Scuro ad agosto

Viale Muratori questa mattina. L’ombra lieve dell’autunno è comparsa furtiva, un’ora di pioggia e il vento a passeggio lungo le strade a rammentarci ciò che sarà. Un’ora di respiro e l’acqua sulla pelle, le gocce frenetiche sugli alberi e l’ombrello aperto, quasi un sogno. Poi l’estate è tornata fiera e audace, perché agosto è soltanto suo. Ma quell’intermezzo, quel rapido passaggio, che emozione.

Largo Aldo Moro, centro storico.

Questo silenzio

C’è questo silenzio, intorno, e tutto immobile, tutto immobile tranne l’acqua – e il respiro lieve. C’è questo silenzio, e questo pomeriggio vuoto che non sa morire – la luce, il giorno interminabile, il tempo che verrà.

C’è questo silenzio, intorno, e l’inverno è arrivato e scomparso in fretta – debole, risentito, avaro. C’è questo silenzio, e la primavera come sfondo, la primavera che non so – si sfalderà d’improvviso e saremo travolti. C’è questo silenzio, intorno, e tu che passeggi e io che ti vedo – trasparente, muta, un velo.

C’è questo silenzio, e il non poter dire, e soltanto l’assenza.

L’estate si riposa

zan

Capita  sempre  così: una  finestra  aperta, il  cielo  quasi  privo  di  colore, un  vago  grigio  intorno  e  le  tende  che  iniziano  a  danzare  al  vento. È  il  preludio  alla  pioggia  d’estate, quel  preludio  in  cui  il  silenzio  del  primo  pomeriggio  si  ammanta  d’indecifrabile  solennità, quasi  a  voler  richiamare  l’attenzione  invocando  rispetto  e  compostezza. L’estate  placa  la  sua  esuberanza  e  acquista  un’aria  più  seria,  l’estate  si  riposa  perché  ha  bisogno  di  un  breve  ristoro  nonostante  il  suo  vigore.

E  allora  è  quiete, quiete  assoluta: le  tende  continuano  a  danzare  al  vento, nessuna  voce  intorno, nessun  respiro, come  se  il  mondo  intero, d’improvviso, si  fosse  fermato  per  ragioni  inesplicabili. E  si  attende, si  attende  qualcosa  che  non  arriverà, si  attende  sapendo  che  poi  tutto  tornerà  come  sempre  è  stato, eternamente  identico  a  se  stesso.

Mentre  l’estate  si  riposa  e  i  monti  dormono  e  le  colline  sorridono.

 

(Nell’immagine  il  dipinto  Donna  distesa,  di  Federico  Zandomeneghi)

Di foglie cadute


Lo chiamerei umore di pioggia e di foglie cadute troppo in fretta.
L’aria è incerta: scompare per riapparire sempre più stanca e poi torna a nascondersi. Si ha l’impressione che il cielo non conosca pietà né misericordia.

Umore di pioggia e di foglie cadute troppo in fretta e di consapevolezze che non lasciano respiro.