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Posts Tagged ‘pianura’

Siamo  nel  pieno  del  caldo  torrido. Giugno  sembra quasi  sfaldarsi  sotto  il  peso  insostenibile  dell’afa, della  mancanza  di  vento, del  cielo  troppo  bianco  per  essere  gradevole, della  pianura  che  appare  più  squallida  e  insignificante  del  solito. Perché  non  vi  è  alcuna  bellezza  là  dove  manca  la  possibilità  di  respirare.

Allora  tornano  in  mente  le  colline  e  le  montagne, con  i  loro  profili  immobili  e  sereni, con  quel  senso  di  pace  e  di  libertà  che  regalano  in  qualsiasi  momento  del  giorno. E  torna  alla  mente  lo  sguardo  perso  a  contemplare  l’orizzonte  e  poi  il  cielo, quel  cielo  che  non  è  mai  monotono  e  incolore  ma  azzurro  sfolgorante, quel  cielo  che  appare  immenso  ma  senza  infondere  alcun  timore – come  fosse  un  abbraccio  da  un  altro  mondo.

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Tutti  gli  anni, quando  arriva  l’estate, la  prima  parola  che  mi  viene  in  mente   è  libertà. Il  sole  e  le  giornate  lunghissime, unite  ai  discorsi  sulle  imminenti  vacanze, evocano  immagini  colme  di  spensieratezza, di  pace, di  colori  forti  e  decisi. Le  mura  di  casa  cominciano  a  diventare  soffocanti, la  pianura, squallida  e  malsana, è  un  luogo  da  abbandonare  almeno  per  alcuni  giorni  e  le  ansie  sono  un  fardello  da  gettare  via  senza  rimorsi. Per  essere  finalmente  liberi, per  inebriarsi  di  luce  e  di  nuovi  orizzonti. È  il  momento  della  dispersione, delle  frivolezze, dei  giochi  con  la  vita, del  disimpegno.

Eppure  anche  l’estate, come  le  altre  stagioni, ha  i  suoi  silenzi, i  suoi  momenti  di  quieto  raccoglimento. I  silenzi  d’estate  accompagnano   il  primo  pomeriggio, quando  le  strade  roventi  per  il  caldo  sono  quasi  vuote  e  l’afa  impone  una  lentezza  altrimenti  sconosciuta. Spesso  sono  silenzi  in  vista  della  festa, del  divertimento, dell’allegria  e  dello  svago:  sono  privi  di  solennità, a  tratti  persino  fatui,  oppure  monotoni  nella  loro  superficialità. E  quando  sono  invasi  dai  ricordi, non  raggiungono  mai  l’enigmatica  e  struggente  profondità  dei  silenzi  autunnali  o  la  rigorosa   severità  di  quelli  invernali, ma  conservano  sempre  la  loro  leggerezza, una  leggerezza  che  talvolta   diventa  indifferenza.

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Eccessi d’estate

quercia
Troppa afa, troppo calore, troppi odori molesti. Impossibile respirare. L’estate riesce a fiaccare, a rallentare i riflessi, a offuscare la mente, ad annoiare.

L’estate è uno splendore quando è possibile disporre del proprio tempo a piacere, senza obblighi, per dedicarsi solo al riposo e al divertimento, per raggiungere spazi verdi e infiniti, per sonnecchiare sotto alberi quieti, immobili e sereni nonostante l’invadenza del sole. L’estate è uno splendore quando si può abbandonare la pianura a giugno e tornare in città tardi, a settembre, poco prima dell’autunno. Ma questo, purtroppo, è un privilegio di pochi.
E allora l’estate diventa un flagello, una prigione, un’oppressione. Con i suoi eccessi furiosi, in città l’estate è quasi un castigo, una feroce condanna.

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