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Posts Tagged ‘pausa’

Il  pomeriggio  è  lungo, tipicamente  primaverile. Il  pomeriggio  è  lungo, luminoso, quieto,  ma  d’improvviso  attraversato  da  una  lieve  incertezza, da  un  mutamento  dell’umore  nel  quale  si  riconosce  uno  dei  volti  più  belli  di  aprile. Non  si  tratta  dell’incertezza  autunnale, quella  che  prelude  alla  comparsa  di  ombre  scure  e  dolenti; questa  è  un’esitazione che  sa  di  timidezza  o  di  lieve  stanchezza  o  forse  di  timore. Ma  senza  drammi, senza  tristezze, senza  il  buio  di  profondità  inesplorate.

È  uno  dei  quei  momenti  che  rendono  aprile  un  mese  speciale, diverso  dagli  altri: la  luce  se  ne  sta  andando  adagio, mentre  nella  stanza  si  accentua  qualche  ombra. Tutto  sembra  parlare  di  una  pausa, di  un  istante  di  quiete  o  persino  di  interi  minuti  di  silenzi  e  di  pacatezza. E  vi  è  qualcosa  di  sfuggente, qualcosa  di  elusivo  in  questa  atmosfera  indefinibile – né  malinconica  né  allegra, chiara  e  scura  nello  stesso  tempo.

Poi  si  avvertono  tuoni, tuoni  in  lontananza, anch’essi  incerti, vaghi  o  forse  soltanto  riguardosi. Aprile  ci  sta  ricordando  che  sempre, in  qualsiasi  stagione, giunge  il  momento  in  cui  è  bene  ritirarsi, chiudere  alcune  porte, tacere.

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Un po’ di pazienza

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Arrivo, arrivo. Il  fatto  è  che, a  Pasquetta, mi  sono  ammalata: forte  mal  di  gola, forte  mal  di  testa, febbre, dolori  alle  ossa. Un’infreddatura  coi  fiocchi, insomma, dopo  che  l’avevo  felicemente  scampata  durante  la  stagione  invernale. E  non  sono  ancora  del  tutto  guarita, anche  se  sto  molto  meglio. Il  lato  positivo  di  questo  doloroso  e  prolungato  malessere  è  che  ho  dovuto   riposarmi, cosa  di  cui  avevo  un  gran  bisogno.  Intanto, buona  domenica  ai  lettori  del  blog. 🙂

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Il  tempo  passa  in  fretta  e  una  pausa  di  dieci  giorni  sembra  soltanto  un  frammento  rubato  all’infinito. Talvolta  non   scrivo  non  per  mancanza  d’argomenti, ma, al  contrario,  per  sovrabbondanza  d’idee  e  pensieri,  o  per  un  eccesso  di  pudore  e   discrezione; poi  ci  sono  anche  quei  momenti  molto  bizzarri  in  cui  si  è  afferrati  da  un  certo  non-so-che  paralizzante. Forse  indecifrabile, forse  no.

Sono  meravigliose  giornate  di  primavera, queste; sono  giornate  di  una  mitezza  che  scalda  il  cuore, che  induce  a  pensieri  dolci, che  fa  emergere,  dalle  profondità  oscure  dell’anima,  infantili  desideri  di  corse  all’aria  aperta, di  risate  scomposte  nei  prati  colmi  di  vita, di  emozioni  nuove. Con  la  primavera, l’adolescente  che  si  cela  in  ciascuno  di  noi  alza  la  voce, chiede  di  essere  ascoltato, s’impone  con  ingenua  prepotenza  senza   ammettere  rifiuti. Spesso  madamigella  Saggezza  interviene  per  farlo  tacere, per  ricondurlo  con  fermezza  al  suo  posto, là,  nell’oscurità  di  quelle  memorie  cui  non  si  vorrebbe  attingere; ma  l’adolescente, si  sa, non   obbedisce, si  ribella, s’indispettisce, non  tollera  freni. Così,  madamigella  Saggezza  non  ne  esce  sempre  vincente: talvolta  deve  cedere  e  lo  sfrenato  adolescente  si  scatena.

In  fondo  è  giusto  così. Quando  la  vita  chiama  bisogna  rispondere, e  la  primavera  è  una  formidabile  amica  che  ci  risveglia,  facendoci  riscoprire  forze  ed  energie  sopite.

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Ore  16:48. Con  una  tazza  di  tè  bollente  e  una  fetta  di  ciambellone  accanto, inizio  a  scrivere  questo  post. Il  sole  è  tramontato  e  fra  non  molto, oltre  la  finestra, sarà  tutto  buio. Intanto  il  blog  ha  assunto  l’aspetto  tipico  del  periodo  festivo: poverino, deve  tirare  la  carretta  anche  lui, adeguandosi  non  solo  ai  cambiamenti  di  stagione  ma  anche  alle  varie  feste  che  spezzano  il  ritmo  dell’anno. In  altri  termini, pure  il  blog  lavora, si  dà  da  fare, si  affanna  per  allietare  il  più  possibile  chi  si  troverà  a  passare  da  queste  parti.

Ore  16:54. Fuori  si  addensano  ombre, il  giorno  sta  scivolando  via  lentamente. Oggi  il  freddo  è  intensissimo, è  davvero  inverno, inverno  giunto  di  colpo, senza  troppi  preamboli, com’è  tipico  del  suo  carattere  severo  e  aspro. Mentre  scrivo  queste  parole, m’interrompo, bevo  il  tè, guardo  fuori  dalla  finestra: sono  le  16:57  e  le  ombre  appaiono  ancora  più  marcate, di  minuto  in  minuto. Sto  immaginando  che  tipo  d’inverno  sarà: avremo  la  neve? e  quanta? Sebbene  il  sogno  di  molti – anche  il  mio – preveda  l’arrivo  di  un’abbondante  nevicata  il  25  dicembre, la  realtà  non  vuole  saperne: qui  non  ho  mai  visto  la  neve  il  giorno  di  Natale. In  genere, se  si  degna  di  comparire  durante  le  feste, la  neve  comincia  a  fioccare  il  31  dicembre, per  la  tanto  odiata  o  amata  festa  di  S. Silvestro.

