Magico ottobre

sfondi-desktop-autunno-06

Questa  è  una  giornata  d’ottobre  bellissima: c’è  il  sole, l’aria  è  fin  troppo  mite  e  tutto  sembra  avvolto  da  un’atmosfera  incantata. Nonostante  la  luminosità, infatti, si  avverte  un  senso  di  lento, lentissimo  declino,  tipico  della  stagione  autunnale. Il  pomeriggio  scorre  adagio, immerso  in  una  calma  raramente  interrotta  da  voci.

In  città, si  cominciano  a  vedere  i  colori   propri  di  ottobre: cespugli  rossastri  e  foglie  ingiallite, insieme  però  a  tanto  verde.  Ottobre  è  così, arcano  e  magico, con  sfumature  a  volte  inafferrabili. È  un  mese  che  evoca  sempre, in  me, il  pensiero  di  case  vecchie, dalle  mura  solide  e  molto  spesse,  case  che  sembrano  sottratte  all’inarrestabile  divenire  del  tempo, quasi  destinate  a  sopravvivere  sotto  qualsiasi  cielo  e  a  qualsiasi  condizione, come  isole  quiete  in  un  mondo  troppo  frenetico  e  mutevole. Case  mute  eppure  in  grado  di  comunicare, di  raccontare  storie, di  svelare  segreti.  Case  circondate  da  giardini  silenziosi  e  complici, talvolta  un  po’  cupi – come  nei  giorni  scuri  di  pioggia  e  di  inquietudine. Come  nei  pomeriggi  avvolti  dalla  malinconia  della  nebbia  autunnale  e  dei  ricordi.

Prezioso autunno

foglie colorate, grande albero, giardino, autunno, foglie secche 161739

Ed  è  il  primo  giorno, il  primo  giorno  d’autunno. Il  sole  splende  di  allegria,  ma  è  un’altra  stagione – intensa, vibrante, arcana.

È  lo  scivolare  adagio, con  sottile  compiacimento, verso  pomeriggi  ancora  luminosi  ma  incerti, densi  di  memorie  e  d’indecifrabili  sospiri – pomeriggi  fragili  e  insicuri,  ma  orgogliosamente  vivi. È  il  procedere  sinuoso  verso  le  ombre  senza  provare  alcun  timore, senza  desiderare  altro  se  non  fondersi  con  l’aria  fredda  e  malinconica, con  le  foglie  smarrite  al  vento, col  cielo  che  diventa  metallo. È  il  pensiero  limpido  e  fermo  di  quel  che  eravamo, di  ciò  che  non  è  più, dello  spegnersi  lento  e  poi  rinascere  nonostante  la  nebbia.

Giorni d’estate

Colli Asolani 036

Stralci  di  memorie, inevitabili  quando  il  sole  inonda  anche  gli  angoli  più  remoti  della  città   e   s’insinua  nelle  fessure  delle  persiane  chiuse, come  se  volesse  entrare   nel  cuore  per   carpirne  segreti, omissioni, desideri  e  sentimenti  sepolti  dall’incessante  susseguirsi  delle  stagioni. Stralci  di  memorie, perché  il  sole  illumina  ogni  cosa, anche  i  ricordi, strappandoli  all’oscurità  in  cui  li  ha  relegati  l’abitudine  e  il  timore  di  sapere, di  capire, di  squarciare  troppi  veli. Stralci  di  memorie  di  estati  roventi  e  libere, di  corse  selvagge, di  pomeriggi  dilatati  all’infinito.  Ma  nessun  rimpianto.

Sono   giorni  inquieti, questi, eppure  privi  di   asprezza.

 

Di foglie dorate

16235950_sfondi-desktop-autunno-2

Non  si  è  mai  sazi  di  foglie  gialle  sugli  alberi, di  foglie  morenti  sui  prati, di  foglie  rosse  sull’asfalto  scuro, di  foglie  nei  sogni  e  nei  ricordi.  C’erano  pomeriggi  freddi  senza  il  conforto  del  sole, e  foglie  lungo  i  viali, foglie agli  angoli  delle  strade, e  poi  il  vento  a  straziarle  e  a  condurle  lontano. Erano  brividi  improvvisi, strani  presentimenti, fantasmi  senza  nome, il  desiderio  di  sparire, il  desiderio  di  restare.

Non  si  è  mai  sazi  di  foglie  dorate  nei  pensieri, di  questo  sfacelo  che  prosegue  adagio, di  questo  dissolversi  lento, di  questa  dolcissima  estenuante  tortura.

Immaginare a settembre

artleo-com-8402.jpg

Inizio  di  settembre, il  mese  del  cambiamento. Si  sa  che, a  un  certo  punto, avverrà  il  passaggio, con  scuri  giorni  di  pioggia  a  segnare  la  fine  dell’estate. Muteranno  il  vento, il  cielo  e  le  emozioni, e  sarà  davvero  autunno.

Intanto,  l’attesa  è  un  groviglio  d’impazienza, di  quieta  serenità  e  di  speranza. E  non  si  può  fare  a  meno  d’immaginare: si  vede  l’arrivo  dell’autunno  come  un  incedere  lento  ma  senza  timori; si  vede  la  prima, vera  sofferenza  del  sole, malato  eppure  incline  a  non  svanire. E  si  vedono  i  pomeriggi   scorrere  attraverso  il  moltiplicarsi  delle  ombre, ma  senza  tristezza, sempre  col  sorriso, sempre  con  tanta  consapevolezza. Così  ci  si  sente  più  saggi, tesi  a  intrecciare  passato  e  presente, ad  amare  stanze  chiuse  e   vetri  umidi  di  pioggia, a  scrutare  l’orizzonte  in  attesa  dell’ignoto, a  lasciarsi  rapire  dalle  prime,  caute  nebbie  del  mattino.

