Incantesimo di primavera

donna  al  balcone

A  quest’ora, nel  primo  pomeriggio, le  colline  sembrano  assopite  sotto  il  sole  stanco,  privo  d’entusiasmo  eppure  tranquillo. Il  silenzio, il  profumo  dei  fiori  e  l’aria  distratta  formano  uno  strano  incantesimo: si  guarda  in  lontananza, si  guarda  oltre  l’apparenza  e  si  coglie  l’invisibile. Questo  è   il  privilegio  di  chi  non  ha  mai  smesso  di  sognare.

(Nell’immagine  il  dipinto  Donna  al  balcone, di  Federico  Zandomeneghi)

Dono d’autunno


Quando arriva l’autunno, prima o poi bisogna farlo. In un giorno di sole, con l’aria tiepida e la luce priva d’invadenza a farci compagnia, bisogna percorrere un viale coperto da foglie rosse e gialle per immergersi nella più bella poesia della natura, per dialogare con essa raccontandole sogni e struggenti ricordi e fantasmi remoti.

Saper cogliere certi doni meravigliosi è un privilegio che ammanta l’esistenza d’infinito.

Chiudere una porta


E finalmente è silenzio. Chiudere una porta e restare soli significa lasciarsi avvolgere dalla quiete della sera.
In queste ore preziose, quando si dissolvono le squallide banalità del mondo, è lecito abbandonarsi alle fantasie più bizzarre. E allora s’immagina la primavera come una sinfonia di colori priva di stonature, come un incanto di fiori e di cieli che non conoscono tormenti. S’immagina la primavera, s’immagina un sentiero ordinato, si scorge una casa completamente illuminata. E tutto questo solo grazie a una porta chiusa.

Bisognerebbe avere sempre la possibilità e il coraggio di chiudere una porta.

Festa e fantasia


C’è il trenino instancabile che percorre le vie del centro con meticolosa regolarità e ci sono i mercatini: niente di spettacolare, ma senz’altro sufficiente a regalare un po’ di colore al mese di dicembre.
Abitare in centro storico, in una di queste case tutte attaccate le une alle altre, è un privilegio nel periodo natalizio perché, nonostante il clima rigidissimo e le giornate brevi, non ci si sente mai soli: basta guardare attraverso i vetri d’una finestra per vedere luci e persone e negozi aperti.

L’immagine che apre questo post mostra però una realtà del tutto differente: un incanto sospeso in una dimensione senza tempo, un sogno e una fantasia segreta. La casa splende di luce e arde di calore, nessuna stanza è costretta al buio e il cielo è addirittura percorso da delicati toni di rosa: sono tutti ottimi presagi, sono segni di speranza, sono doni lasciati a chiunque sappia coglierli.

Fango sotto la neve


È un gran privilegio riuscire a vedere oltre, riuscire a scorgere l’inganno celato dietro parole apparentemente concilianti, e il desiderio di attaccare nascosto dal finto velluto di toni tranquilli e sottomessi.
L’avversario ha il torto di ritenersi molto scaltro, tanto da non rendersi conto che a fronteggiarlo è una donna che sa leggere bene nelle fitte pieghe dei suoi pensieri contorti, del suo continuo attribuire agli altri le sue paure, le sue invidie patologiche, i suoi molti complessi, i suoi mostri interiori. Non si è neppure accorto di aver lasciato troppi indizi, piccolissime tracce che non ha saputo nascondere a causa del furore irrazionale da cui era agitato. Ma sono tracce che rivelano molto del suo reale stato interiore e dei suoi piani.

Il sentiero appare bello, un incanto di bianco che sembra invitare a una lenta passeggiata. Ma sotto nasconde fango limaccioso, e sopra alcune orme fanno capire che non è intatto.

Scrivere


Poter scrivere è un privilegio. Lo si faccia, allora, senza timori o insicurezze. A volte, bisogna persino avere il coraggio di creare strani accostamenti, d’inventare parole, di essere arditi e d’infrangere regole.

Non si abbiano scrupoli a stracciare fogli, a cancellare pagine, a ripensare frasi, a riempire quaderni. Alla scrittura occorre darsi interamente, senza riserve o timidezze: che sia in giornate limpide, con la luce del sole generosa ad accarezzare la pareti d’una stanza chiusa, o in giornate di pioggia cupe e spente, non importa. Importa soltanto il fatto che, per secoli, questo privilegio è stato negato a molti.

(In foto, il dipinto L’analfabeta di Odoardo Borrani, 1869)