Passaggio a novembre

Ottobre  se  ne  va  piangendo, quasi  disperato. E,  come  sempre,  è  stato  troppo  breve, almeno  per  chi  lo  ama  intensamente  e  ne  apprezza  le  infinite  sottigliezze.  Ma  ottobre  è  anche  uno  stato  dell’anima, un  modo  di  pensare, un  brivido  che  percorre  il  corpo  e  la  mente  lasciando  una  traccia  indelebile  dietro  di  sé, come  a  voler  resistere  a  dispetto  di  tutto.

Novembre  è  l’autunno  che  non  teme  più  di  ferire  e  lacerare. Ottobre  suggerisce, invita, sussurra, svela  e  nasconde  nello  stesso  tempo; novembre  racconta  con  voce  pacata  ma  chiara, mostra  i  suoi  dolori  apertamente,  non  ha  più  nulla  da  temere.  Eppure  è  dolce  persino  nelle  mattine  più  gelide, quando  il  cielo  è  stremato  dalla  tristezza  e  gli  alberi, ormai   spogli,  sembrano  chiedere   pietà   a  chi  passa  indifferente.

Alla fine di gennaio


Ho trascorso circa tre quarti d’ora a cercare immagini di dipinti ottocenteschi, perdendomi fra colori e atmosfere ma senza decidermi. In realtà avevo quasi scelto, quando una voce interiore, saggia e cortese, mi ha consigliato di fermarmi. Arriva sempre un momento in cui occorre fermarsi per riordinare le idee, recuperare la necessaria lucidità e attendere che le ombre, almeno quelle più cupe, svaniscano.

Queste giornate di fine gennaio sono sempre freddissime. Tuttavia, sembra che il gelo non impedisca ad alcuni di uscire a quest’ora: dalla strada, infatti, arrivano grida e risate. Il divertimento del venerdì sera prosegue nonostante l’inverno e il copione è sempre lo stesso. Assistendo al ripetersi dei medesimi riti, sulla medesima via e stagione dopo stagione, si ha l’impressione che nulla cambi mai. Eppure qualcosa dovrà mutare.

Gennaio se ne sta andando, terribile come sempre, col suo volto severo e gli occhi duri di chi non riesce a provare alcuna pietà. Ma quasi non l’ho vissuto perché l’ho sentito fuggire via in fretta, e l’ho guardato con freddo distacco, addirittura con una punta di disprezzo. Ormai neppure gennaio riesce a colpirmi. Questa è la prova che gli anni non sono trascorsi invano.

Di foglie cadute


Lo chiamerei umore di pioggia e di foglie cadute troppo in fretta.
L’aria è incerta: scompare per riapparire sempre più stanca e poi torna a nascondersi. Si ha l’impressione che il cielo non conosca pietà né misericordia.

Umore di pioggia e di foglie cadute troppo in fretta e di consapevolezze che non lasciano respiro.