E desiderare

C’è quel sole pallidissimo, forse soltanto un’idea di sole, una pennellata lieve e incerta; e poi c’è il fango e quel sentiero duro, tutto crepe e dossi – ostile.

Non si comprende dove vada l’inverno, quale sia il suo percorso, pochi passi rapidi a fuggire via persino dai pensieri. E desiderare che non finisca, che ci sia ancora posto accanto alla finestra, nel salotto buono che accoglie tutta la nostra stanchezza – e fuori, che resti fuori l’indifferenza.

Ancora

Passeggiare sotto la pioggia, mentre le strade sono vuote e il cielo intona un canto disperato, è un abbraccio con la solitudine, la solitudine più amata, quella che si sceglie senza remore.

Lungo la via, gli alberi sembrano brillare con tutta la vivace intensità della primavera, nonostante il vento freddo e il cielo quasi autunnale. Sono momenti rari, questi; sono le sfumature più bizzarre di una stagione che sa confondere, e inebriare, e sorprendere.

E sono ancora gli stessi passi – i miei passi -, quelli di tanti anni fa, quelli sepolti sotto il peso del tempo che s’illudeva di cancellarli. Sono gli stessi passi, quelli che sembrano dover parlare, quelli che non vogliono tacere. In fondo, la pioggia cade anche per questo.

 

Dopo la pioggia

Ottobre  è  l’autunno  privo  di  asprezza, l’autunno  che  non  conosce  rancori, che  non  sa  offendere, che  non  può  ferire. Ottobre  non  è  mai  crudele. Persino  dopo  la  pioggia, quando  il  mondo è  un  garbuglio  di  colori  spenti – sbiadito  acquerello  senza  forma  né  consistenza – ottobre  è  la  quiete  ritrovata, la  pace  assoluta  lungo  viali  trasognati  e  stanchi, immobili  spettatori  di  passi  furtivi, di  pensieri  incerti  e  di  foglie  che  stentano  a  morire.

Il sole di maggio

maggio

Il  sole  splende  senza  insicurezze, sole  di  maggio  pieno  di  vita, allegria  di  tarda  primavera, serenità  priva  di  ombre. Si  vorrebbe  essere  altrove: in  mezzo  a  un  campo  colmo  di  fiori, sotto  alberi  finalmente  esultanti  o  lungo  un  sentiero  a  perdersi  per  ore,  immaginando  altri  spazi  e  ciò  che  non  verrà.  Attraversare  colline  e  colline, attendere  il  tramonto, riconoscere  passi  conosciuti, sentire  parole  mai  udite  prima. Questo  dovrebbe  essere  maggio  almeno  una  volta.

 

Incantesimo di primavera

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C’è  un’atmosfera  di  quieta  attesa  e  di  vaga  sospensione  quando,  all’inizio  di  primavera, il  sole  stenta  a  mostrarsi  e  il  grigiore, che  non  è  quello  prepotente  e  minaccioso  dell’inverno,  se  ne  sta  timido  e  incerto  ad  accompagnare  passi  silenziosi  lungo  le  vie  e  pensieri  destinati  a  restare  nello  scrigno  dei  segreti.

Ci  si  sofferma  allora  a  osservare  il  niente  dell’attesa, ad  ascoltare  l’assenza  di  voci  che  lo  pervade,  a  immaginare  prati  sterminati  e  poi  l’orizzonte: da  là, da  quell’inafferabile  infinito, giungerà  qualcosa, si  aprirà  uno  squarcio, saranno  nuove  parole. Ma  se  anche  fosse  il  nulla, resterebbe  l’incantesimo  di  primavera.

 

 

Di luce e d’autunno

Il  sole  di  certi  primi  pomeriggi  è  un  segno  distintivo  del  passaggio  alla  nuova  stagione: un  sole  sereno, deciso  eppure  calmo, che  inonda  di  luce  ogni  cosa  ma  senza  abbagliare. In  ciò  autunno  e  primavera, quando  stanno  lentamente  arrivando, si  assomigliano.

Tuttavia, un  osservatore  attento  riesce  a  notare  una  sottile  differenza: mentre  il  sole  d’inizio  primavera  è, nonostante  la  sua  delicatezza, quasi  trionfante  e  orgoglioso, la  luce  del  primo  autunno  è  leggermente  smorzata  anche  quando  il  sole  splende  con  generosità.  L’autunno  è  più  timido  della  primavera  e  i  suoi  passi  sono  sempre  un  po’  incerti: anche  in  questo  forse  risiede  il  suo  inarrivabile  incanto.

Gli anni


Il sole del mattino lungo le strade addormentate, la luce malata, l’autunno sfolgorante, i passi rapidi, le immagini che si susseguono nella mente, passato e presente aggrovigliati. Ma un nodo si è sciolto: quel che contava tanto ora non conta più.
Benedetto il gelo, benedetta la consapevolezza, benedetti gli anni che passano.