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L’ultimo  post  che  ho  scritto  risale  alla  scorsa  domenica. Ma  il  mio  silenzio  di  questi  ultimi  giorni  non  è  tanto  dovuto  all’assenza  di  tempo, quanto  piuttosto  all’emergere  di  molti  pensieri, di  un  flusso  continuo  di  riflessioni, immagini, suggestioni  che  non  ho  voluto  trasferire  per  iscritto. In  sintesi, capita  che, quando  si  ha  troppo  da  dire, si  scelga  di  tacere.

In  attesa  della  nuova  settimana  che  sta  per  cominciare  e  che  mi  vedrà  all’opera  anche  su  questo  blog, auguro  a  tutti  una  buona  domenica.

 

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Prendere  un  tè  o  un  caffè: pause  che  spezzano  la  routine  quotidiana, intermezzi  da  dedicare  finalmente  a  se  stessi. E  ciascuno  a  proprio  modo, in  base  a  gusti, desideri  e  abitudini  che  assumono  significati  particolari  a  seconda  dei  casi. Quando  aprii  questo  blog, nel  gennaio  del  2007, lo  immaginai  così, come  un  potenziale  momento  di  pausa  per  gli  eventuali  lettori, un  piccolo  svago  senza  pretese  cui  abbandonarsi  con  calma  lasciando  da  parte, anche  se  per  pochi  minuti,  i  consueti  ritmi  della  giornata. Ed  è  inevitabile  soffermarsi  a  parlarne  ora, perché  per  un  blog  sei  anni  di  vita  sono  tanti.

Non  avevo  e  non  ho  ambizioni  particolari  se  non  il   desiderio  di  scrivere,  e  probabilmente  è  questo  il  motivo  per  cui  ho  continuato  a  farlo  tanto  a  lungo  con  gioia: nessuna  ansia  da  prestazione, nessuna  fissazione  per  raggiungere  un  determinato  numero  di  lettori. M’interessavano  e  m’interessano  la  scrittura, le  parole, le  frasi  che  scorrono  una  dopo  l’altra  come  in  una danza, i  ritmi,  a  volte  la  pura  musicalità  dei  termini.

Sono  sempre  state  tre  le  fonti  d’ispirazione  di  tutti  i  miei  post:  esperienze  avute  nel  mondo  reale, libri  e  dipinti  da  me  molto  amati, frammenti  di  ricordi  che  affondano  nel  mio  passato  remoto. Inoltre, nel  corso  degli  anni  ho  pubblicato  a  volte  anche  post  molto  frivoli  e  mi  auguro  di  sentirmi  abbastanza  ispirata  da  scriverne  ancora, perché  detesto  l’idea  di  prendermi  troppo  sul  serio.  Infine, non  ho  mai  usato  questo  spazio  per   attuare  improbabili  forme  di  comunicazione  a  distanza  e  sotto  metafora  con  altri  internauti,  non  ho  mai  scritto  un  post  dedicandolo  implicitamente  a  qualcuno. E  mai  lo  farò.

Allora, date  le  caratteristiche  di  questo  blog, si  tratta  di  tè  o  caffè? A  seconda  dei  gusti, immagino. Per  qualche  lettore  potrebbe  forse  essere  simile  a  una  pausa- caffè, brevissima  e  a  volte  intensa;  per  altri, invece, potrebbe assomigliare  al  momento  del  tè, ossia  a  un  intermezzo  breve  ma  non  troppo, rilassante  e  talvolta  evocativo.  Per  me  è  l’uno  e  l’altro, a  seconda  dei  giorni, anche  se  propendo  per  il  tè.

Ora, a  coronamento  di  questa  filippica, una  canzone  spensierata  utile  ad  alleggerire  l’atmosfera: The  Coffee  Song,  diretta  da  Johnny  Mandel  e  interpretata  da  Frank  Sinatra. Una  canzone  per  svagarsi,  certo, ma  è  uno  svago  di  alto  livello  e  una  sferzata  d’energia  indescrivibile  a  parole. Signore  e  signori, il  caffè  è  servito. 😀

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Sette link


L’amica blogger Valentina mi ha “nominata” per un post particolare e divertente. Siamo a dicembre, mese di feste e di occasionale spensieratezza, e oggi è domenica, tutti buoni motivi o scuse per giocare un po’. Ecco che allora m’impegno volentieri in questo passatempo. Devo porre in evidenza sette vecchi post del mio blog, in base ad altrettante categorie.

