Al crepuscolo

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Stiamo  vivendo  quel   breve  momento  dell’anno  in  cui  l’inizio  dell’autunno  assomiglia  all’inizio  della  primavera. Settembre  come  marzo  o  marzo  come  settembre: armonia  di  chiaroscuri  in  attesa  del  compimento, un  preludio  di  nuovi  umori  e  di  altri  sapori.

Il  tardo  pomeriggio  sfuma  nella  sera  placidamente, persino  con  eccessiva  discrezione. Ma  è  questo  stile  sobrio, questo  timore  di  disturbare, questo  procedere  silenzioso  e  assorto  a  rendere  l’autunno  un  amico  ineguagliabile.

Dietro  le  porte  chiuse, vaghi  ricordi – al  crepuscolo, come  sussurri  da  un  tempo  lontano.

Il tempo del riposo


Che sia concesso almeno il tempo del riposo. Dopo aver dato il meglio di sé nel gran teatro del mondo, dopo aver indossato abiti sontuosi, dopo aver celato noia e insofferenza, sia consentito tornare a casa, chiudere le porte e lasciarsi abbracciare dal silenzio.
Che sia concesso, almeno qualche volta, rendersi invisibili.

(Nell’immagine il dipinto Donna Franca, di Giovanni Boldini)

Frammenti d’estate


Non è soltanto il sole a bruciare. Le porte sono chiuse, devono esserlo, sarebbe poco saggio lasciarle aperte.
Le porte sono chiuse: è l’unica condizione per poter pensare.

Non è soltanto il sole a bruciare. Affiorano frammenti di altre estati, di altri sentieri inondati di luce, di alberi felici nel caldo del pomeriggio. Affiorano frammenti e tutto sembra un lungo incubo: i dialoghi interrotti d’improvviso, le fughe incomprensibili, il buio, le parole mai pronunciate.

Le porte sono chiuse, ma dalla finestra s’intuisce l’orizzonte.