A ciascuno il suo

Trama

Sicilia. Il farmacista Manni riceve una lettera minacciosa. Ma non ha nulla da temere, e ne parla con altre persone. Dopo pochi giorni viene ucciso insieme al dottor Roscio, col quale era andato a caccia.  Il professor Laurana, docente di italiano in un liceo, resta colpito da un particolare della lettera minatoria, e comincia a fare ricerche. Incontra varie persone, collega diverse trame e, a un certo punto, ritiene di aver trovato la soluzione del giallo. Ma non si accorge di aver confidato troppe cose alle persone sbagliate.

Commento

A ciascuno il suo (1966) è un bellissimo romanzo di Leonardo Sciascia. Qui l’autore fotografa, in modo brillante e acuto, un piccolo mondo con tutti i suoi riti, i suoi valori, la mentalità della sua gente, le sue ombre, le sue tante crudeltà.

Il professor Laurana è intelligente e studioso, ma la sua debolezza consiste nell’essere in parte distaccato dal contesto in cui vive, nell’essere forse troppo ingenuo, inadatto al microcosmo in cui si muove. E poi è un uomo solo e sensibile al fascino femminile, e anche questo è un fattore di debolezza, almeno per lui. La sua figura è fondamentale, perché è il motore della vicenda; ma anche i personaggi di contorno sono ben rappresentati, definiti con grande finezza attraverso i dialoghi, che ne mettono in risalto valori, debolezze e ambiguità.

L’ambiente in cui si muove Laurana è pericoloso e soffocante, e, nel procedere della narrazione, questo dato acquista particolare vividezza. A questo proposito, sono illuminanti le parole di un uomo anziano, fratello di un compagno di università di Laurana:

…A un certo punto della mia vita ho fatto dei calcoli precisi: che se io esco di casa per trovare la compagnia di una persona intelligente, di una persona onesta, mi trovo ad affrontare, in media, il rischio di incontrare dodici ladri e sette imbecilli che stanno lì, pronti a comunicarmi le loro opinioni sull’umanità, sul governo, sull’amministrazione municipale, su Moravia…le pare che valga la pena?

In generale la narrazione ha un ritmo vivace, a volte incalzante, e, come spesso avviene nei romanzi di Sciascia, è attraversata da intelligente ironia, che fa da contraltare al cupo realismo della vicenda. Lo stile è conciso, elegante e caratterizzato da preziosismi lessicali.

Perché leggere questo romanzo:

-perché la storia è avvincente, priva di inutili lungaggini, e la suspense è ottima, tutti elementi che possono attrarre anche chi non ama troppo leggere.

-perché coglie con grande acume, e con sguardo rapido e sicuro, le infinite meschinità dell’animo umano. E solo i grandi scrittori sono capaci di farlo con tanta disinvoltura.

-perché è una lettura intelligente, di un’intelligenza che si dispiega riga dopo riga, di un’intelligenza che addirittura sembra incalzare il lettore, senza lasciargli soste. Una lettura densa, che offre molti spunti di riflessione sulla natura umana e sulla vita associata.

In casa, a leggere

L’isolamento forzato, dovuto al Coronavirus, può essere un’ottima occasione per leggere. Leggere buoni romanzi, ad esempio, perché, grazie a essi, si possono imparare innumerevoli cose sugli uomini, sulle donne e sull’esistenza. I bei romanzi, proprio perché scritti bene, hanno in sé lo straordinario potere di elevarci intellettualmente e moralmente; e allora sono occasioni da non lasciarsi sfuggire.

Ubriacarsi di notte in un pub no, non ci eleva da nessun punto di vista; al contrario, ci degrada al rango di bestie. Leggere, invece, sì, leggere fa sempre la differenza: significa imparare a parlare, a scrivere, a riflettere, a guardare il mondo e le persone con occhi nuovi, a porsi problemi, a inventare soluzioni. E significa non sentirsi mai soli, perché leggere implica aprire un dialogo con scrittori e scrittrici, creare con loro una relazione salda.

E poi i bei libri non ci tradiscono mai. Sono sempre lì, a nostra disposizione, pronti a farci compagnia in ogni momento, eternamente fedeli.

Il primo grigio

È  arrivato  il  primo  grigio  della  nuova  stagione:  un  velo  trasparente  di  quieta, dolcissima, affettuosa  malinconia. Tutti  gli  oggetti, persino  quelli   più  insignificanti, acquistano  un  nuovo  spessore. Non  bisogna  stupirsi: l’atmosfera  autunnale  ha  in  sé  una  calma  solennità  che  investe  silenziosamente  ogni  cosa, suscitando  così  il  nostro  involontario  rispetto. È  finito  il  tempo  dei  capricci  e  delle  stravaganze; inizia  il  grigio  perla  delle  riflessioni  mature  – e  l’incanto  delle  prime  nebbie  al  mattino.

L’ospite d’inverno

ospite
Trama
Rimasta vedova da poco tempo, la fotografa Francis (Emma Thompson) è profondamente depressa e lascia che sia il figlio adolescente Alex a occuparsi di lei. Sua madre Elspeth (Phyllida Law) ha intenzione di scuoterla e, pur essendo anziana, affronta il ghiaccio e il freddo per farla uscire da casa.
Intanto Alex, mentre si reca a scuola, fa amicizia con una ragazzina segretamente invaghita di lui, due anziane donne del villaggio vanno ad assistere a una cremazione e due preadolescenti marinano la scuola per finire a conversare di problemi familiari.
La vicenda si svolge nell’arco di una mattinata. Sullo sfondo, i gelidi e affascinanti colori dell’inverno in un villaggio scozzese di fronte al mare ghiacciato.

