Sulle rose

bouquet rose

Ci  piacciono  sempre, in  ogni  modo: superbe  e  maestose  nei  giardini  di  maggio  accarezzati  dal  sole  mite  e  compiacente; oppure, raccolte  in  vasi  di  porcellana, sensuali  ed  enigmatiche  accanto  a  finestre  attraversate  dalla  luce  del  tramonto.

E  le  amiamo  anche  umide  di  pioggia,  straziate  dal  vento  improvviso  di  giornate  furiose  o  durante  l’agonia  di  petali  sfioriti  e  stanchi. Le  amiamo  nel  loro  splendore  e  nella  loro  decadenza, inebriati  da  quell’incanto  di  profumi, colori  e  forme  che  rimandano  all’Altrove. Troppo  belle  per  appartenere  a  questo  mondo,  le  rose  sanno  d’infinito, di  eterno  – e  insondabile  mistero.

L’impensabile


Mi piacciono le scatole perché bisogna aprirle. Lo so, quest’affermazione può sembrare bizzarra, ma non lo è, almeno dal mio punto di vista.
Non che io ami tutti i tipi di scatole: ad attirarmi sono quelle decorate, rallegrate da fiori e da colori che richiamano la primavera o l’autunno, a seconda dei casi. È la sfrontata disinvoltura di un’immaginazione prepotente, che talvolta rifiuta i confini della ragione, a farmele apprezzare. Quando le guardo, ai miei occhi non appaiono come semplici scatole ma come oggetti magici, che celano contenuti interessanti e segreti che attendono di farsi scoprire.

Si apre la scatola e si può trovare l’impensabile: un fazzoletto dimenticato da chissà quanto tempo, un merletto ingiallito, una lettera scritta a mano, un foglio bianco, alcuni petali di rose ormai secchi, una cartolina firmata da uno sconosciuto. E poi, quando si è fortunati, la nebbia d’autunno, il mormorio del vento e persino qualche fiocco di neve.

(L’immagine è tratta da: http://www.magiedarte.it/SC-05.jpg)

Una sola rosa

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Voglio che sia una sola rosa, ma splendente di vita. Voglio che sia in un pomeriggio di sole e di vento, con la pace nel cuore.
Voglio che muoia quando sarà il momento, a riempire il tappeto di petali e a inondarlo del tuo profumo intenso.