Quando arriva

Quando arriva il venerdì tendiamo spesso a tirare un sospiro di sollievo, se non altro perché si può immaginare che il fine settimana porti con sé momenti di spensieratezza o anche soltanto il desiderio di sognare un po’. Il venerdì ci appare allora un giorno luminoso persino quando fuori piove, persino quando l’inverno urla tutto il suo rancore.

Mentre la settimana volge al termine, mentre cala il sipario qualcosa in noi rinasce – e guardare altrove, non tornare indietro mai.

I rancorosi-social e l’estroverso-patologico

rabbia

Una  delle  tante  caratteristiche  di  Facebook  è  la  presenza, in  esso, dei  cosiddetti  rancorosi-social. Eh  sì, su  Faccialibro  non  abbondano  soltanto  i  profeti  intenti  a  dispensare  pillole  di  saggezza  alle  povere  pecorelle  smarrite, ma  c’è  anche  una  nutrita  schiera  di  individui  che  usa  il  mezzo  per  sfogare  ira  e  rabbia   verso  persone  come  amici, ex  fidanzati/e, ex  compagni di  scuola, parenti  e  affini.  Che  ciascuno  di  noi, nella  vita,  prima  o  poi  provi  rabbia  e  rancore  verso  qualcuno, è  un  dato  noto; e, lasciando  da  parte  inutili  moralismi,  è  naturale  volersi  vendicare  di  qualche  torto  o  volersi  sfogare  a  parolacce. Solo  che  tutti  questi  sentimenti, senza  dubbio  legittimi  e  umani, vengono  inevitabilmente  banalizzati  se  ridotti  al  linguaggio  tipico  di  Faccialibro, cioè  alle  solite   frasette  sentenziose,  e  possono  suscitare – ahimè – qualche  risata.

Il  rancoroso-social  si  alza  di  mattina  abbastanza  torvo  e, dopo  aver  trangugiato  malamente  il  cappuccino  della  prima  colazione, rischiando  di  soffocarsi  per  la  rabbia  che  cova, si  collega  a  Faccialibro  col  cellulare  o  con  lo  smart-qualcosa, e  digita  in  fretta  il  pensiero  che  non  riesce  a  tenersi  in  corpo, condividendolo generosamente  con  tutti  gli  abitanti  del  globo.

Alcuni  esempi  di  frasi  tipiche  del  rancoroso-social:

– tanto  lo  so  che  mi  leggete, ma  io  non  ho  paura  di  nessuno! (Rancoroso  appartenente  alla  sottospecie  del  coraggioso-social).

– tanto  la  ruota  gira  e  quello  che  è  capitato  a  me domani  toccherà  a  voi! (Della  serie: chi  la  fa, l’aspetti! Questo  è  il  rancoroso  jettatore)

– non  credere  che  non  me  ne  sia  accorto/a! Ci  siamo  intesi, eh! (Rancoroso  in  salsa  criptica: sa  di  essere  su  Faccialibro, sa  che  l’umanità  lo  guarda, e  quindi  sì, vuole  che  gli  altri  sappiano, ma  anche  no, che  non  sappiano  fino  in  fondo)

– ci  sono  delle  persone  che  fanno  sempre  una  doppia  faccia, ma  io  me  ne  frego! (e  se  te  ne freghi, perché  allora, di  grazia,  lo  scrivi  qui?)

– non  farti  illusioni  se  hai  1000  amici  su  Facebook! Gesù  ne  aveva  solo  12  ed  è  stato  tradito. (Rancoroso  pessimista  affetto  da  manie  religiose)

– potete  accusarmi  di  tutto, ma  non  di  mentire. Io  sono  sempre   sincero/a  e  perciò  vi  dico  in  faccia  ciò  che  penso  di  voi! (Sì, sì, in  faccia  lo  dici, cioè  su  Faccialibro)

– c’è  della  gente  che  non  sa  quello  che  dice! Ma  io  tiro  dritto  per  la  mia  strada! (E  fai  bene! Pensa  un  po’  se  tirassi  storto!)

 

Su  Faccialibro  è  presente  anche  un’altra  tipologia  di  utente: il  social-viveur  altrimenti  detto  estroverso-patologico. Costui  vuole  dimostrare  al  mondo  intero – che  in  effetti  avverte  l’esigenza  di  tale  dimostrazione – di  essere  un  soggetto  che  partecipa  a  tante  feste, che  si  riunisce  con  caterve  di  amici, che  trascorre  l’esistenza  fra  un  divertimento  e  l’altro  e  che  ride, ride  sempre, non  smette  mai  di  ridere. Allora  che  fa? Semplice: pubblica  a  raffica  le  foto  delle  cosiddette  feste  cui  partecipa. Attenzione, però: non  sto  parlando  di  chi  pubblica  un  po’  di  simpatiche   fotografie;  mi  riferisco  a  quelli  che, per  ogni  singola  festicciola  alla  quale  partecipano,  pubblicano  un  intero  book  fotografico, un’orgia  incontenibile  di  fotografie  che  li  ritraggono  in  tutte  le  situazioni  possibili  pur  di  eternare  la  magnificenza  di  simile  riunione: foto  vicino  all’amico  con  birra  in  mano, poi  con  un  bicchiere  di  vino  e, in  seguito, con  un  pezzo  di  pizza  nella  medesima  mano; successivamente, foto  con  dito  indice  puntato  verso  una  una  specie  di  torta, e  almeno  due  o  tre  foto  ancora  con  il  medesimo  dito  puntato  verso  i  resti  di  un  panino  e  alcuni  tramezzini; a  seguire  altre  foto  con  l’amico  che  gli  fa  le  corna  sulla  testa  e  con  tutti  gli  altri  amici  che, a  turno, si  esibiscono  nel  medesimo  rito  delle  corna. Non  può  mancare, ovviamente, la  foto  clou  della  serata, quella  in  cui  sono  tutti  sdraiati  a  mucchio  sul  divano, quasi  uno  sull’altro.

Ecco, dopo  aver  visto  un  centinaio  di  foto di  questo  tipo,  sorge  il  sospetto  che  al  social-viveur  o  estroverso-patologico  non  interessi  nulla  della  festa  in  sé, ma  che  vi  abbia  partecipato  al  solo  di  scopo  di  fare  le  foto  per  postarle  poi  su  Faccialibro.

L’estroverso-patologico  non  teme  di  mostrarsi  Urbi  et  Orbi  nella  propria  intimità. Ne  ho  visto  uno – lo  giuro, non  sto  mentendo –  sdraiato  sul  suo  letto  in  pigiama, coi  piedoni  in  primo  piano  e  alcuni  piatti  di  vari  cibi  accanto  a  sé, anch’essi  sopra  al  letto; e  poi, in  un  angolo, la  visione  mistica: una  porta  aperta  sul  bagno  e, in  bella  vista, il  trono, altrimenti  conosciuto  come  water.