Immobile e contento


Il cognato di mio nonno, ormai deceduto da molti anni, era un tipo singolare. Il suo divertimento maggiore, nei momenti di riposo dal lavoro, consisteva nello starsene seduto per ore, muto e tranquillo, senza fare altro che pensare e guardare le montagne tutt’intorno. L’idea di fare una gita o di muoversi, anche senza andare troppo lontano, non lo sfiorava neppure.

Una volta un suo conoscente, colpito da tanta fissa immobilità, gli chiese perché di domenica se ne stesse invariabilmente lì, davanti alla porta di casa, senza sentire il bisogno d’allontanarsi un po’. Lui, tranquillo come sempre, rispose più o meno così: “Vedi, tutte queste persone che prendono la macchina, girano e si affannano tanto per andare chissà dove, questa sera dovranno tornare a casa. Dunque faticano per niente”. 😀

Oggi, mentre leggevo un libro sul Medioevo e stavo riflettendo sull’ideale della stabilitas, non ho potuto fare a meno di ripensare alle sue affermazioni. Ecco, se dovessi collocarlo con la fantasia in un’altra epoca storica, sceglierei senza dubbio i secoli dell’Alto Medioevo.

Era d’estate


A una certa età si è dotati d’una vitalità straordinaria. Quando avevo nove o dieci anni, ad esempio, e trascorrevo buona parte della stagione estiva in montagna, non sapevo cosa significasse la parola “riposo”. Pur di stare tutto il giorno fuori casa, in giardino e non solo, pranzavo in fretta e furia, scalpitante e con gli occhi rivolti alla porta in attesa d’uscire quanto prima. Il caldo del primo pomeriggio non solo non mi spaventava, ma mi era addirittura gradito, era un amico al quale non avrei saputo rinunciare.

Verso i dodici anni, mi divertivano le piccole fughe organizzate con mia cugina mentre i nostri genitori dormivano oppure erano così impegnati a conversare fra loro da non fare caso alle nostre trame. Mia cugina, che aveva quattro anni più di me, aveva escogitato un piccolo sistema per allontanarci in vespa senza che nessuno se ne accorgesse: siccome per arrivare sulla strada dovevamo percorrere, da casa, una discesa, riuscivamo a farla in vespa silenziosamente, senza accendere il motore; poi, una volta giunte in strada, mia cugina metteva in moto. A quel punto qualche nostro parente, richiamato dal rumore, s’affacciava svelto a una finestra e ci vedeva correre via. Ma ormai era troppo tardi per tentare di fermarci.

Queste piccole fughe erano innocue, addirittura ingenue: o ci fermavamo al fiume, a pochissimi chilometri da casa, per parlare sedute sui sassi guardando scorrere l’acqua, oppure raggiungevamo qualche altro paese, tanto per regalarci l’illusione d’essere andate chissà dove. Era bello correre al vento, sentire il sole sopra le nostre teste e avvertire un’indescrivibile sensazione di libertà. Ma era soprattutto bello avvertire l’enigmatica lentezza del tempo: quei pomeriggi, infatti, sembravano interminabili, lunghissimi, quasi non dovessero finire mai.

C’è un’età in cui i pomeriggi d’estate sembrano dover durare all’infinito.

Chiudere una porta


E finalmente è silenzio. Chiudere una porta e restare soli significa lasciarsi avvolgere dalla quiete della sera.
In queste ore preziose, quando si dissolvono le squallide banalità del mondo, è lecito abbandonarsi alle fantasie più bizzarre. E allora s’immagina la primavera come una sinfonia di colori priva di stonature, come un incanto di fiori e di cieli che non conoscono tormenti. S’immagina la primavera, s’immagina un sentiero ordinato, si scorge una casa completamente illuminata. E tutto questo solo grazie a una porta chiusa.

Bisognerebbe avere sempre la possibilità e il coraggio di chiudere una porta.

Stranezze in bacheca


Ho ricevuto questo messaggio, ho riso molto e perciò lo pubblico. 😀 In fondo, ci regala anche un buon insegnamento: attenti a ciò che scriviamo e soprattutto a come lo scriviamo, perché l’effetto finale può essere molto stravagante.
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Annunci letti sulle bacheche delle parrocchie. E tutti veri.

– Per tutti quanti tra voi hanno figli e non lo sanno, abbiamo un’area attrezzata per i bambini!

-Giovedì alle 5 del pomeriggio ci sarà un raduno del Gruppo Mamme. Tutte coloro che vogliono entrare a far parte delle Mamme sono pregate di rivolgersi al parroco nel suo ufficio.

– Il gruppo di recupero della fiducia in se stessi si riunisce Giovedì sera alle 7. Per cortesia usate le porte sul retro.

– Venerdì sera alle 7 i bambini dell’oratorio presenteranno l’Amleto di Shakespeare nel salone della chiesa. La comunità è invitata a prendere parte a questa tragedia.

-Care signore non dimenticate la vendita di beneficenza! È un buon modo per liberarvi di quelle cose inutili che vi ingombrano la casa. Portate i vostri mariti.

– Tema della catechesi di oggi:”Gesù cammina sulle acque”. Catechesi di domani:”In cerca di Gesù”.

– Il coro degli ultrasessantenni verrà sciolto per tutta l’estate, con i ringraziamenti di tutta la parrocchia.

– Ricordate nella preghiera tutti quanti sono stanchi e sfiduciati della nostra parrocchia.

– Il torneo di basket delle parrocchie prosegue con la partita di mercoledì sera: venite a fare il tifo per noi mentre cercheremo di sconfiggere il Cristo Re!

– Il costo per la partecipazione al convegno su “Preghiera e digiuno” è comprensivo dei pasti.

– Per favore mettete le vostre offerte nella busta, assieme ai defunti che volete far ricordare.

– Il parroco accenderà la sua candela da quella dell’altare. Il diacono accenderà la sua candela da quella del parroco e voltandosi accenderà uno a uno tutti i fedeli della prima fila.

La visita in villa


Occorre una serena giornata di sole tiepido per poter ammirare il paesaggio intorno. Poi occorre tempo: fretta e ansia, infatti, sono bandite per lasciare spazio alla contemplazione e all’ascolto. Le ombre sono poche e non c’è alcun bisogno di chiudere la porta.
Quando calerà la sera, l’oscurità sarà un velo prezioso ad accompagnare il riposo.

(In foto il dipinto La visita in villa, di Silvestro Lega, 1864)

A settembre


Settembre sa regalare giornate come poche: luminose ma non accecanti, allegre ma senza frivolezze. Impercettibilmente aumentano le ombre, s’insinuano con estrema discrezione, quasi come se non volessero turbarci. Settembre è spesso così, delicato e rispettoso: assomiglia a una persona che bussa a una porta senza fare troppo rumore per non disturbare. Una persona che vuole entrare ma senza imporsi.

Ci aspettano giornate di una serenità senza pari persino qui, dove il clima è spesso antipatico e ostile. Saranno ancora possibili pranzi all’aperto e chiacchiere spensierate sotto gli alberi; guarderemo i fiori sospirare al vento e attenderemo la fine dell’estate senza timori.

(In foto il dipinto Mezzogiorno, di Plinio Nomellini)