Il narcisista patologico

Il narcisismo patologico è un disturbo di personalità molto grave. Però non si può curare, perché chi ne è affetto nega di avere problemi. Quindi il narcisista patologico continua a fare danni immensi finché campa. Anzi, è più corretto dire che il suo scopo primario, nella vita, è quello di danneggiare gli altri il più possibile per puro sadismo: soltanto così, infatti, il narcisista sente di valere qualcosa, soltanto così alimenta il suo povero ego malato, l’ego di una persona che, nella sua interiorità, ha lo spessore di una carta velina. Il narcisista patologico, in sintesi, è un miserabile.

Naturalmente un narcisista patologico ha enormi opportunità di carriera, se s’impegna, perché la sua patologia è una condizione che spesso rende possibile il raggiungimento di ottime posizioni socio-economiche, per le quali occorrono qualità come queste: infinito egoismo, arroganza senza limiti, incapacità di provare empatia, desiderio feroce e assillante di sentirsi superiore agli altri, totale amoralità, invidia come compagna costante. In politica i narcisisti patologici abbondano, ma qualcuno riesce a distinguersi dagli altri, qualcuno riesce a raggiungere vette tali da assurgere al ruolo di autentico caso umano e psichiatrico. Roba da TSO, insomma.

Mi fermo qui.

In ricordo di Giacomo Matteotti

Novantasei anni fa – il 10 giugno del 1924 – Giacomo Matteotti, deputato socialista, fu rapito da una squadra di fascisti e ucciso. Il 30 maggio aveva denunciato, con un discorso alla Camera, le irregolarità delle elezioni avvenute il 6 aprile, caratterizzate da brogli, intimidazioni e violenze. Non si può e non si deve dimenticare.

Referendum: due parole sulla democrazia

Brevemente, ma  occorre  scriverlo: in  una  democrazia  degna  di  questo  nome, nessun  politico  dovrebbe  mai – sottolineo  mai – invitare  i  cittadini  all’astensione.

Lasciamo  da  parte  la  faziosità  da  stadio  per  la  quale  certi  elettori  sono   sempre  d’accordo  con  gli  individui  del  proprio  partito  o  del  proprio  schieramento  politico  preferito, perché  qui  si  tratta  di  capire  i  fondamenti  della  democrazia, evitando  atteggiamenti  acritici: in  democrazia – va  ripetuto – nessun  rappresentante  delle  istituzioni  degno  di  questo  nome  dovrebbe  permettersi  di  invitare  all’astensione. Che  sia  Renzi  o  Berlusconi  o  Gatto  Silvestro  o  la  Fata  Turchina  o  mia  nonna  in  carriola.

Detto  questo, è  chiaro  che  i  cittadini  siano  poi  liberi  di  votare  o  meno.

Il pensiero politico altomedioevale (1)

All’origine  del  pensiero  politico  altomedioevale  si  colloca  il  passaggio  del  cristianesimo  da  culto  clandestino  a  religione  ufficiale  dell’Impero  romano. Tale   passaggio  è   sancito  dall’Editto  di  Tessalonica (380), emanato  dall’imperatore  Teodosio. Si  tratta  di  un  fatto  di  grande  rilievo perché, da  questo  momento,  la  Chiesa  inizia  ad  assumere  un  vero  e  proprio  ruolo  politico. Ciò  comporta  il  suo  progressivo  allontanamento  dallo  spirito  che  aveva  animato  le  prime  comunità  cristiane, uno  spirito  permeato  da  ideali  di  povertà  evangelica, uguaglianza  e  giustizia.

Sul  piano  della  riflessione  teorica, il  ruolo  istituzionale  assunto  dalla  Chiesa  implica  l’emergere  del  problema  centrale  del  pensiero  politico  altomedioevale, quello  relativo  al  rapporto  fra  i  poteri  temporale  e  spirituale.

Nei  150  anni  circa  che  seguono  la  morte  di  Teodosio, il  vescovo  di  Roma  consolida  la  propria  egemonia  sulla  cristianità,  soprattutto  perché  la  fine  dell’Impero  romano  d’Occidente  apre  un  vuoto di  potere  che  consente  alla  Chiesa  buoni  margini  di  manovra  politica. In  un  mondo  in  rovina, caratterizzato  dalla  perdita  delle  possibilità  materiali, dallo  sfacelo  delle  forme  del  vivere  civile  e  dall’impotenza  di  fronte  alle  invasioni  delle  popolazioni  barbariche, la  Chiesa  riesce  a  svolgere  una  funzione di  potere  “supplente”.

