L’ora del tè


Certo, non sempre è possibile. Ma, quando il tempo non è tiranno, concedersi questo piccolo rito è un piacere intenso come pochi. Alcuni lo preferiscono in compagnia; altri, come me, hanno il vizio d’amarlo in solitudine. Del resto, è un modo elegante e un po’ defilato per ritrovare se stessi.

Non importa la stagione. Può essere un tiepido pomeriggio di primavera, col sole allegro e sornione a filtrare nella stanza, o uno struggente pomeriggio autunnale, col primo freddo a procurare brividi inattesi e il lamento della pioggia oltre le finestre. Che poi sia il gelo dell’inverno a pretenderlo scuro e bollente, o il fuoco dell’estate a desiderarlo freddo e persino stuzzicante, non interessa.
A contare è soprattutto il rito, la rassicurante ripetizione, la pausa dal mondo, la porta chiusa a lasciarsi alle spalle il chiasso e le insopportabili recite e le eterne ipocrisie.
A me bastano un libro e il silenzio ad accompagnare l’ora del tè.