Commento
The winter guest (1997), in italiano L’ospite d’inverno, è un film drammatico girato da Alan Rickman, noto attore inglese.
Difficoltà di relazione e di comunicazione, ansie, piccoli egoismi, rancori, timore del futuro, timore della morte: questi sono i temi fondamentali trattati dalla pellicola.
Attraverso i dialoghi fra i personaggi l’opera affronta, nello stesso tempo, complessi problemi metafisici e questioni più concrete legate allo svolgimento dell’esistenza quotidiana, tutto con toni a volte ironici e lievi, che sconfinano persino nel comico, a volte seri e molto austeri. Perciò il film è caratterizzato da un’ambiguità di fondo, a causa della quale non sembra completamente risolto.

Nonostante ciò, alla fine della pellicola si tenta una sintesi, ossia, attraverso la condotta e le scelte di alcuni personaggi, si cerca di mettere in luce una soluzione pratica a tutti i problemi mostrati. Se è vero che l’esistenza è colma d’incognite e noi siamo fragili vittime d’infinite incertezze, se è vero che siamo impotenti di fronte alla morte e spaventati di fronte al futuro e all’ignoto, soltanto la capacità di entrare in relazione con gli altri, di creare rapporti e affetti e di saper essere solidali può costituire un punto di forza grazie al quale affrontare le tempeste della vita.
Resta invece indecifrabile, o aperta a più interpretazioni, la scelta dei due ragazzini che decidono di camminare sul mare ghiacciato avvolti dalla nebbia.

Un film adatto a chi ama i ritmi lenti e a chi non teme di soffermarsi sui particolari. Bella la fotografia, nell’insieme buona la recitazione degli attori fra i quali spicca Phyllida Law che, nella vita reale, è davvero la madre di Emma Thompson.
Voto: 7

Una frase tratta dal film
Elspeth (Phyllida Law) alla figlia Francis (Emma Thompson):
Hai sempre avuto un’ossatura perfetta, l’hai presa da me. Sarò un bellissimo scheletro quando arriverà il momento.

Dopo la tempesta

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Talvolta ci si sente così, quasi freddi e un po’ distanti. Capita dopo una tempesta d’irrefrenabili emozioni e un caos d’indomabili pensieri.
Subentra il momento della pausa e della riflessione. Occorre scegliere e decidersi, affrontare l’ignoto e ammettere di essere irrimediabilmente cambiati.
Quasi freddi e forse coraggiosi. Bianchi, perché il passato è alle spalle e bisogna ricominciare.

(La foto è tratta da:
http://www.elicriso.it)

Domande

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Meglio avere una ricca vita interiore o perdersi in continue, frenetiche attività pur di non avere il tempo per guardarsi dentro? In altri termini: è meglio avere il coraggio e la capacità di analizzare se stessi, o è preferibile annegare nella confusione interiore?
Perché tanti scelgono di non assecondare i propri reali sentimenti e preferiscono vivere in maniera inautentica, raccontando a se stessi continue bugie? Perché i veri amori sono a volte rinnegati, con ostinazione e cattiveria, da parte di chi li prova, salvo poi diventare oggetto di rimpianto quando ormai è troppo tardi? Perché questo terrore di abbandonarsi ai sentimenti?
Ciascuno ha le proprie risposte e anch’io ho le mie, ma per ora non le scrivo. In fondo ciò che davvero conta è interrogarsi, avere la forza di farlo, avere la volontà di approfondire. Che è poi già una mia parziale ed enigmatica risposta ai quesiti proposti.

Giorni sospesi

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Gli ultimi giorni di dicembre, insieme ai primi di gennaio, sono sempre stati, per me, giorni speciali, magici, diversi da tutti gli altri. Giorni sospesi, quasi evanescenti, giorni percorsi da un silenzio a tratti irreale, probabilmente perché sono un passaggio, un momento di riposo tra una festa e l’altra, la quiete dopo l’allegria, la sobrietà dopo l’eccesso. E l’inverno, con la sua furia e i suoi colori scuri, contribuisce a regalare a questo periodo una strana bellezza, inquietante ed estrema.

In questi giorni sospesi tra il vecchio e il nuovo anno, la nebbia, l’oscurità e la neve attutiscono le voci, le grida e i rumori molesti; lungo le strade, le persone appaiono più calme nonostante il gelo, persino più serene e in cerca di svago.
Sono giorni di riposo e di riflessione, di bilanci e di auspici, di allegria e di malinconia al tempo stesso. Sono giorni in cui ci si possono permettere una lentezza in altri momenti sconosciuta, alcune pause salutari, qualche passeggiata nel silenzio ovattato di un parco invaso dal bianco della neve appena caduta.

Sono i giorni in cui, senza fretta, si può ammirare l’inverno attraverso i vetri di una finestra chiusa, e afferrarne i meravigliosi toni cupi fino a perdersi completamente in essi.

Aforismi

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Trascrivo alcuni aforismi di Leo Longanesi (1905-1957). Chissà che non suscitino qualche riflessione! 😉
Eccoli:

La povertà è gratis.

Tutte le rivoluzioni cominciano per strada e finiscono a tavola.

Due stupidi sono due stupidi. Diecimila stupidi sono una forza storica.

Se c’è una cosa in Italia che funziona è il disordine.

Tutto ciò che non so l’ho imparato a scuola.

Non datemi consigli! So sbagliare da solo.

Una società fondata sul lavoro non sogna che il riposo.