1)Il post il cui successo mi ha stupito: s’intitola Un bellissimo gatto nero e ha avuto una marea di visite. In realtà, a livello qualitativo è uno dei post meno belli del mio blog: si tratta di un pensiero semplice e scritto molto rapidamente, senza grandi pretese. Tuttavia, sono contenta dell’attenzione mostrata nei confronti dei gatti neri, purtroppo ancora oggetto di sciocche superstizioni.

2) Il mio post più popolare: risale al febbraio del 2007, quando il mio blog non aveva ancora due mesi di vita, e s’intitola Splendore d’inverno. Ha ricevuto il più alto numero di visite in assoluto fra tutti i miei post.

3)Il mio post più controverso: qui arriva il difficile, perché non credo di aver scritto post particolarmente controversi, visti gli argomenti di cui tratto. Ma poi chissà! Tutto dipende da chi legge, ovviamente.

4)Il mio post più utile: anche qui, il discorso è soggettivo, nel senso che dipende da cosa s’intende per utilità. Secondo me, se un post diverte o emoziona è utile. Bisogna poi sottolineare che noi poveri blogger ce la mettiamo tutta, ma, come si suol dire, non tutte le ciambelle escono col buco. Urge dunque chiedere venia ai pazienti lettori. 😀

5)Il post che secondo me non ha avuto l’attenzione che meritava: eh, che problema! Ho scritto un numero elevatissimo di post, visto che da ben cinque anni infesto la blogosfera con le mie sciocchezze, per cui non so davvero quale sia il mio post di buona qualità con il più basso numero di contatti. Allora ne scelgo uno un po’ a caso. Risale al 2008 e lo considero fra i migliori, anche se meno letto rispetto ad altri: s’intitola Una sola rosa.

6)Il mio post più bello: anche qui, come sopra. Avendo scritto troppo, non posso ricordare tutto, quindi scelgo un post che mi piace, che considero ben scritto e al quale sono molto affezionata da sempre: Giorni sospesi.

7)Il post di cui vado più fiera: tutti e nessuno. Tutti perché sono affezionata a ciascuno indistintamente, a prescindere dalla qualità espressa; nessuno perché penso che il migliore dovrà ancora arrivare, perché non bisogna mai fermarsi, perché i blog, come l’esistenza, sono in continua evoluzione.

Finito il gioco, non nomino altre sette persone per continuare questa catena: chiunque vorrà, potrà farlo prendendo esempio da questo post. In fondo, a pensarci bene è un modo carino per ricordare il passato dei nostri piccoli spazi sul web. 🙂

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…avverto uno strano senso di pesantezza alla testa. Perciò non scriverò un post. 8)

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Freddo, neve, gelo, lunghe ore di buio. Date queste condizioni climatiche, un pensierino alla possibilità di andare in letargo, magari risvegliandosi a primavera freschi come rose appena sbocciate, sorge spontaneo. Ma a noi miseri esseri umani, impegnati a recitare come possiamo nel gran teatro dell’esistenza, circondati da carabattole inutili e impegnati in sfiancanti lotte per la sopravvivenza, il letargo invernale è vietato. Al massimo ci sono concesse alcune ore di sonno notturno, sempre che si abbia però la fortuna di riuscire a dormire bene.

D’inverno, il letto diventa particolarmente prezioso perché si trasforma in un oggetto “protettivo”: le coperte morbide e calde, e i piumoni gonfi e avvolgenti che lo ricoprono, assomigliano ad abbracci affettuosi e a carezze instancabili. Bello, tutto bello, non c’è che dire. Ma se iniziamo a pensare a determinati pigiami con cui a volte affrontiamo il riposo notturno, l’atmosfera appena descritta rischia di svanire come neve al sole, per lasciare spazio a incubi o a scene degne di un film comico.
Devo essere sincera? Siccome oggi sono incline ad affrontare argomenti seri e molto profondi, mi è tornata in mente la scena d’una serie televisiva in cui un brav’uomo, davvero intelligente, coraggioso e dotato di ottime qualità morali (l’uomo dei nostri sogni, insomma), osava entrare nel letto, accanto alla giovane sposa perdutamente innamorata, con un’inguardabile “tutona” alla Superpippo, lasciando attonite noi povere spettatrici.

Dopo una lunghissima sequenza di post seri e a tratti pesanti, ci voleva pure questo: il letto, il letargo, le carabattole e la “tutona”. Ma prometto che tornerò quanto prima a un livello un po’ dignitoso.

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