A novembre

L’autunno  assume  ora  un  tono  solenne, sebbene  privo  dell’opprimente  severità  invernale. Le  incantevoli  armonie  di  ottobre, raro  equilibrio  di  serenità  e  di  tristezza, vengono  meno  per  lasciare  spazio  a  ombre  più  scure, a  nebbie  più  dense, a  cieli  più  tetri.

I  pomeriggi  si  accorciano  di  giorno  in  giorno, le  foglie  cadono  incessantemente, le  piogge  diventano  quasi  ossessive. L’autunno, ormai,  non  può  più  celare  la  sua  lentissima  agonia:  è  il  momento, questo, di  un  profondo  desiderio  di  raccoglimento. E, mentre  scende  la  sera, a  invaderci  è  soltanto  un  indescrivibile  senso  di  pace.

Pensieri a Santo Stefano (II)


In questo pomeriggio grigio e freddissimo, mentre la strada finalmente tace, ci si sente sereni. Lo squallore dell’inverno non infonde tristezza: ci attende un pomeriggio lungo e calmo, senza pretese e senza scosse.
Per me il giorno di S. Stefano è una monotona premessa agli ultimi, affascinanti giorni dell’anno, pervasi da un silenzio quasi irreale e da un sentimento d’attesa che li rende unici. Sono i momenti dei bilanci, del raccoglimento, dei pensieri senza omissioni, della fuga dentro se stessi. E l’inverno, con il suo volto arcigno e severo che impedisce di disperdersi in attività vane, ci offre l’opportunità di pensare, di approfondire, di riflettere intensamente.
Intanto la strada continua a tacere e questa è una benedizione.