A  settembre, l’attesa  è  uno  strano  groviglio  di  pensieri. Non  si  può  fare  a  meno  d’immaginare, non  si  può  fare  a  meno  di  essere  felici.

Di pioggia e novembre

Oltre  le  finestre, d’improvviso, cala  la  sera. Pomeriggi  brevi – e  subito l’abbraccio  delle  tenebre.  È  la  pioggia  a  renderle  più  scure, dense, talvolta  minacciose. È  la  pioggia  ad  accompagnare  i  passi  sull’asfalto  duro, a  devastare  foglie agonizzanti, a  entrare  con  forza  nei  pensieri.

È  la  pioggia  di  novembre –  e  l’immutabile   serenità  d’una  stanza  illuminata.

Sono giornate

Sono  giornate  miti, di  una  bellezza  che  trascende  ogni  possibilità  di  descrizione: le  mattine  grigie  ci  ricordano  che  è  autunno  e  i  pomeriggi  pieni  di  luce  ci  raccontano  che  ottobre  è  un  mese  ricco  di  sfumature, delicato  e  complesso  come  pochi. Un  mese  che  entra  nell’anima, che  seduce  con  grazia, che  non  conosce  ostentazione. Saggio, un  po’  introverso, generoso, consapevole, sereno  anche  nei  tormenti.

Sono  giornate  miti  persino  quando  piove – e  le  notti  sembrano  troppo  scure.

Di luce e d’autunno

Il  sole  di  certi  primi  pomeriggi  è  un  segno  distintivo  del  passaggio  alla  nuova  stagione: un  sole  sereno, deciso  eppure  calmo, che  inonda  di  luce  ogni  cosa  ma  senza  abbagliare. In  ciò  autunno  e  primavera, quando  stanno  lentamente  arrivando, si  assomigliano.

Tuttavia, un  osservatore  attento  riesce  a  notare  una  sottile  differenza: mentre  il  sole  d’inizio  primavera  è, nonostante  la  sua  delicatezza, quasi  trionfante  e  orgoglioso, la  luce  del  primo  autunno  è  leggermente  smorzata  anche  quando  il  sole  splende  con  generosità.  L’autunno  è  più  timido  della  primavera  e  i  suoi  passi  sono  sempre  un  po’  incerti: anche  in  questo  forse  risiede  il  suo  inarrivabile  incanto.

Pomeriggi estivi

Certi  pomeriggi  estivi, specialmente  di  domenica, sono  particolarmente  silenziosi: le  strade  deserte, le  finestre  chiuse, il  cielo  immobile. È  il  saggio  silenzio  di  chi  sa  di  dover  risparmiare  le  forze  durante  le  ore  più  torride  e  ostili. Ma  è  anche  il  silenzio  di  chi  guarda  lontano, oltre  l’orizzonte  opaco  invaso  dall’afa, per  inventare  speranze, afferrare  anni  remoti, prepararsi  a  un’altra  stagione.

D’autunno, certi  silenzi  pomeridiani  sono  lievi  ombre  malinconiche  ma  affettuose,  che  regalano  un  misterioso  senso  di  pace  e  forse   una  strana rassegnazione. D’estate, invece, alcuni  silenzi  sono  pause  opprimenti  e  quasi  forzate, in  attesa  che  la  vita  torni  a  scorrere  con  i  suoi  ritmi  consueti – in  attesa  che  giungano  il  vento  e  la  pioggia  a  regalare  il  respiro.

 

(Nell’immagine  il  dipinto  Il  pergolato, di  Silvestro  Lega)

Giugno

Con  il  primo  giugno  inizia  l’estate  meteorologica  e  i  pensieri, inebriati  dal  sole   caldo  ma  ancora  clemente  e  dalla  luce  che  inonda  i  lunghissimi  pomeriggi, volano  altrove, danzando  fra  il  passato  remoto, il  presente  e  un’infinità  di  sogni  a  colori.

Il  desiderio di  correre, di  muoversi, d’inventare  è  sempre  lo  stesso, sempre  quello  bizzarro  e  un  po’  scomposto  dell’adolescenza, in  cui  giugno  sembrava  la  porta  per  il  paradiso, la  via  verso  la  libertà.  Tornano  in  mente  i  sentieri  di  montagna  silenziosi  ma  sorridenti, le  lunghe  passeggiate  all’ombra  di  alberi  alti, le  soste  nei  campi  dorati  dominati  dal  cielo   pigro,  allegro  e  un  po’  sornione. Era  un  altro  giugno, era  un’altra  estate, erano  altre  fantasie. Eppure  tutto  è  ancora  qui, vivo  a  dispetto  degli  anni  che  fuggono  via, come  se  avesse  una  forma  e  una  consistenza  propria  che  nulla  potrà  mai  scalfire.

I  campi  di  grano, i  papaveri  felici  al  sole, le  parole  mai  pronunciate: era  un’altra  estate, ma  pretende  ancora  di  essere  ascoltata.