Riti, abitudini e pandemia

Il 31 gennaio qui a Modena si celebra la ricorrenza del patrono della città, San Geminiano. A causa del Covid, però, la tradizionale fiera che ogni anno si tiene in centro storico è stata annullata. Non è mai successo prima d’ora, almeno da quando io sono al mondo, e perciò mi dispiace: la perdita di un’abitudine consolidata è sempre un piccolo trauma, una minuscola ferita, un’assenza che pesa. Ai riti ci si affeziona perché regalano sicurezze: sono punti fermi nelle nostre esistenze costantemente travolte da incertezze e mutamenti, evocano ricordi d’infanzia, colori e sapori del tempo passato. Ma la pandemia ha una forza dirompente, cui non ci si può opporre, e dunque quest’anno niente fiera. Un piccolo sconquasso che si aggiunge a tutti gli altri.

Intanto buon fine settimana a chiunque passi su questo blog.

Oggi festa

santoScrivo  beatamente  rilassata  perché  oggi  è  San  Geminiano, grande  festa  qui  a  Modena, ricorrenza  molto  sentita  e  alla  quale  nessun  cittadino, nativo  o  adottato  che  sia, vuole  rinunciare. Il  centro  storico  è  letteralmente  invaso  da  una  marea  di  ambulanti  provenienti  non  solo  dall’Emilia  ma  anche  dalle  regioni  limitrofe. L’atmosfera  è  festosa  nonostante  il  freddo  rigidissimo, e  anch’io questa  mattina, con  impareggiabile  ardimento  e  sfidando  le  intemperie, mi  sono  tuffata  in  mezzo  alla  folla  per  guardare  e  divertirmi. In  queste  occasioni, non  conosco  il  significato  della  parola  vergogna, e  così  ho  comprato  una  bellissima  volpe  di  peluche, bianca  e  marroncina, con  una  coda  meravigliosa. No, no, non  devo  regalarla  e  nessun  infante: l’ho  comprata  per  tenerla  tutta  per  me, nonostante  la  mia  età  non  sia  consona  a  simili  trastulli. Ma, come  ho  scritto  sopra, in  certe  cose  non  conosco  il  concetto  di  vergogna, per  cui  la  magnifica  volpe  va  ad  aggiungersi  alla  mia  nutrita  collezione  di  animali  di  peluche.

Nel  mio  giro  di  ricognizione, ho  notato  un  massiccio  assalto  alle  bancarelle  piene  di  cibarie, soprattutto  a  quelle  con  grandi  porchette  esibite  in  tutto  il  loro  splendore: la  porchetta, si  sa, ha  il  suo  fascino  ed  è  difficile  resisterle.

A  mezzogiorno, con  partenza  da  corso  Duomo, c’è  stata  la  tradizionale  sfilata  delle  autorità  cittadine. Dopo  la  messa  nella  cattedrale, dove  ogni  anno, esibite  al  pubblico,  ci  sono  le  spoglie  del  povero  santo – cioè  di  quel  che  resta  di  lui  ed  è  ben  poco, quasi  niente – il   nostro  caro  sindaco-umarell, altri  vari  soggetti  in  fascia  tricolore  e  i  valletti  comunali  in  livrea  e  parrucca  bianca  hanno  sfilato  per  le  vie  del  centro  dietro  alla  banda: un  rito  che  si  ripete  identico  a  se  stesso  anno  dopo  anno  e  perciò  molto  rassicurante, il  segno  inequivocabile  che, in  fondo, tutto  cambia  per  non  mutare  mai, che  siamo  sempre  gli  stessi  nonostante  il  trascorrere  del  tempo. La  recita, insomma, è  riuscita  bene.

Dopo  aver  preso  parte  anch’io, come  tutti, alla  rappresentazione  collettiva, me  ne  sto  ora  buona  buona  nella  mia  stanza, al  calduccio, contenta  di  potermi  riposare  un  po’  dopo  giorni  alquanto  travagliati. Buon  fine  settimana  a  tutti! Ci  si  risente  a  febbraio. 😀

Alla fine di gennaio


Ho trascorso circa tre quarti d’ora a cercare immagini di dipinti ottocenteschi, perdendomi fra colori e atmosfere ma senza decidermi. In realtà avevo quasi scelto, quando una voce interiore, saggia e cortese, mi ha consigliato di fermarmi. Arriva sempre un momento in cui occorre fermarsi per riordinare le idee, recuperare la necessaria lucidità e attendere che le ombre, almeno quelle più cupe, svaniscano.

Queste giornate di fine gennaio sono sempre freddissime. Tuttavia, sembra che il gelo non impedisca ad alcuni di uscire a quest’ora: dalla strada, infatti, arrivano grida e risate. Il divertimento del venerdì sera prosegue nonostante l’inverno e il copione è sempre lo stesso. Assistendo al ripetersi dei medesimi riti, sulla medesima via e stagione dopo stagione, si ha l’impressione che nulla cambi mai. Eppure qualcosa dovrà mutare.

Gennaio se ne sta andando, terribile come sempre, col suo volto severo e gli occhi duri di chi non riesce a provare alcuna pietà. Ma quasi non l’ho vissuto perché l’ho sentito fuggire via in fretta, e l’ho guardato con freddo distacco, addirittura con una punta di disprezzo. Ormai neppure gennaio riesce a colpirmi. Questa è la prova che gli anni non sono trascorsi invano.