Tracce di novembre in città e in campagna

Il primo giorno di novembre ci ha regalato nebbia e oscurità, come a voler suggerire che la stagione sta entrando nella sua fase intensamente malinconica e misteriosa: è l’autunno profondo, l’autunno che non dissimula i suoi tormenti interiori. Ho approfittato del giorno festivo per camminare fino in campagna, in località Saliceta san Giuliano, arrivando fino alla piccola chiesa del borgo. Il percorso è stato lungo, ma ne è valsa la pena perché il foliage è ora nel suo massimo splendore.

Per arrivare a Saliceta ho attraversato una parte del parco Amendola sud, che frequento raramente perché non mi piace molto; stamattina, però, era incantevole grazie all’atmosfera brumosa e al giallo delle foglie. Ho compreso subito che sarebbe stato opportuno fissare certi contrasti cromatici prima che fosse troppo tardi:

Ed eccomi verso Saliceta, dopo aver percorso via Panni. La campagna è piatta e monotona:

Qui sono accanto alla chiesa. Si avverte il distacco dal paesaggio urbano:

La chiesa è molto piccola e semplice. Non sono entrata perché c’era una funzione religiosa e si sentiva cantare: non mi sembrava il caso d’introdurmi e mettermi a fotografare. A causa del fitto passaggio di automobili lungo la stradina davanti alla chiesa, non ho potuto fotografare ogni angolo né riprendere tutto l’edificio – farmi ammazzare per scattare foto no, non se ne parla proprio. Perciò bisogna accontentarsi di queste due immagini:

E desiderare

C’è quel sole pallidissimo, forse soltanto un’idea di sole, una pennellata lieve e incerta; e poi c’è il fango e quel sentiero duro, tutto crepe e dossi – ostile.

Non si comprende dove vada l’inverno, quale sia il suo percorso, pochi passi rapidi a fuggire via persino dai pensieri. E desiderare che non finisca, che ci sia ancora posto accanto alla finestra, nel salotto buono che accoglie tutta la nostra stanchezza – e fuori, che resti fuori l’indifferenza.

Chiacchiere in libertà


Mentre l’inverno impazza e, secondo le simpatiche previsioni del tempo, un freddo siberiano sta per abbattersi su di noi senza troppi complimenti, qui si continua a scrivere.

La vita del blogger, tutto sommato, è dura ma ricca di gratificazioni. Il blogger, novello filosofo stoico, affronta ogni problema e calamità naturale – come, ad esempio, il terremoto – continuando a scrivere con coraggio e abnegazione. Scrive nonostante le scosse, di assestamento e non, nonostante dolori vari e impegni altrettanto eterogenei; il blogger scrive a qualsiasi ora del giorno e della notte, nei ritagli di tempo, mentre fuori piove o c’è il sole, mentre squilla il telefono o giungono fastidiose urla dalla strada. Il blogger fatica, si sacrifica, inventa, produce, gioca, scherza, si ribella, riflette, sogna, s’assopisce, si arrabbia, si diverte, sorride.
Talvolta, il blogger non vuole seguire un filo logico, almeno all’apparenza, ma preferisce lasciarsi trasportare dalla corrente dei pensieri e scrivere anche sanissime sciocchezze, senza le quali, del resto, non esisterebbero le cose serie. Ecco, oggi mi dedico alle sanissime sciocchezze.

Tempo fa, parlai qui di una telenovela che fui costretta a vedere mentre, da ragazzina, mi trovavo in vacanza a casa di mia nonna. La telenovela era Bodas de odio, serie messicana romantica la cui protagonista, innamorata di un tenentino povero e non gradito alla sua spocchiosa famiglia, è obbligata a sposare un uomo ricco che, almeno all’inizio, detesta.

Ebbene, c’è una scena della telepolpetta in questione che non dimenticherò mai. Il tenentino, ingiustamente rinchiuso nelle patrie galere dai parenti cattivi della protagonista, riesce a fuggire e cerca di rintracciare la sua bella Magdalena, sfidando ogni pericolo. Uscito dal carcere con moto uniformemente accelerato e con gli abiti a brandelli, per rivestirsi ruba un fagotto a una contadina che sta lavando i panni in un bel corso d’acqua.

Ora, trattandosi di telenovela, cioè di finzione, ci si aspetta che al tenente tocchi in sorte di rubare un vestito vagamente decente, considerando che si pretende di farlo passare per il grande amore romantico della bionda protagonista. Perciò grandissimo è stato il mio – e non solo mio – sgomento nel vedere che il nostro eroe, in preda all’ansia e al fuoco della passione, si presenta in cerca di Magdalena indossando una tremenda tutona bianca sformata in stile superpippo, con annessa un’inutile alta fascia in vita. Ai piedi – orrore! – inguardabili sandali.

Il quadro che ne esce è così desolante che la telespettatrice media si chiede per quali reconditi motivi Magdalena si sia innamorata di costui. A quel punto, è inevitabile tifare per un rapido ritorno in carcere del tenente, con l’aggiunta della pena dell’ergastolo per essere certe di non rivederlo mai più; inoltre, è anche inevitabile tifare per il marito che la donna è costretta a sposare, visto che la produzione della telenovela ci ha almeno risparmiato lo choc di mostrarcelo abbigliato in superpippo.

Io poi credo che questo episodio mi sia tornato in mente perché, poco fa, ho tolto dallo stenditoio i panni lavati ieri e così, avendo piegato alcuni pigiami, la mia mente ballerina e in cerca d’immagini comiche ha fatto questa dotta associazione: pigiama/superpippo.

E dopo queste chiacchiere, mi ritiro buona buona in castigo e in un angolo, coprendomi il volto per il rossore e giurando che questo post è solo un incidente di percorso. Fino al prossimo, è ovvio: la vita, infatti, è colma d’incidenti di percorso. 😀