Ore  17:06. La  sera  è  calata. Non  è  ancora  buio, ma  manca  molto  poco. La  mia  pausa  sta  per  terminare: ho  i  minuti  contati. Ma  sono  felice  di  averla  trascorsa  su  questo  blog.

Buon  proseguimento  di  giornata  a  tutti. 🙂

P.S. Sono  le  17:10: adesso  è  quasi  buio.

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tea

Per  me  il  tè  pomeridiano  è  uno  dei  riti  più  belli  della  giornata. Però, come  tutte  le  abitudini, risente  delle  stagioni: bere  il  tè  in  un  pomeriggio  d’estate, ad  esempio, è  cosa  ben  diversa  dal  farlo  in  un  malinconico  giorno  d’autunno  o  in  una  gelida  domenica  invernale.

Il  tè  freddo, d’estate, è  soprattutto  un  momento  di  ristoro, necessario, simpatico,  ma  privo  delle  complesse  sfumature  che  investono  questo  rito  in  altre  stagioni:  è  un  intermezzo  un  po’ superficiale, divertente, rilassante, ma  tale  da  non  evocare  profonde  emozioni.

D’autunno, quando  i  pomeriggi  sono  una  danza  di  luci  e  di  ombre  e  si  avverte  il  declinare  del  sole  come  un  abbraccio  avvolgente, la  cerimonia  del  tè  diventa  tutt’uno  con  l’atmosfera  della  stagione: è  una  pausa  languida  e  dolce, un  rallentare  per  meglio  comprendere, un  ponte  che  collega  passato  e  presente, un  intreccio  di  ricordi, gioie  e  malinconie. È  un  commovente  mosaico  di  colori  proprio  come  l’autunno, enigmatico  e  fraterno, tenero  e  forte  nello  stesso  tempo.

D’inverno, il  rito  del  tè  bollente  assume  un  tono  speciale. È  una  risposta  decisa  al  freddo  inclemente  della  stagione, un  momento  di  ristoro  come  avviene  d’estate, ma  con  una  differenza  fondamentale:  d’inverno  la  superficialità  della  stagione  calda  è  assente, e  la  dolce,  timida  profondità  che  investe  il  rito  del  tè  durante  l’autunno  si  trasforma  in  un  intervallo  accompagnato  da  riflessioni  prive  d’incertezze, sobrie, austere, appaganti. Il  senso  di  calore  è  forte, il  piacere  intenso, la  gioia  senza  ombre; ma  vengono  meno  le   vertigini  dell’anima  che  accompagnano  questo  rito  nella  stagione  precedente.

Poi  c’è  la  primavera, l’eterna  adolescente  affamata  d’emozioni  e  d’innocui  divertimenti. Con  lei, la  cerimonia  del  tè  non  può  fare  altro  che  perdere  la  solennità  delle  stagioni  fredde  per  diventare  un  gioco  spensierato  e  allegro, ricco  di  toni  pastello  nei  pensieri  e  di   sogni  senza  capo  né  coda. Ma  talvolta, quando  fuori  piove, raggiunge  un’intensità  strana, che  sa  di  forti  consapevolezze  e  d’inconfessabili  segreti.

So  di  aver  già  affrontato  questo  argomento, sia  pure  in  maniera  diversa. Ma  qui  siamo  in  un  salotto, in  un  piccolo  spazio  concepito  per  conversare  amabilmente,  e,  quando  si  conversa  per  tanto  tempo,  è  inevitabile  tornare  su  certi  argomenti  per  approfondirli, osservarli  da  altri  punti  di  vista, comprenderli  meglio. E  per  saggiare  le  nuove  emozioni  che, a  distanza  di  anni, suscitano  in  noi. Così  vi  chiedo: a  voi  piace  prendere  il  tè? E  come  affrontate  questo  rito? Ogni  racconto, breve, lungo  o  lunghissimo  che  sia, è  gradito.

Intanto, ecco  come  potrebbe  essere  una  bella  pausa  tè  in  primavera: un  sogno  di  fiori  e  di  colori  in  un  giardino  che  ruba  le  sue  fresche  tinte  al  paradiso.

tea spring

(L’immagine  è  tratta  da: http://www.fanpop.com/clubs/yorkshire_rose/images/30734127/title/welcome-english-tea-party-sylvie-photo)

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Ferie

Prima  o  poi  arriva  il  momento  di  staccare  la  spina, per  riposarsi  e  poter  così ricominciare  al  meglio: vado  in  ferie  e  va  in  ferie  anche  il  mio   blog  fino  al  20  agosto.

Buone  vacanze, buon  riposo, buona  pausa  a  tutti. 🙂

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Sedersi


Sedersi, attendere e sognare. Per alcuni è una perdita di tempo e forse persino un peccato. Ma la necessità di una pausa arriva improvvisa ed è impossibile ignorarla. Non importa che sia con la neve d’inverno, col vento di primavera o con le foglie d’autunno: ci si siede e basta, incuranti delle voci e delle assurdità del mondo.
Ci si siede e si pensa e tutto appare chiaro come non mai. Ci si siede e si pensa; e poi è il sorriso di chi non teme più nulla.

(Nell’immagine il dipinto Sogni, di Vittorio Matteo Corcos)

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