Con  il  crollo  definitivo  della  parte  occidentale  dell’Impero (476), la  più  grande  autorità  temporale  rimasta  sulla  scena – l’unica, cioè, a  configurarsi  come  ovvia  interlocutrice  della  Chiesa –  è  quella  dell’imperatore  di  Costantinopoli, che  si  erge  a  rappresentante  di  Dio  in  Terra  anche  a  proposito  delle  questioni  riguardanti  la  sfera  spirituale.  In  tale  situazione,   il  primo  a  porsi  esplicitamente  il  problema  del  tipo  di  rapporto  che  dovrebbe   sussistere  fra  i  due  poteri  è, sul  finire  del  V  secolo, Gelasio I (492-496).  Il  papa, a  scopo  soprattutto  difensivo, ossia  per  proteggersi  da  eventuali  ingerenze  dell’imperatore  bizantino,  elabora  la  teoria  del  dualismo  dei  poteri, secondo  cui  ciascuno  dei  due  poteri  è  autonomo  e  superiore  all’altro  nella  propria  sfera  di  competenza, mentre  è   sottomesso in  quella  che  non  gli  appartiene. Tuttavia, per  Gelasio  il  potere  spirituale  è  più  importante  di  quello  temporale  perché  gravato  da  una  responsabilità  maggiore, visto  che  i  sacerdoti  dovranno  rispondere, nell’aldilà, anche  dei  comportamenti  che  i  sovrani  hanno  tenuto  sulla  Terra.

Se  il  dualismo  dei  poteri   evoca, più  o  meno, l’ottimistico  scenario  di  due  autorità  distinte  che  riescono  a  convivere  in  maniera  pacifica,  senza  che  l’una  interferisca  nelle  decisioni  dell’altra,  nel  concreto  svolgimento  della  pratica   politica   le  cose  vanno  invece  diversamente. Infatti, a   mano  a  mano  che  procede  la  cristianizzazione  dei  nuovi  Regni  romano-barbarici,  sorti  dalle  macerie  dell’Impero  occidentale, i  due  poteri  tendono  sempre  più  a  confondersi  fino  a  giungere, col  tempo, all’assorbimento  del  diritto  dello  Stato  entro  quello  ecclesiastico.

Già  con  Gregorio  Magno (590-604)  si  assiste  a  una  decisa  rottura  del  precario  equilibrio  stabilito  dal  dualismo  gelasiano: nei  suoi  rapporti con  il  sovrano  d’Oriente  Gregorio  rispetta  la  distinzione  dei  poteri, mentre  nei  confronti  dei  nuovi  Regni  romano-barbarici  afferma  esplicitamente  la  supremazia  del  potere  spirituale, arrivando  a  sostenere  che  i  sovrani  temporali  hanno  il  compito  di  difendere  i  buoni, ossia  i  cristiani, dai   cattivi. In  altri  termini, i  sovrani  temporali  altro  non  sono, per  Gregorio  Magno, che  una  sorta  di  braccio  armato  della  Chiesa.

(continua)

Imbarazzo nel gazebo

gazebo
Era una splendida giornata d’agosto e mi trovavo in vacanza in montagna. Ogni giorno frequentavo un parco in cui, oltre alle solite panchine, c’era anche un bel gazebo, e quel pomeriggio particolare decisi di sedermi proprio lì, contenta di ammirare dall’alto il paesaggio tutt’intorno.
Dopo poco tempo, un uomo venne a sedersi accanto a me e, non ricordo più come, iniziammo a parlare di politica. Dopo circa dieci minuti, giunse un altro signore e si unì con interesse alla discussione. Trascorse poi un altro po’ di tempo e si avvicinò una terza persona, che subito s’inserì nella conversazione.
Tutta presa dall’argomento, non mi accorsi che il gazebo si era progressivamente riempito. Così, quando finalmente mi guardai intorno con attenzione, rimasi sconcertata e mi sentii in estremo imbarazzo perché nel gazebo c’erano ben dieci uomini, mentre l’unica appartenente al genere femminile ero io. 😳

(La foto è tratta da qui)

Battute “politiche”


Fa caldo, è estate, abbiamo tutti bisogno di svago e di sorridere un po’. Ecco allora qualche barzelletta.

Un politico molto basso sta facendo un comizio quando dalla folla si sente un grido:
– A nano!
Il politico, adirato, si guarda un po’ in giro ma continua il suo comizio. Poco dopo, si sente ancora la voce:
– A nano!
L’oratore, sempre più arrabbiato, guarda verso il pubblico ma non riesce a vedere chi è stato e continua il suo discorso. Ancora una volta si sente la solita voce:
– A nano!
A questo punto il politico, inferocito, interrompe il comizio e urla:
– Mi rivolgo a quella persona che mi sta offendendo, ricordandogli che io ho un figlio alto un metro e ottanta!
– A nano cornuto!! 😀

***
Due ragazzi frequentano insieme la Facoltà di Scienze Politiche, poi entrambi intraprendono la carriera politica. Dopo un po’ di anni il primo va trovare il secondo. Questi ha una casa enorme, con tre macchine, autista, piscina e campi da tennis:
– Senti un po’, ma come hai fatto?
– Eh, beh, sai… sono diventato assessore ai lavori pubblici.
– Beato te! Con lo stipendio che ho io altro che una casa come questa!
– Beh, vuoi sapere come si fa? La vedi quella strada che passa là in fondo?
– Si.Perché?
– E’ bastato farla un po’ più stretta, un po’ più corta…
– Ah, ora ho capito!
Dopo un paio di anni si ritrovano a casa di quest’ultimo, che ha addirittura un’immensa villa con campo da tennis, piscina e un parco macchine esagerato. L’assessore allora, tutto stupito, dice:
– Porca miseria! Sei ancora più in gamba di me! Ma come hai fatto?
– Vedi la strada là in fondo?
– No.
– Appunto! 😀

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Ricetta del “Pollo alla socialista”: prima di tutto bisogna rubare un pollo. 😈