Le rose e il silenzio

Le rose sono il regalo più bello dell’ultimo mese di primavera, il tratto peculiare di maggio, la sua essenza profonda. Compaiono nei giardini a infrangere la monotonia del verde – compaiono maliziose, quasi sfrontate. E intorno tutto muta. Si affacciano vanitose ai cancelli delle case, lasciandosi ammirare; e ci accompagnano, ci guardano affettuose mentre attraversiamo le strade, mentre pensiamo a tutto fuorché alla primavera, mentre rischiamo di smarrirci.

Le rose non temono il cielo sbiadito dei giorni più stanchi e il nostro umore spento, la nostra debolezza, quel voler camminare e non sapere dove. Le rose ci accolgono in silenzio e di silenzio vivono – e in quei giardini loro, le rose, prima nascono e poi scompaiono.

Ho scattato la prima foto in via Barbieri e tutte le altre in via Solieri.

Il vento di luglio

 

 

 

 

 

 

Mi sono alzata così, questa mattina, col vento che agitava le tende alla finestra e con gli alberi inquieti, mossi – gli alberi, gli alberi come se parlassero.

È stato un bel regalo per il mio compleanno. A luglio, infatti, il vento e il cielo opaco spezzano la monotonia del sole troppo arrogante, lasciando intravedere una metamorfosi. Il vento è allora un augurio, una speranza, una possibilità improvvisa, forse persino un presagio.

Il vento è l’estate che abbraccia i ricordi e che, di nascosto, prepara il tempo che verrà.

Di luce obliqua e magica stagione

zucca

Oggi  parlare  di  zucche  è  inevitabile. Sì, ne  parlo  tutti  gli  anni  alla  fine  di  ottobre  e  rischio  allora  di  essere  ripetitiva; però  l’eterno  ciclo  delle  stagioni  e  il  costante  ritorno  di  feste  e  ricorrenze  varie  sono  dati  di  fatto  ineludibili  e  dunque  la  ripetitività, in  qualche  modo, s’impone.

Le  zucche  mi  piacciono  a  causa  della  loro  forma: mi  ricordano  certe  illustrazioni  che  vedevo  da  bambina  mentre  leggevo  le favole. E  poi, così  tonde  e  ‘strane’, sembrano  quasi  provenire  da  un  altro  mondo. Nonostante  ciò, non  festeggio  Halloween  perché  è  una  ricorrenza  che  non  sento, non  è  mia, non  fa  parte  della  mia  cultura  latina  e  dunque  non  mi  sforzo  di  celebrarla. Per  me  oggi  è  semplicemente  una  bellissima  giornata  di  ottobre, col  sole  che  continua  a  mostrarsi  generosamente  a  dispetto  dell’aria  fredda  tipicamente  autunnale.

Mi  sembra  di  vivere  quasi  in  uno  stato  di  grazia. Guardo  fuori  dalle  finestre, osservo  la  luce  obliqua  e  spossata  di  questa  magica  stagione  e  m’invade  una  gioia  inspiegabile – come  un  regalo  dall’altrove.  Si  avverte  il  fruscio  delle  foglie  e    un  vento  sommesso  che  conduce  ricordi, per  scomparire  poi  nel  silenzio  di  strade  misteriose, in  apparenza  addormentate  e  vuote.  Avvertire  l’autunno, sentirlo  dentro, in  ogni  più  piccola  parte  di  sé, è  un  privilegio  raro: è  un  sentiero  attraversato  dall’infinito  e  un  velo  squarciato  sulla  profondità  dell’essere.

autunno6

(La  foto  delle  zucche  è  tratta  da: http://www.fattoriagaggio.it/il-6-ottobre-e-la-festa-dei-bambini/)

Omaggio d’aprile


È una benedizione riuscire a sentirsi così, ancora bambini nonostante tutto. È un dono d’aprile, un omaggio di primavera, un regalo che non turba e non abbaglia, ma invade l’anima silenziosamente inondandola di luce.

È il giallo dei fiori, il verde della campagna intorno, l’alba accompagnata dal riposo tranquillo, il vento leggero che sussurra ai ricordi. È il tramonto screziato di rosa, che promette sogni e custodisce segreti.

Scrivere


Non è facile. Richiede concentrazione, impegno, isolamento, pazienza, sforzo, riflessione. A volte comporta anche frustrazione, perché il risultato finale non è quello desiderato. Eppure, per amore, si fa.

Mai come in questo caso è vero che l’amore vince su tutto. Quando si ha questa passione nel sangue, quando la si avverte dentro di sé in maniera prepotente, si supera qualsiasi ostacolo, qualsiasi fatica, qualsiasi dolore. Per alcuni scrivere è una necessità vitale, come l’aria che si respira e senza la quale sarebbe impossibile andare avanti.

Per alcuni, i fogli bianchi sono sempre un invito al quale è difficile sottrarsi. Trovarli poi d’improvviso, dimenticati in qualche cassetto impolverato e aperto per errore, è un regalo emozionante, quasi un segno del destino: è come se quei fogli avessero atteso a lungo, celandosi volentieri allo sguardo superficiale del mondo, solo per offrirsi a chi li ama davvero.

(In foto il dipinto Bambina che scrive, di Telemaco Signorini)

Domenica di quiete


Oggi scelgo la quiete e per l’intera giornata. Disperdermi nella confusione d’inutili passeggiate, in mezzo a una massa informe e urlante, non m’interessa e non m’appaga.
Il silenzio del primo pomeriggio è un regalo gradito. So che, più tardi, dalla strada arriveranno grida sconnesse, risa forzate e perciò squallide e opprimenti, rumori d’automobili col loro carico di gente in cerca di svaghi o d’emozioni a buon mercato. Però ora, in attesa che tale spettacolo inizi e che la recita si svolga sempre identica a se stessa, la domenica è un abbraccio lieve, un canto soave, un sussurro sommesso e discreto. Vorrei che non avesse fine.

Speranza d’inverno


Spero che torni e che non si faccia attendere troppo. Spero che l’inverno sia abbastanza generoso da farci questo regalo. Mentre cade silenziosa, fitta e gelida, la neve ha il pregio di creare un’atmosfera piacevolmente rarefatta, una dimensione quasi fuori dal tempo e dallo spazio.
Guardare, attraverso una finestra, i fiocchi bianchi che si rincorrono in fretta e coprono le strade troppo grigie è uno spettacolo di cui essere grati all’inverno. Se poi la neve riesce a rallentare corse troppo frenetiche e ad attutire i rumori inutili e molesti che percorrono le vie cittadine, il senso di gratitudine aumenta perché così l’inverno ci dona la possibilità di camminare adagio, di amare il conforto del calore e di soffermarci ad ascoltare il silenzio.

Il sole d’autunno

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Il sole d’autunno è prezioso e magico; il suo fascino è discreto ma intenso. Assomiglia a un dono fatto in silenzio, quasi di nascosto, e offerto con un po’ di timidezza, senza alcuna tracotante esibizione. Proprio come un regalo che giunge dal profondo del cuore.
Il sole d’autunno è la prova che alla malinconia si accompagna sempre un’insaziabile sete di esistere. Fino all’ultimo, finché la vita respira e nonostante tutto.