Equinozio d’autunno

Il giorno magico è oggi. Dal punto di vista astronomico, infatti, nell’emisfero boreale l’autunno compare ufficialmente stasera, alle 20 e 21 ora italiana. Sono un po’ emozionata, quasi turbata da questo evento che è un inizio a tutti gli effetti e, come tale, un’incognita, un enigma, un intrico di sogni, speranze e timori.

Quest’anno immagino l’autunno vibrante d’intensità, di colori saturi, pieno di vita, caldo di passioni – i frutti raccolti in abbondanza, la bellezza della maturità, le tante consapevolezze, gli sguardi del sole mite.

Però, accanto a questo sfolgorio di luci e d’intenzioni, desidero anche l’autunno più smorzato, l’autunno dei toni polverosi, di veli grigiastri a ricoprire il rosso e l’arancione, dell’oro che si arrende alle giornate nebbiose e spente – i ricordi, i morti che tornano, le malinconie, l’ineluttabile sfaldarsi del tempo.

Dell’autunno bisogna accogliere tutto, ogni frammento, perché non si può mai eludere la complessità, specialmente dopo l’estate. Finita la leggerezza, si torna alla serietà. L’autunno ci chiede di riprendere il nostro posto, di accettare la routine, di chiudere porte e finestre. Ma lo chiede con garbo e senza costrizioni, perché sa che infiniti sono i suoi doni e i suoi consigli e il suo parlare sommesso e saggio.

L’autunno dialoga, non impone. Perciò merita di essere ascoltato.

All’orizzonte

Agosto volge al termine col cielo scuro, forse presagio della nuova stagione che verrà. I passaggi non sono mai indolori, neppure quando li desideriamo: portano sempre con sé qualche brivido inaspettato, alcune incertezze, malinconici ricordi. Ma i passaggi sono anche il segno concreto dell’ininterrotto fluire del tempo, del suo scorrere senza posa. E questo è un conforto.

All’orizzonte il cielo sta cambiando colore.

 

Silenzi d’estate

Tutti  gli  anni, quando  arriva  l’estate, la  prima  parola  che  mi  viene  in  mente   è  libertà. Il  sole  e  le  giornate  lunghissime, unite  ai  discorsi  sulle  imminenti  vacanze, evocano  immagini  colme  di  spensieratezza, di  pace, di  colori  forti  e  decisi. Le  mura  di  casa  cominciano  a  diventare  soffocanti, la  pianura, squallida  e  malsana, è  un  luogo  da  abbandonare  almeno  per  alcuni  giorni  e  le  ansie  sono  un  fardello  da  gettare  via  senza  rimorsi. Per  essere  finalmente  liberi, per  inebriarsi  di  luce  e  di  nuovi  orizzonti. È  il  momento  della  dispersione, delle  frivolezze, dei  giochi  con  la  vita, del  disimpegno.

Eppure  anche  l’estate, come  le  altre  stagioni, ha  i  suoi  silenzi, i  suoi  momenti  di  quieto  raccoglimento. I  silenzi  d’estate  accompagnano   il  primo  pomeriggio, quando  le  strade  roventi  per  il  caldo  sono  quasi  vuote  e  l’afa  impone  una  lentezza  altrimenti  sconosciuta. Spesso  sono  silenzi  in  vista  della  festa, del  divertimento, dell’allegria  e  dello  svago:  sono  privi  di  solennità, a  tratti  persino  fatui,  oppure  monotoni  nella  loro  superficialità. E  quando  sono  invasi  dai  ricordi, non  raggiungono  mai  l’enigmatica  e  struggente  profondità  dei  silenzi  autunnali  o  la  rigorosa   severità  di  quelli  invernali, ma  conservano  sempre  la  loro  leggerezza, una  leggerezza  che  talvolta   diventa  indifferenza.

L’ora migliore


Novembre avanza grigio e freddissimo, violento nella sua straziante disperazione. Mattine di nebbia gelida e pomeriggi scuri ad attendere il buio di notti senza fine: è l’autunno che piange, stremato dal dolore.

Questa è l’ora migliore. Fra pochi minuti, il giorno inizierà a spegnersi in favore dell’oscurità. Allora, i fantasmi dei ricordi emergeranno dalla nebbia della sera, opachi, confusi e stanchi. Ma sarà soltanto pietà ad accompagnare il disincanto.

