sì

no

Si  vedeva  un  campo  immenso  pieno  di  ananas  sotto  una  luce  particolare, forse  al  tramonto  del  sole.   Poi  compariva  un  individuo  su  una  specie  di  torretta. Costui  guardava  in  lontananza, munito  di  binocolo,  in  mistica  attesa  di  qualcuno. E  questo  qualcuno  giungeva, scendendo  da  un’automobile  con  aria  seria  ma  non  severa, tutto  vestito  di  bianco,  in  perfetto  stile  coloniale; poi   si  avvicinava  a  un  povero  ananas, lo  raccoglieva  a  mani  nude, ne  tagliava  un  pezzo, lo  assaggiava  e   faceva  un  cenno  di  assenso  al  dipendente  sulla  torretta. A  questo  punto, in  sottofondo  si  sentiva  una  voce  che, con  tono  solenne, c’informava  circa  l’identità  dell’uomo  vestito  con  abiti  coloniali: si  trattava  del  signor  Del  Monte, che   sapeva  sempre  – così    diceva  la  voce – quando  era  il  momento  giusto.   Dopo  di  che  la  voce  continuava  con  queste  parole  ormai  passate  alla  storia: “L’uomo  Del  Monte  ha  detto “. E  se  un  uomo  di  tal  fatta  aveva  avuto  l’ardire  di  affermare  un  sì, potevamo  stare  tutti  tranquilli: l’uomo  Del  Monte  controllava  con  estrema  diligenza  che  gli  ananas  fossero  messi  in  scatola  appena  raccolti, in  modo  da  mantenere  intatto  il  loro  sapore. L’uomo  Del  Monte, insomma, si  preoccupava  per noi, era  una  specie  di  uomo  della  provvidenza  che  lavorava  duramente  per  garantirci  soltanto  il  meglio.

Da  quel  momento, a  volte  ci  si  divertì  a  ripetere, nelle  situazioni  più  varie,   la  frase  l’uomo  del  Monte  ha  detto  sì.  Perché  l’uomo  Del  Monte  era  uno  sicuro  di  sé, uno  che  non  poteva  avere  mai  alcun  tentennamento  e  dunque  dalle  sue  labbra  poteva  uscire  soltanto  un  sì. Trattandosi  però  di  una  pubblicità  martellante  e  molto  popolare, a  un  certo  punto  fu  inevitabile  cominciare  a  scandire  ironicamente  la  frase: “L’uomo  del  Monte  ha  detto  forse“. Così, giusto  per  cambiare, perché  ormai  non  se  ne  poteva  davvero  più.

E  voi  ricordate  l’ormai  mitico  uomo  Del  Monte?

Trastulli

ja

Avrei  voluto  scrivere  un  post  serio, ma  non  riesco  a  farlo  perché  sto  ridendo.  Ho  saputo  che,  su  Facebook,  una  persona  che  conosco  solo  di  vista  ha  pubblicato  l’immagine  delle  radiografie  dei  suoi  polmoni, peraltro  sanissimi. Che  uno  sia  libero  di  pubblicare  una  cosa  simile  è  un  dato  che  non  metto  in  dubbio: non  è  contro  la  legge  mostrare  alcune  lastre  e  si  tratta  d’immagini  del  tutto  innocue. Per  certi  versi, possono  anche  essere  simpatiche, considerando  soprattutto  che  ciascuno  ha  i  propri  gusti  e  magari  c’è  chi  considera  interessanti  o  divertenti  le  lastre  dei  polmoni  altrui. Ammetto  che  la  mia  naturale  riservatezza  mi  è  d’ostacolo  per  la  comprensione  di  un  simile  fenomeno; tuttavia, trattandosi  di  un  sentire  soggettivo, lo  lascio  da  parte  e  mi  concentro  su  altro:  questa  faccenda, infatti,  ha  stimolato  la  mia  fervida  fantasia  e  non  riesco  a  trattenermi.

Seguendo  senza  indugio  la  via  aperta  dalla  pubblicazione  delle  lastre  e  conducendola  fino  alle  estreme  conseguenze, si  potrebbero  anche  mostrare, in  primo  piano  e  con  entusiasmo,  le  foto  dei  propri  denti  del  giudizio, appena  estratti  con  dolore  dalla  carne  viva  e  tutti  sanguinanti; e  che  dire  della  possibilità  di  pubblicare  con  gioia  la  foto  della  propria  cistifellea,  asportata  da  poco  e  messa  a  figurare  in  bel  vasetto  di  vetro? C’è  poi qualcuno  interessato  a  osservare,  in  formato  gigante,  le  immagini  delle  tonsille  appena  tolte  a  un  bambino  di  sei  anni? E  dopo  simili, profondissime  domande, smetto  di  scrivere  e  vado  a  riprendermi.