Dono d’autunno


Quando arriva l’autunno, prima o poi bisogna farlo. In un giorno di sole, con l’aria tiepida e la luce priva d’invadenza a farci compagnia, bisogna percorrere un viale coperto da foglie rosse e gialle per immergersi nella più bella poesia della natura, per dialogare con essa raccontandole sogni e struggenti ricordi e fantasmi remoti.

Saper cogliere certi doni meravigliosi è un privilegio che ammanta l’esistenza d’infinito.

Estate


Estate e campi dorati e frenesia sotto il sole. Arriverà d’improvviso, con molta esultanza, senza incertezze, senza pudore; sarà un invito a giocare, a inventare nuove trame, a coccolarsi nonostante tutto, a sognare.
Saranno cieli azzurri di montagna, pomeriggi pigri sotto alberi ridenti, parole non dette ed estenuante calore; saranno nuvole indolenti e serate senza fine e inesorabile calore.

Omaggio d’aprile


È una benedizione riuscire a sentirsi così, ancora bambini nonostante tutto. È un dono d’aprile, un omaggio di primavera, un regalo che non turba e non abbaglia, ma invade l’anima silenziosamente inondandola di luce.

È il giallo dei fiori, il verde della campagna intorno, l’alba accompagnata dal riposo tranquillo, il vento leggero che sussurra ai ricordi. È il tramonto screziato di rosa, che promette sogni e custodisce segreti.

Fantasmi d’autunno

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La luce d’autunno è una carezza delicata e quasi furtiva: sfiora in silenzio le foglie ingiallite e i rami stanchi ma ancora vivi. L’acqua riflette i colori e persino i pensieri.
Nessuna smania di fuggire, nessun indomabile desiderio di correre lontano. Qui regna la pace sovrumana dell’attesa, qui aleggiano i fantasmi sbiaditi dei ricordi, quei ricordi che chiedono di farsi ascoltare prima della fine, prima che anche l’ultima foglia, la più forte e orgogliosa, si sottometta alla cupa violenza dell’inverno.

La lunga estate calda


La lunga estate calda è un bel film del 1958, diretto da Martin Ritt.
Ben Quick, un affascinante vagabondo con la fama da incendiario, giunge in un paese del Mississippi e, facendo l’autostop, conosce casualmente la figlia del più importante proprietario terriero della zona, Willy Varner, un uomo ricco e dispotico. Grazie alla sua intraprendenza e alla sua faccia da schiaffi, Ben Quick conquista la simpatia del signor Varner che gli trova un lavoro, lo ospita nella sua villa e addirittura l’invita a corteggiare sua figlia Clara, una ragazza intelligente, colta, sensibile e infatuata di un raffinato quanto ambiguo vicino di casa, eternamente attaccato alle gonne della madre.
Willy Varner desidera che sua figlia si sposi presto e vorrebbe come genero Ben Quick in quanto virile, forte, disincantato e concreto. Ma Clara, che in generale non è disposta ad accontentarsi, sembra detestare Quick, tanto che non perde occasione per offenderlo. Intanto Jody, figlio di Willy e fratello di Clara, insicuro e fragile perché schiacciato e umiliato dalla prepotente personalità del padre, s’ingelosisce di Ben Quick.

L’atmosfera che pervade La lunga estate calda è decisamente sensuale: Clara Varner è alla ricerca dell’amore vero, suo fratello Jody ha un rapporto passionale con l’esuberante moglie Eula, Ben Quick è il classico tipo del seduttore, e Willy Varner, nonostante i suoi sessantaquattro anni, ha un’amante più giovane di lui. Fra gelosie, ripicche e asprezze, la vicenda è comunque destinata al lieto fine.
In questo film Paul Newman, che interpreta lo sfacciato Ben Quick, è in stato di grazia, perfetto nei panni del giovane uomo disincantato, apparentemente cinico e tutt’altro che ingenuo. Da segnalare poi l’indimenticabile performance di Orson Welles nella parte dell’egocentrico e prepotente Willy Varner, probabilmente una delle più belle caratterizzazioni della storia del cinema. Bravissimi anche Joanne Woodward, che interpreta con notevole sensibilità l’intelligente Clara Varner, e Anthony Franciosa nella parte del debole Jody.

Com’è noto a molti, galeotto fu il set di questo film per Paul Newman e Joanne Woodward, che si sposarono e che da allora non si lasciarono più.
A pochi giorni dalla sua scomparsa, ecco alcune foto dell’attore e, alla fine, un bel video con alcune immagini tratte da questo film.





Il video è dell’utente di youtube MissNewmanDeppDelon